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Il governissimo con Berlusconi è il simbolo di una politica marcia voluta da certi salotti e certe redazioni

I voti della sinistra con le idee di destra: vecchie strategie, nuovo inciucio. Parliamoci chiaro, il patto del Nazareno è stata una delle pagine più buie della nostra politica. Perché ripeterlo?

Di Luca Telese
Pubblicato il 21 Lug. 2020 alle 14:54 Aggiornato il 21 Lug. 2020 alle 15:21
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Immagine di copertina
Illustrazione: Emanuele Fucecchi

Ci sono un trucco, un mistero buffo e una cosa importante da capire dentro la leggenda del governissimo inciucioso di cui tutti scrivono e in cui nessuno crede. Cominciamo dal trucco: non c’è bisogno di fare sondaggi, per saperlo: pochi o nessuno, tra gli elettori di ogni segno e colore, in Italia vuole questo governo di neo-inciucio. Non lo vogliono gli elettori di sinistra e di centrosinistra, ma – a ben vedere – non lo vogliono nemmeno gli elettori di destra o di centrodestra.

Pochi ricordano che per fare il primo governo con Alfano ci volle una finta commissione di saggi convocata ad arte (dal Colle) per affondare l’alleanza del Bene Comune (che c’era prima in Parlamento dopo le politiche). E pochi ricordano che per favorire l’ascesa del Nazareno (non quello buono evangelico, quello cattivo di Rignano) fu necessario addirittura un coccolone di Bersani, l’accidente che rese possibile la scalata del Pd e l’Opa dei leopoldini su Palazzo Chigi. Adesso pensate a che fastidio per il partito unico della Conservazione ritrovarsi due volte sconfitto, e avere davanti un segretario – Zingaretti – che è sopravvissuto persino al Covid. Sul coccolone non si può contare.

Il patto del Nazareno fu una pagina così oscura della nostra storia politica, che per realizzarlo e stipularlo si dovette fare una riunione di fantasmi. Pensateci: di quel giorno non esiste nemmeno una foto dei convitati, nemmeno una traccia mediatica. Posso dire che l’incontro ci fu perché quel giorno c’ero, in mezzo al gruppone dei giornalisti in attesa, sbracato come una mandria, e spossato, al piano terra del Nazareno. Se Renzi si fosse mostrato insieme al Caimano, il Re Nudo che era, la sua stagione si sarebbe probabilmente conclusa con due anni di anticipo e con molti meno danni per la sinistra e per il paese. Ma il ragazzo era scaltro, era funzionale al partito trasversale della Conservazione e così il Caimano uscì dalle cucine: il patto del Nazareno ha preso il nome di un luogo in cui è avvenuta una riunione di cui non esiste prova. Se non fosse un dramma, sarebbe persino divertente pensarci. Ma solo dopo che vi sarete domandati perché.

E quando vi sarete dati una risposta, capirete qualcosa anche dell’attuale inciucio fantasma. Dopo i trucchi del passato, il primo inganno di oggi, dunque, è l’esatto contrario di quello di ieri: per dar corpo a una cosa che non esiste occorre inventare una leggenda mediatica priva di qualsiasi fondamento e di consenso, ed iniziare a raccontarla freneticamente in attesa che diventi vera. In parole più semplici: quello che sta già accadendo. Il secondo gioco illusionistico è provare a nascondere che questo è un accordo politicamente impossibile: non lo vogliono neanche i leader dei partiti che dovrebbero tenerlo a battesimo. Mentre il presidente del Consiglio che ieri trattava in Europa – Conte – sarebbe addirittura la vittima designata di questo complotto, il premier che tutti indicano come il sostituto ideale – Mario Draghi – non salirebbe su questa barca nemmeno se spinto con le baionette.

