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Revelli a TPI: “Governissimo con Berlusconi? Certi potentati vogliono la restaurazione per mettere le mani sui fondi europei”

Intervista al politologo Marco Revelli: "C'è un capitalismo che vuole tutto e subito e non sopporta le misure sociali. Mentre a Bruxelles si tratta sugli aiuti europei, questi già pensano a come accaparrarseli. Per loro questo governo non è abbastanza fedele e quindi mirano a farci entrare Forza Italia. Se Conte fallisce il negoziato in Europa l'opzione diventa più concreta. Sarebbe come tornare indietro di 15 anni"

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 20 Lug. 2020 alle 19:00 Aggiornato il 23 Lug. 2020 alle 07:42
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Immagine di copertina
Credit: Emanuele Fucecchi

Da alcune settimane nel dibattito politico italiano si è insinuata l’opzione di un governissimo allargato a Silvio Berlusconi: un esecutivo di solidarietà nazionale, guidato da un premier diverso da Giuseppe Conte e retto da un insieme di forze moderate tra cui Pd, Italia Viva, una parte del M5S, una parte della Lega e certamente Forza Italia. A favore di questa ipotesi si sono espressi, tra gli altri, l’ex premier Romano Prodi, l’imprenditore Carlo De Benedetti e il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana.  Ne discutiamo con il politologo Marco Revelli, che su TPI ha recentemente pubblicato una riflessione in cui definisce la prospettiva del governissimo il sintomo di una “malattia morale e politica”.
Prodi, De Benedetti, Fontana: tre indizi fanno la prova di un tentativo di governissimo con Berlusconi?
Sicuramente. Anzi, di più: costituiscono un fatto politico. Anche perché le voci discordanti sono pochissime. È come se fossimo usciti dal lockdown con una modificazione genetica che ha colpito il sistema di valutazione del nostro universo politico.

Cioè?
Quello che mi colpisce è che questa rimessa in gioco di Berlusconi è totalmente avulsa dalla realtà di ciò che lui è – ed è stato – come persona e come leader politico. Berlusconi condensa in sé nelle sue vicende giudiziarie un rosario di reati che dovrebbero far considerare fuori dall’arena politica chiunque altro ne sia portatore.
In realtà a carico di Berlusconi c’è solo una condanna passata in giudicato: quella per frode fiscale, falso in bilancio e appropriazione indebita nel processo Mediaset.
Vero. Miracolosamente c’è un’unica condanna passata in giudicato. Ma ci sono alcuni procedimenti ancora aperti e altri nei quali Berlusconi è stato condannato in primo grado – o in primo e secondo – e poi si è salvato con la prescrizione grazie a leggi fatte dai suoi governi e dalle sue maggioranze. Berlusconi ha incarnato un modo di far politica inaccettabile in qualsiasi stato di diritto.

Eppure ora è stato sdoganato anche dai suoi nemici giurati, Prodi e De Benedetti.
Uno ne ha rappresentato per diversi anni l’alternativa politica, l’altro ci ha fatto una battaglia quasi mortale in giudizio per salvare il proprio tesoretto. Prodi e De Benedetti fanno da battistrada, ma oggi Berlusconi è di fatto corteggiato da entrambi gli schieramenti: sia il centrodestra sia i giallorossi.
Non è paradossale che tutto questo avvenga adesso che è ai minimi storici in termini di consenso elettorale?
Forza Italia è ai minimi storici, ma – per un gioco di circostanze e per l’insipienza degli avversari – si trova ad essere l’ago della bilancia. Da una parte, può essere la possibile garanzia di sicurezza di una maggioranza di governo molto sottile. Dall’altra, Berlusconi viene corteggiato per poter vincere intanto alle regionali e poi eventualmente alle politiche.

 Su TPI lei ha recentemente descritto queste manovre di governissimo come il sintomo di una “malattia morale e politica”. Che significa?
Che siamo davanti a una politica che ha perso il rapporto con la natura delle cose e che ragiona ormai solo nel presente in base all’utilità di una determinata possibile alleanza o anche solo di una singola mossa. È una malattia morale mortale per la politica, a cui – fra l’altro – anche il sistema mediatico sembra totalmente indifferente.
A chi si riferisce?
Pensiamo per esempio a Repubblica: per molti anni è stata il giornale antagonista di Berlusconi, oggi lo sdogana tranquillamente. Ma anche il Corriere della Sera, il cui direttore (Luciano Fontana, ndr) arriva a dire che Berlusconi indossa i panni del buon padre di famiglia, senza rendersi conto della bestialità che ha detto.

Cosa c’è dietro questi tentativi di sponda?
Una cosa chiarissima: la voglia di cambiare questo governo e di allargare la maggioranza da parte di potentati che considerano il governo  non sufficientemente fedele.
Perché?
Perché non abbastanza rispettoso dei privilegi del potere economico. Lo abbiamo visto nella vicenda Autostrade, dove è subito scattata la solidarietà di classe dei possidenti. Ma anche durante il lockdown: Confindustria spingeva per politiche di riapertura o di non chiusura a scapito della prevenzione.

A cosa puntano questi potentati?
Nel momento in cui Conte si sta battendo a Bruxelles per un flusso di risorse europee, questi già pensano a come accaparrarsele. Ritengono forse questa maggioranza troppo viziata dal peso dei Cinque Stelle, che non sono abbastanza “amici”.
A proposito, lei farebbe ricorso al Mes?
Il Mes non è quel dono gratuito di cui molti parlano: è comunque un debito. A dispetto di quanto si dica e sia stato promesso, non siamo totalmente immuni alle condizionalità, perché nei grandi trattati europei le condizionalità sono previste. Il Mes è uno strumento a cui ricorrere con molta cautela. D’altra parte non è nemmeno l’Armageddon di cui parlano Salvini e Meloni. Ma credo che sia sbagliato insistere su questo prima della conclusione della trattativa sul Recovery Fund: ci indebolisce nel negoziato.

