Lo Stato italiano non può solo reprimere. C’è gente che in casa soffre di isolamento e solitudine

Di Fiorenza Loiacono
Pubblicato il 26 Mar. 2020 alle 07:35 Aggiornato il 26 Mar. 2020 alle 19:13
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Stando alla situazione italiana provocata dall’emergenza coronavirus, è evidente come al di là degli sforzi del governo di “appianare” e risolvere la situazione, manchi un deciso intervento supportivo nei confronti della cittadinanza. Da Nord a Sud. Quest’ultimo è oltremodo necessario, in quanto le misure “draconiane”, peraltro applicate con sforzo ma senza misura, “livellando” ogni territorio e trattandolo allo stesso modo, non sono affatto sufficienti a garantire il benessere dei cittadini. Dei nuclei familiari e dei singoli. Se l’“isolamento” su un certo piano potrebbe valere come misura “contenitiva” rispetto alla malattia, è vero anche che potrebbe costituire un male di vaste proporzioni qualora non fosse controbilanciato da un intervento di sostegno.

Si spera forse di “scongiurare” il contagio esclusivamente in questo modo? Nessun “dispositivo” in questo caso funziona se non si pone al servizio anche della vita. Per “velocizzare” e “risorgere” non bisogna incutere timore. Per sperare in una rinascita, come afferma il presidente della Repubblica Mattarella, è necessario occuparsi dei cittadini su molti fronti. Sospingendoli e rafforzandoli. Su un versante che non sia solo quello della malattia ma della salute in senso stretto. Uno Stato civile non deve avere lo sguardo focalizzato esclusivamente sulla morte, ma anche sull’esistenza civica. Cittadini già ampiamente “sofferenti” perché angustiati, tacciati di essere un “pericolo”, perché deprivati della propria quotidianità e controllati addirittura con i “gps” meritano molto di più.

La salute dipende anche dalla possibilità e capacità del governo di presentare la situazione in una modalità “incoraggiante” e non solo “raggelante”. Serve occuparsi anche del sistema immunitario con una finalità preventiva. Cosa pensano al governo dei cittadini che non riescono a rifocillarsi con le proprie mani? Di quelli che soffrono di solitudine? Il Paese in questo momento è sottoposto a misure stringenti, eccessive per una democrazia. Soprattutto a Sud queste ultime hanno più il senso di “evitare” che la gente arrivi in ospedale che il compito di abbattere la malattia stessa. Il sistema sanitario italiano è allo sfascio, questa è una importante evidenza, frettolosamente “mascherata”. È ovvio che se si è arrivati a costruire ospedali da campo, questo non dipende solo da un’emergenza.

L’Italia si è trovata del tutto impreparata ad affrontare un nuovo virus influenzale. Per vari motivi. In questo Paese da decenni manca un piano, una visione, un intervento ricostitutivo che convogli risorse ed energie verso i territori che soffrono di aggravi o di ammanchi. La politica, sfruttando l’esperienza maturata nell’emergenza, deve occuparsi di questo nei prossimi anni: servire il Paese come si deve, senza arrivare a “soffocare” per un proposito “corretto”. Le italiane e gli italiani sono desiderosi di cambiare, ma non hanno ancora trovato un politico che li sostenga partendo dalle loro condizioni di vita. Da quelle più immediate, non “lontane”, che spesso quasi nessuno al governo e in tempi recenti riesce a comprendere. Ovvero a immaginare.

Il governo necessita di uno sguardo specifico e attento, ampio sulla realtà. Pena il naufragio della democrazia, con la malattia che trascina con sé molto altro. I ministri si rendono conto delle forze estere che di fatto stanno “sbarcando” sul territorio nazionale al di là dell’aiuto che offrono? Esiste molta confusione e distrazione, un lasciarsi prendere dall’ansia e dall’esagitazione. Un ricorrere a mezzi estremi in una situazione che andrebbe molto più studiata nella sua complessità. Cosa significa imporre multe fino a 4mila euro a cittadini che andrebbero sostenuti? Qualcuno si interroga sul perché molti di questi abbiano bisogno di uscire? Non si tratta esclusivamente di una questione di “infrazione” delle regole ma anche di “fuga” in relazione a case sovrappopolate, dove si litiga, dove ci sono familiari a cui badare, spesso disabili o pazienti psichiatrici. Il governo se ne rende conto?

Uno stato di malattia non può e non deve condizionare l’intero corso dell’intervento politico. Uno Stato concentrato esclusivamente sulla morte è “povero” di idee e capacità. Non sanno che in Germania il governo ha isolato solo alcuni länder? A seconda dei focolai? Intervenendo senza “stringere” troppo le maglie intorno alla popolazione? In Italia, per insipienza o necessità, si arriva ad accettare di tutto. Sia quel che sia. Salvo poi ritrovarsi arrabbiati, soli, frustrati. Occorre muoversi invece verso una direzione più vasta, senza pensare che tutto il mondo sia oppresso dalla malattia. Sul pianeta siamo sette miliardi di abitanti, come anche in Italia ce ne sono sessanta milioni. A questo i cittadini e i governanti ci pensano? Milioni e miliardi contro poche decine di migliaia di morti. Qualcuno ha la saggezza di ricordarlo ogni tanto?

Le cose andrebbero viste nelle dovute proporzioni. I governi parlano di “nemico invisibile” e di “guerra” invece di occuparsi di prevenzione e rafforzamento della salute. Di “bonifica” e salubrità del territorio. Sanno al governo dei dati pubblicati dalla stampa estera e dal Corriere a proposito delle correlazioni vistose tra mortalità provocata dalla malattia e zone altamente inquinate in Cina, Iran e Italia settentrionale? Perché non cominciano da qui per iniziare a “mondare” gli ambienti invece di riempirli di soldati schierati a sorvegliare i cittadini? Non è così che lavora uno Stato democratico. Si risolverà ben poco se i corpi, gli individui vengono considerati “obiettivi” da monitorare e “controllare” senza sostenerli “dal basso”, sul versante della premura e della sollecitazione a darsi da fare per prendersi cura di sé e non sprecare questo tempo.

Niente di tutto questo è stato detto sul piano istituzionale. Non siamo in guerra – le guerre ammazzano senza quasi offrire la possibilità di consolazione: siamo in una situazione difficile che a maggior ragione richiede l’utilizzo di equilibrio. Considerazione e rispetto per chi viene “confinato” in casa. Delle esigenze che può e non potrebbe avere. Un presidente del Consiglio che non riesce ad avere in mente questo non è adatto a governare. Anzi espone la democrazia a rischi maggiori. A tal proposito, Angela Merkel in Germania ha annunciato che ogni intervento assicurato alla popolazione verrà preso sulla base di una ragionevolezza e di una misura che di volta in volta permetteranno di calibrare gli interventi in campo.

È questo che si deve fare, da Sud a Nord, con una linea di “rispetto” e premura per le varie comunità e situazioni presenti nel Paese. Senza uno sguardo d’insieme non si andrà lontano. Se la democrazia si svuota, se le strade si svuotano, occorre recuperare le fila dell’“appoggio”. Pena perdere per sempre non solo lo Stato e la sua forza ma anche la sua cerniera: la motivazione e la solerzia della cittadinanza. La sua vitalità.

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