Si può dire tutto, della maggioranza che governa l’Italia oggi, ma non certo che sia composta di persone disoneste. Ieri sono rimasto quasi stupito delle parole di Nicola Zingaretti quando a In Onda gli ho chiesto quanto volte abbia parlato nell’ultimo mese con Berlusconi. Mi ha risposto: “Mai. Non lo conosco. Non l’ho mai incontrato. L’ho chiamato una sola volta dopo una intervista”. Era sincero, di una sincerità disarmante. Dopo anni di sparaballe e di cazzari, dopo anni di di bugie e manipolazioni sofisticate, gli elettori del Pd dovrebbero iniziare a considerare l’idea che questa sincerità è un regalo, ma che non è gratis. E che è una bella fortuna (per loro), almeno finché dura. L’ex sindaco che vinse le primarie al grido di “Mai al governo con la Destra!”, invece, non si è fatto mancare nulla, e ha governato sia con Alfano che con Berlusconi. Divertente no? Ed infatti lui il nuovo inciucetto lo vuole, e ci lavora alacremente: è rimasto un re senza Castello, un Giovanni senza terra, privo di potere e consensi. Deve provare disperatamente a far saltare il tavolo, poverino.

Ma questo governo neo-inciucista che vuole Renzi, non lo vogliono – e questo è davvero interessante – nemmeno Matteo Salvini e Giorgia Meloni, ovvero i leader delle forze della destra in ascesa. Non lo vuole nemmeno Mara Carfagna, la più moderata e anti salviniana di Forza Itala. La verità è che non lo vuole nessuno che immagini di avere un futuro, lo vogliono solo le forze del passato, i poteri del passato, i giornali del passato. Tutti coloro che odiano il bipolarismo, i fantasmi, appunto.

Ed ecco che se scopri il trucco puoi iniziare a chiederti anche il perché. Il mistero Buffo è che questo governo che non vuole nessun elettore, e nessun leader, ma ha molti, moltissimi sostenitori entusiasti nei giornali e tra quel che resta delle élites azzerate dalla storia: titoli e titoloni, pagine e pagine, editoriali, appelli, finanziatori e risorse. Persino il padre nobile del Pd, Romano Prodi, ha fatto clamore con una dichiarazione strana: “Il governo deve avere una maggioranza”. E poi con una parola sibillina: “Non c’è nessun tabù”. E infine con una laconica spiegazione: “Con la vecchiaia si diventa più saggi”. Chi è diventato più vecchio? Chi più saggio? Lui o Berlusconi? Mistero.

Forse Prodi pensa che sia lui che Silvio siano ormai più pacificati e soddisfatti. Entrambi pronti al sacrificio, gli ex duellanti, “il Caimano” e “il Mortadella”, che insieme si debbano spendere per provare a fermare (ed imbracare) il cambiamento, sia a destra che a sinistra. Forse è per questo che nel partito del mistero Buffo c’è finito anche la “tessera numero uno del PD” (per autoproclamazione) ovvero l’ingegner Carlo Debenedetti, editore del giornale che deve nascere Domani, l’uomo che ci ha fatto sapere di volere il governo giallorosssoblù (con Forza Italia) pure lui.

E poi c’è anche la nuova direzione del suo ex giornale, La Repubblica. Altro fatto curioso. Un tempo La Repubblica era il quotidiano del ceto medio riflessivo che stava da una parte, adesso è il giornale che sta dall’altra parte, e che spara sul governo quasi ogni giorno, nella speranza che si normalizzi o soccomba. In certi giorni persino il Giornale sembra più moderato, e guai a nominare gli interessi della Fiat, ovviamente, come nella migliore tradizione del chi tocca muore. Se questo governo sottrae il controllo e i profitti di Autostrade a un soggetto privato – per dire – da Foglio a Libero, da La Repubblica al Riformista, ecco il giornale unico della conservazione che insorge e grida alle “nazionalizzazioni venezuelane”, alla “febbre chavista”. La risposta al cambiamento, anche quando è confuso e scomposto, è in questa trasversalità crepuscolare e venefica. Il governo con Berlusconi quindi, non serve a fare qualcosa, ma invece serve proprio per avere una garanzia decisiva. Quella, cioè, che nessuno – a destra o a sinistra – possa fare più nulla.