Torniamo al governissimo. Berlusconi rappresenta una voglia di restaurazione?
Assolutamente sì. Una restaurazione all’insegna dell’immoralità. Una restaurazione non solo conservatrice, ma demolitrice della dignità politica del nostro paese.
Chi sono questi “potentati” che la vogliono?
È un capitalismo di ultima generazione: un capitalismo italiano – un po’ straccione, molto finanziarizzato e ampiamente parassitario – che vuole tutto e non sopporta le misure sociali, anche solo debolmente redistributive come il reddito di cittadinanza. Vogliono il loro “comitato d’affari”. E quindi lavorano per quel governissimo che sarebbe – oltreché politicamente e moralmente indecente – anche inefficace e instabile.
Secondo lei, quindi, una maggioranza allargata a Forza Italia non sarebbe nemmeno più solida?
No, perché una maggioranza così ampia incorporerebbe così tanti veti incrociati e potenziali conflitti da rivelarsi, appunto, inefficace.
Ma allora, a quel punto, sarebbe inefficace anche per gli interessi di quegli stessi “potentati” che la vogliono…
C’è una miopia in questa borghesia piccola piccola. Una miopia che impedisce di cogliere persino i propri stessi interessi.

E la partita sulla Presidenza della Repubblica, c’entra qualcosa?
Sullo sfondo, sì, c’è questo gioco sul Quirinale. In cui, fra l’altro, sono troppi a sperare. Quello sul Quirinale è un gioco che consente qualsiasi mossa: come in guerra e in amore, per quella poltrona tutto diventa lecito. Ed è una partita che è giocata più sui personalismi che sulla visione.
Il ritornello è: Prodi punta a salire al Colle e in cambio è disposto a fare Berlusconi senatore a vita. 
Questo è il gossip che per primo viene in mente, ma ce ne sarebbero molto altri…

L’operazione governissimo potrebbe indebolire il centrodestra?
Può darsi, non saprei che ricaduta potrebbe avere questa operazione in termini di consenso elettorale. Ma mi chiedo: chi lo guiderebbe questo governissimo?
Si dice Draghi. 
Ma pensate davvero che uno come Draghi si giochi la reputazione presentandosi in Europa con una zavorra come quella berlusconiana e con il contributo di forze che sono state sovraniste? Io non ci credo, mi sembra davvero il sogno di mezz’estate.
E allora?
Forse un tecnico. Ma pensiamo davvero che un tecnico possa cavarci le castagne dal fuoco? Peraltro, abbiamo già visto com’è andata con Monti… Può darsi che questa operazione destabilizzi il centrodestra, ma di certo non porterebbe alla vittoria alle urne di una qualche maggioranza o coalizione più democratica di quella che attualmente c’è.

In questo quadro, che peso dà alle ultime mosse di Di Maio: l’ex leader dei Cinque Stelle – quelle che esultava dal balcone di Palazzo Chigi dicendo “abbiamo abolito la povertà” – ora incontra Draghi e Gianni Letta.
Su Di Maio distinguerei. Un conto è il gossip giornalistico: certi incontri istituzionali, da parte di un ministro degli Esteri, mi sembrano ampiamente naturali, eppure su questo è stato fatto un grande battage maligno. Un’altra cosa sono invece le posizioni assunte da Di Maio contro l’alleanza con il Pd alle regionali: posizioni che non riesco a giustificare se non con velleità personalistiche pessime.

In termini di proposte politica, come cambierebbe il governo con Berlusconi in maggioranza?
Sarebbe spogliato di tutte le possibili illusioni di riforma civile. Sarebbe un governo che si riconciglia con il peggio della storia di questo paese nell’ultimo trentennio.
Intende dire che torneremmo indietro di 15 anni?
Sì, certo. Azzereremmo tutte le aspirazioni di cambiamento degli ultimi 15 anni.
E in campo internazionali, cosa direbbero i nostri alleati in Europa e Stati Uniti?
I nostri alleati non sono certo specchi di virtù o meno cinici dei nostri politici. Ma indubbiamente il tasso di credibilità del nostro paese crollerebbe al di sotto dei propri minimi. In nessun paese europeo una figura con quel curriculm vitae potrebbe essere tollerata. Ha presente quel sorrisetto tra Sarkozy e Merkel?
Certo, correva l’anno 2011…
Ecco, quei sorrisetti li vedremmo moltiplicati.
Ma quanto è verosimile l’ipotesi governissimo? Non staremo parlando di fantapolitica?
Se Conte riuscirà a portare a casa la pelle da questa difficile trattativa europea, quel progetto di governissimo dovrebbe quantomeno scontare tempi più lunghi. Se invece Conte ne uscirà sconfitto – o la narrazione “ufficiale” lo presenterà come sconfitto – allora quell’opzione si avvicinerebbe.

Leggi anche: 1. La malattia morale e politica di chi invoca il ritorno di Berlusconi (di M. Revelli) / 2. Da Prodi a De Benedetti: tutti quelli che rivogliono Berlusconi al governo / 3. Fratoianni a TPI: “Governissimo con Berlusconi? Non con noi. Ci sono interessi economici dietro”

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