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Come diventare liberista: 10 consigli a Salvini

Di Mimmo Lombezzi
Pubblicato il 16 Ott. 2020 alle 11:02 Aggiornato il 16 Ott. 2020 alle 11:07
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Immagine di copertina
Matteo Salvini. Credit: Ansa

Come diventare liberista : 10 consigli al “Capitano”

L’imminente “conversione liberista” di Matteo Salvini nasce da tre motivi: 1) la noia che ormai circonda i reality-food in cui l’influencer padano divora, in diretta Fb spaghetti, selfie, immigrati, pizza, rom, nutella e comunisti; 2) l’isolamento europeo della Lega che si struscia alla “Bad Company” di Orban, dei fratelli Kaczynski e dei neonazi tedeschi o tace, omertosa sui veleni di Putin e sui manganelli di Lukashenko; 3) l’arrivo dei Recovery Fund, che, conquistati dal bolsceviko Gentiloni, potrebbero essere co-gestiti da un eventuale “governissimo”. Duecentootto miliardi sono una cifra talmente superiore ai #49milioni succhiati dall’ampolla di Bossi che indurrebbero anche Borghezio a diventare “liberale” e “moderato”, pur di sedersi al tavolo del nuovo “Piano Marshall”.

Bene, per accellerare la conversione “liberale” di Salvini ecco 10 consigli che rendono inutile anche l’iniezione di liberismo che il capitano ha chiesto al prof. Pera

1) Riaffermare la laicità dello Stato rinunciando a sventolare crocifissi e rosari. Specie in Calabria. Nicola Morra, il presidente della Commissione Antimafia, disse nell’agosto del 2019 che “ostentare il rosario e votarsi alla Madonna in terra di Calabria, dove c’è il santuario della Madonna di Polsi al quale la ‘ndrangheta è legata, significa inviare messaggi in codice che uomini di Stato, soprattutto ministri dell’Interno devono ben guardarsi dal mandare”;

2) Astenersi dal cubo-liberismo : cioè tutelare la dignità del proprio ruolo pubblico, evitando che l’inno nazionale sia scandito in spiaggia da una girandola alcolica di tette & culi;
3) Evitare di travestirsi da Re Magio e lasciare a Paolo Brosio la Madonna di Medjugorje: “Ieri c’è stato un messaggio, per chi crede, della madonna di Medjugorje – disse Salvini a Vespa il 4 dicembre 2019 – che invitava a giudicare le persone dallo sguardo. Io le persone ormai, le giudico oltre che da quello che dicono, dallo sguardo e lo sguardo di Conte è lo sguardo di una persona che ha paura, che non ha la coscienza pulita e che scappa”;

4) Scegliere con prudenza i leader stranieri a cui render visita. Il TricoDittatore Kim Jong-un, che tiene 200mila coreani nei lager, è noto per aver fucilato con un cannone il responsabile della Difesa, che si era addormentato durante un evento e per aver fatto sbranare uno zio dai cani, ma secondo Salvini “In Corea del Nord tutti i ragazzini fanno sport. Non ci sono criminalità e prostituzione”…. E alla domanda se anche lui come Razzi pensa che la Corea del Nord sia come la Svizzera, ha risposto: “Per la pulizia, certamente: non c’è una cartaccia per terra”;

5) Fare attenzione ai selfie. Dell’Utri diceva che in Sicilia non sai mai con chi ti siedi a bere il caffè e Salvini ha fatto lo stesso con i selfie, producendone almeno tre che resteranno nella storia: a) il selfie con Luca Lucci, il capo della Curva Sud rossonera che, “dal luglio 2020 ha l’obbligo di restare lontano almeno 3 chilometri da qualsiasi stadio” perché, scrivono i giudici, “è socialmente pericoloso e ha un elevato profilo criminale” per aver stretto “legami con soggetti coinvolti nel traffico di sostanze stupefacenti gestito dalla criminalità organizzata” e aver preso parte a episodi violenti legati al mondo delle tifoserie, (un tifoso avversario preso a pugni perse prima un occhio, poi il lavoro, poi la vita perché si suicidò …). b) il selfie con Vincenzo Gioffrè il capo dei leghisti di Rosarno che “allo scoccare del nuovo millennio ha fondato una società cooperativa con Giuseppe Artuso. Personaggio che la procura antimafia di Reggio Calabria ritiene vicinissimo al clan Pesce, una delle cosche più potenti della ’ndrangheta…”; c) Il selfie in pizzeria con i “ragazzi” di Casa Pound e il mancato sgombero del palazzo occupato, sono altri episodi che rendono più arduo diventare l’erede di Malagodi o indossare la redingotte di Adam Smith; 

6) rispettare il Parlamento. Se quell’aula “sorda & grigia” gli chiedesse di ririferire sul RussiaGate, sui viaggi di Savoini e sulle notti del Metropol, il Vero Liberista si presenterebbe in abito da cerimonia, rispondendo alle domande. Invece Salvini , racconta Valigia Blu, “aveva respinto l’ipotesi di riferire in Parlamento sulla vicenda della trattativa per la cessione di tre milioni di tonnellate di diesel da parte di una compagnia russa a un’azienda italiana che, se andata in porto, avrebbe potuto finanziare la campagna elettorale della Lega in vista delle elezioni europee dello scorso maggio: “Io vado in Aula a parlare di cosa succede realmente – disse Salvini – non di supposizioni e fantasia. Parlo di vita reale. Lascio che le indagini facciano il loro corso, con la massima tranquillità. C’è un’indagine? Viva l’indagine! Facciano in fretta”.

7) Difendere gli interessi nazionali. Pare che il motto “Prima gli italiani” non si sia mai applicato agli operai della raffineria di Priolo (appartenente al gruppo petrolifero russo Lukoil) che nel luglio 2019 erano in sciopero. Racconta Fanpage che “il prefetto Luigi Pizzi, che ha vietato per motivi di “ordine pubblico e pubblica sicurezza” gli assembramenti operai contro il taglio dei posti di lavoro nei pressi dello stabilimento, avrebbe agito dietro richiesta del Viminale. Che a sua volta ha ricevuto pressioni da parte dell’ambasciatore Sergey Razov, per motivi che non hanno nulla a che vedere con la sicurezza. Infatti, nella lettera del diplomatico russo indirizzata direttamente a Matteo Salvini (che si apre con un amichevole “Caro Matteo”), in cui si richiede di bloccare le manifestazione, ci sono riferimenti a perdite finanziarie e interessi economici della compagnia russa in Italia”; 

8) Rispettare le donne. Il neoliberista non fa comizi accanto a una bambola gonfiabile dedicata al Presidente del Parlamento (all’epoca la Boldrini). Inoltre, se fra i rifugiati salvati in mare ci sono 11 donne eritree violentate nei lager libici, non le “tiene” in mare per una settimana. Le fa scendere.

9) Rispettare i napoletani. Per il Capitano è più difficile, ma occorre fare uno sforzo anche perché un’intera regione non dimentica il mitico coro: “Senti che puzza scappano anche i cani , sono arrivati i napoletani etc etc…”.

10) Scendere dalle ruspe e non brandeggiare mitra. Il vero liberista sventola statistiche e manuali di economia e rifugge da posture machiste che evocano più i gangster di Kusturica che i promoter della borsa di Londra.

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