Il mistero buffo invece è questo: dopo tanti anni passati ad ascoltare gli intellettuali di sinistra chiedere “qualcosa di sinistra”, quando poi un governo fa qualcosa veramente di sinistra, non c’è nessuno che lo scriva o lo dica. Forse perché nessuno più cerca le voci fuori dal coro. Forse perché negli uffici di direzione e nei consigli di amministrazione degli editori non c’è più nessuno di sinistra. Ci sono invece tanti profughi e sbandati, un ceto di orfani riganei, ci sono le scorie di quella destra che salendo sul traghetto della Leopolda si era illusa di poter colonizzare la sinistra. I voti della sinistra con le idee della destra: il cuore dell’inciucio, vecchio o nuovo era e rimane questo. Ecco perché questo governo di mostri era, ed è, una foto di gruppo in cui non può apparire nessuno.

La sinistra che nella Prima Repubblica era piena di intellettuali e di giornali, oggi è – in questo vuoto – una idea politica senza soldi né eserciti, un sentimento collettivo privo di opinion leaders.
Ieri, mentre cercavo di capire qualcosa della battaglia di Giuseppe Conte e di Roberto Gualtieri in Europa, o mentre guardavo andar via da La7 il segretario che non chatta con Silvio Berlusconi, ho messo a fuoco qualcosa di molto importante su questo mistero Buffo: il mondo che chiede e sogna il nuovo inciucetto è tutto radicato nella classe dirigente, in alcune redazioni, in molti salotti e (in questa stagione) anche in alcune bellissime barche. Ha una grande forza di persuasione, può contare su penne e opinionisti arguti. Ma non ha un solo voto.

Ed ecco la cosa più importante da capire, ecco il motivo per cui TPI fa bene ad accendere questo piccolo faro, a non dare nulla per scontato, a smontare con la chiave del meccano la grande impalcatura del nulla su cui si regge la nuova finzione. La cosa importante da capire è che i grandi equilibri di potere che hanno retto questo paese sono definitivamente saltati, e che indietro non si torna. I corpi intermedi che reggevano il consenso unendo il centro e la periferia si sono dissolti. Ecco perché Nicola Zingaretti è un uomo sincero e solo, ed ecco perché Giuseppe Conte è il premier più popolare tra tutti i presidenti del Consiglio degli ultimi anni, malgrado su questo tutti i giornali (e anche i siti che contano) scrivano che è solo “un avvocato di provincia”. Mi è venuto in mente il folgorante aforisma di un ragazzo del secolo scorso: “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro – scriveva Antonio Gramsci – nascono i mostri”. Vero anche oggi. Intendiamoci: i mostri non sono tutti cattivi, o perfidi. Sono mostri, perché figli del caos, perché cresciuti allo stato brado nel vortice del disordine. Il Covid ha accentuato questo terremoto, ha fatto saltare l’ingranaggio della globalizzazione, ha rottamato il turbo-liberismo e il turbo-populismo insieme, ha ucciso il vecchio mondo liberando però un vaso di Pandora.

Questi mostri dunque, sono un partito trasversale di figli dell’ancien régime, di orfani, di avventisti allo sbando, spaventati da qualcosa che non controllano: avevano già deciso che il paese non può stare nelle mani di qualcuno che non è pilotabile, e forse in questo momento sono in crisi perché non sono controllabili né Zingaretti o Crimi, né quello che rappresentano, i loro partiti, ancorché malconci, e soprattutto i loro elettori. Forse questo governo sottovalutato da tutti, e nato un anno fa senza che nessuno nelle vecchie élites ci credesse, fra pernacchie e sputi, si è costruito una sua forza nel rumore drammatico dell’emergenza.

Di certo questo governo è pieno di difetti che sarebbe assurdo negare, è ricco di inesperienze che erano evidenti, e che però sta colmando. Per questo molti pensano che dovrebbe essere tagliato, come si fa per i vini, con il buon vecchio sangue di Forza Italia, o decapitato, come si faceva con la ghigliottina, alla fine di ogni fase della storia francese. Per questo si pensa che il governo dovrebbe essere annacquato o avvelenato, fate voi, sostituito con un mostriciattolo più rassicurante e docile. Ecco perché se uno scopre il trucco, si diverte con il mistero buffo, e capisce persino la cosa importante, alla fine si rende conto che è meglio avere un leader del Pd che non va ad Arcore, che non dice balle, o una leader della destra che non vuole inciuci, e tenersi un governo che sta da una parte. Un governo – magari con dei difetti – che però non accetta trasfusioni di sangue dalla vecchia politica.

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