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Ci sforziamo di ricordare ma non riusciamo più a vedere: buona Giornata della Memoria

Immagine di copertina
La scritta antisemita comparsa sulla porta di casa di Aldo Rolfi, figlio di Lidia, partigiana deportata a Ravensbruck nel 1944. ANSA/ RAFFAELE SASSO

Ci sforziamo di ricordare ma non riusciamo più a vedere: buona Giornata della Memoria

Ma esattamente che memoria commemoriamo? Meglio: si riesce a commemorare una Storia che si sbriciola ogni giorno calpestata dall’unto di una politica concentrata a infervorare la società verso l’odio, verso la ferocia e verso la distruzione dell’altro?

È una Giornata della Memoria flebile quest’anno qui dalle nostre parti, una Giornata della Memoria che si sforza di ricordare mentre non si riesce più nemmeno a vedere: gli atti razzisti, le esultanze per i morti in mare, gli ebrei che sono tornati improvvisamente e spaventosamente ebrei prima che persone, le tragedie del mondo che durano solo il tempo di fare incetta di clic e rimpolpare le statistiche dell’informazione (dico, veli ricordate i curdi di cui non parla più nessuno?), le scritte naziste che compaiono sulle porte delle abitazione dei figli di ex staffette partigiane, i diversi derisi per le loro diversità o per la loro provenienza o per il loro credo religioso come se ci fosse uno standard dell’essere umani, i cattivi venerati come risolutori dei mali del mondo senza sapere che sono gli stessi che innaffiavano il male per ottenerne un guadagno personale, la distruzione dell’altro come unico mezzo di sopravvivenza personale senza mai nemmeno poter sperare di potere migliorare la propria qualità della vita ma preoccupandosi semplicemente di preservare lo status quo, la ventilata sparizione di un intero continente per non turbare la nostra tranquillità.

Questa Giornata della Memoria puzza di terribile ipocrisia: la memoria è un muscolo, va tenuta allenata, ha bisogno di un quotidiano esercizio e non può essere celebrata solo perché è un imperativo farlo.

Siamo a una Giornata della Memoria che passa in un tempo in cui si vorrebbe dividere l’odio dal razzismo come se esistesse un razzismo buono e uno cattivo, come se il ricordare non determinasse un imperativo nei comportamenti presenti: oggi, vedrete, ci saranno melensi commentatori della Giornata della Memoria che ricordano eventi avvenuti che hanno la stessa sostanza degli accadimenti recenti e, mentre contriti ricordano quelli passati in modo assolutamente superficiale, riescono a perdonare quelli contemporanei.

È una Giornata della Memoria triste, quella di oggi, perché puzza di marketing, di celebrazione stantia e di politica che non riesce nemmeno a essere all’altezza del ricordo.

Ci aggrappiamo ai sopravvissuti, incapaci di fabbricare ricordo e futuro, mentre passano gli anni, le Giornate della Memoria e la sensazione che si stia scolorendo una storia che non sappiamo più leggere.

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