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E se fosse Zingaretti l’uomo giusto per fare il sindaco di Roma?

Di Olimpia Troili
Pubblicato il 15 Ott. 2020 alle 12:28 Aggiornato il 16 Ott. 2020 alle 16:13
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Immagine di copertina
Illustrazione di Emanuele Fucecchi

Roma ha un disperato bisogno di buon governo. A Roma manca tutto. Un sistema di trasporto pubblico decente, una pianificazione urbanistica adeguata ai tempi, un sufficiente dinamismo economico, una necessaria coscienza climatica e ambientale, delle occasioni di lavoro stabile, dignitoso e sufficientemente retribuito per i giovani. In talune zone della città mancano addirittura servizi basilari e presenza dello Stato. Chiunque si troverà a governare la città nei prossimi cinque anni non pensi di assumere la guida d’una metropoli che ha bisogno di una smerigliata qua e là per tornare a brillare.

Roma è stanca, usurata e corrosa da chi ha assistito al suo degrado senza avere la forza di reagire. Roma è però resiliente, viva e ha bisogno di una riscossa civica e politica. Una riscossa guidata da un uomo o una donna pronti a spendersi senza risparmio per raccoglierne i cocci, consci di mettere la propria persona a servizio della città per un periodo della propria vita.

Chiunque sarà il prossimo sindaco, la sua non sarà una passeggiata ma una corsa di resistenza, come solo un buon mediano saprebbe affrontare con la palla in mezzo ai piedi. È chiaro che il centrosinistra è chiamato al compito storico di difendere la Capitale d’Italia dall’aggressione della destra più becera, sovranista e populista che si sia conosciuta nella moderna storia repubblicana e che ci voglia una coalizione ampia e variegata per raccogliere le ceneri dell’eredità miserrima dell’epoca Raggi. Per farlo non occorre solo un candidato forte, ma il candidato giusto.

Al netto della necessità di spendere qualcuno che sia espressione non solo della coalizione che si formerà ma anche dell’alleanza di Governo, come ha giustamente affermato Michela Di Biase al Corriere della Sera, alcuni nomi sono circolati senza ottenere il placet dei diretti interessati. Tutti nomi di primo piano e di grande caratura sul piano nazionale o internazionale che però si sono detti, per un motivo o per l’altro, indisponibili a correre per Roma.

D’altra parte una folta schiera di volenterosi autocandidati a quelle che saranno forse primarie aperte di coalizione, tra cui emergono figure di spicco come Monica Cirinnà ma anche Giovanni Caudo, Tobia Zevi e il cattolico Paolo Ciani, ha precocemente iniziato a scaldare i motori in attesa di capire se, come e in che tempi si sarebbe arrivati alla definizione del candidato sindaco.

Non ometto di menzionare le ultime uscite di Calenda, che però sarebbe più orientato a correre al di fuori delle primarie dopo la scissione che ha prodotto l’ennesimo partitino detto ‘Azione’, o di Enzo Amendola che ambirebbe a concorrere in quanto membro organico del Pd attualmente al dicastero degli Affari europei, pur non essendo originario di Roma.

Ci sono poi i preziosi contributi in termini di proposte di Roberto Morassut, dirigente di altissimo livello che conosce a menadito la città avendola a lungo amministrata ma che ha generosamente declinato la possibilità di partecipare nuovamente alle primarie auspicando una sacrosanta riforma dell’ordinamento di Roma, necessaria per chiunque verrà.

Ora, a questa baldanzosa riunione manca il convitato di pietra. Un uomo che metterebbe a tacere questo roboante chiacchiericcio manifestando la sua presenza. Un romano, un ottimo amministratore, un lavoratore indefesso. Si tratta di Nicola Zingaretti, attuale segretario del Pd e presidente del Lazio, che non è mai stato tentato dalle prove di forza ma ha saputo costruire un consenso crescente attorno alla sua persona grazie alla buona amministrazione portata avanti ovunque abbia governato.

Zingaretti non ha mai veramente costruito una corrente intorno a sé, ma ha scelto per lui e la sua squadra un percorso misurato, pieno di incognite e sfide sul campo, come quando è stato riconfermato alla Regione Lazio nello stesso giorno in cui molti elettori delusi dal Pd, pur optando per il M5S alla Camera o al Senato, lo hanno indicato sulla scheda rosa.

Zingaretti è uno che si è sporcato le mani nel fango mantenendo saldo quel sentimento terragno nel fare politica trasmessogli dai suoi maestri, da Bettini a Ingrao. Non a caso nei suoi discorsi non manca mai il riferimento alla vita concreta e alla condizione delle persone.

Zingaretti rappresenta un campo di valori riconoscibile e ben definito, che accompagna con un’attenzione minuziosa, quasi maniacale per il buon governo, quello delle cose semplici che si fanno giorno per giorno, non dalle posizioni di potere maggiormente visibili ma da luoghi in cui si mantiene un rapporto forte con il territorio e con la propria comunità. E se fosse lui l’uomo giusto per Roma?

Leggi anche:
1. Pensieri per Roma e il suo futuro (di Monica Cirinnà)
2. Un’alleanza per Roma: primarie, idee, nuova classe dirigente (di Tobia Zevi)
3. Per una nuova Repubblica Romana (di Federico Lobuono)

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