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La tv di Barbara D’Urso fa male, soprattutto ai tempi del Coronavirus. Ha ragione Presta

La sua tv è fatta di modelli sbagliati, personaggi sbagliati, storie sbagliate da cui “si dissocia”, per cui “si scandalizza”, che “la fanno arrabbiare”, ma a cui dà risalto, spazio, modo d’esistere lei stessa. Eppure Barbara D’Urso non è sempre stata così. Ma allora perché Mediaset non la argina e, anzi, sembra portarla in palmo di mano? Il commento di Selvaggia Lucarelli

Di Selvaggia Lucarelli
Pubblicato il 1 Apr. 2020 alle 18:35 Aggiornato il 1 Apr. 2020 alle 18:37
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Immagine di copertina

La tv di Barbara D’Urso fa male, soprattutto ai tempi del Coronavirus. Ha ragione Presta

Oggi si registra un fatto abbastanza inedito nel mondo della televisione italiana, e cioè che un agente tv (e comunque genericamente qualcuno che ha a che fare con la tv) critichi a volto scoperto non tanto Barbara D’Urso, ma chi le consente ormai da anni di colonizzare mezzo palinsesto Mediaset con una tv che va ben oltre il trash. Con una tv che non è brutta, è sbagliata.

Un po’ come i suoi vestiti. Che non sono mai solo brutti, ma sono anche sempre profondamente sbagliati. Perché inadatti al contesto, all’anagrafe, perfino al periodo storico in cui viviamo. Direte: chi se ne frega se si veste da cowgirl nel 2020 magari sperando di prendere al lazo due punti più di share. In effetti – ne convengo – è l’aspetto più insignificante della questione, ma è emblematico di come ci si possa muovere in tv compiendo una parabola involutiva, negli anni, che investe ogni piega del personaggio.

Un personaggio che vive nel culto strabico di sé, che nella sua pagina Instagram rivela la massima espressione del problema: selfie compulsivi, faccette, abiti minimal e scollature anche mentre il mondo viene investito da un’epidemia mortale, scenette in cui si mette a letto truccata con orsacchiotti di peluche, balletti con ragazzini di 18 anni e quell’UNICO follow a Oprah, perché lei, egoriferita com’è, non segue nessun mortale, nessun collega, lei segue Oprah. (e infatti anche Oprah segue solo una persona (se stessa), ma qualcuno spieghi alla D’Urso che non basta dare il proprio nome a un programma per diventare Oprah) Quando dicevo che il suo camerino è una specie di bunker in cui il tempo si è cristallizzato, intendevo questo. Sempre fuori fuoco. Fuori dal tempo. Fuori contesto.

E non si sa bene cosa le sia successo, nel tempo, perché Barbara D’Urso non è sempre stata così. Certo, non ha mai presieduto convegni di biologia molecolare, ma i suoi erano prodotti nazionalpopolari, magari anche trash, però dignitosi. Poi, per un corto circuito che potrebbe avere a che fare con qualche suo successo, o con un desiderio di rivalsa tardiva, con un’ambizione soffocata da decenni, la sua tv è diventata sempre più “sbagliata”. “Il successo non cambia, rivela”, diceva qualcuno. E quindi, da qualche anno, il livello dei suoi prodotti si è abbassato sempre più. Sgarbi che urla a Luxuria “Ce l’hai il cazzo o no? Ce l’hai o no?”, lei che dice a Sgarbi “Ti prendo a calci nel culo”, la Moric poco lucida che fa la macchina delle verità e parla in prima serata di eventuali violenze su lei e un minore che andrebbe protetto, il tg5 che è costretto a leggere la lettera di monito del Comitato Media perché Barbara D’Urso ha violato le regole del codice media e minori, i saluti ai parenti dei detenuti mentre le guardie carcerarie devono sedare sommosse con morti e feriti, l’Eterno riposo in diretta tv col politico meno cristiano su piazza, il matrimonio di Tony Colombo e la vedova del boss, truccatori e parrucchieri esibiti mentre il paese è afflitto dal peggior momento della storia dall’ultima guerra mondiale.

E così via, proponendo modelli sbagliati, personaggi sbagliati, storie sbagliate da cui “si dissocia”, per cui “si scandalizza”, che “la fanno arrabbiare”, ma a cui dà risalto, spazio, modo d’esistere lei stessa, in questo corto circuito ipocrita che ormai conoscono tutti. Pescare nel torbido, fingendo di rimanere dove l’acqua è chiara. Chi protesta, a parte una buona fetta di spettatori?

Poche, pochissime persone. I famosi critici tv sono impietosi con prodotti innocui, al massimo bruttini e talvolta perfino belli, ma sulla D’Urso sorvolano con straordinario talento. Del resto – è cosa nota nell’ambiente – il personaggio è suscettibile, e benché nelle interviste ami dipingersi come una che non legge i commenti sui social, non si cura degli altri, “manda tanta luce” e energie positive a chi la critica, poi manda anche lettere di avvocati, querele, diffide. Tanto amore e tante buste verdi. Tanto lavoro per la polizia postale, anche, che ultimamente ha perfino perquisito la casa di un ragazzo sardo reo di aver creato il profilo Instagram “Carmelita Durto”. E il paradosso ulteriore è che, trovato il colpevole (il ragazzo sardo), lei ha ritirato la querela, come se il lavoro di indagine e le perquisizioni fossero un’attività poco seria e poco dispendiosa.

La tv che un tempo fu di sinistra e che dell’operazione culturale (al contrario) che fa la D’Urso su un pezzo di pubblico dovrebbe preoccuparsi, o fa finta di nulla o, addirittura, ne alimenta il messaggio. La Littizzetto da Fazio percula bonariamente Barbara, la Dandini altrettanto (vedere la parodia della voce narrante delle clip di Domenica live), gli altri fanno gli gnorri. Ci ha provato Giletti, quest’anno, a spiegare che non si portano mostri in tv, alimentandone il mito. Affrontando la questione “D’Urso/Tony Colombo con un certo coraggio. Salvo poi iniziare anche lui a invitare mostri. (ma confidiamo, almeno nel suo caso, in una redenzione)

Lucio Presta però, furbo com’è, è arrivato dritto al punto: Barbara D’Urso è quello che è, ma perché Mediaset non la argina e, anzi, sembra portarla in palmo di mano? Per gli ascolti, verrebbe da dire. Eppure neppure più quelli sono così entusiasmanti. Battuta da Mara Venier tanto da passare alla ritirata la domenica pomeriggio, battuta talvolta dalla Fialdini, battuta spesso da Matano/Cuccarini e con prime serate non proprio col botto, non si capisce perché Mediaset continui ad accettare un compromesso così alto con l’immagine e la qualità della rete.

Ormai Mediaset è, nell’immaginario collettivo, sempre più identificato con la D’Urso. E per difendere nessun personaggio, in Mediaset, ci si sbilancia tanto quanto che con lei. I comunicati di Canale 5 sui successi d’ascolto di Barbara D’Urso, soprattutto quando la serata è stata un mezzo flop, sono un esercizio di aggettivi e lodi sperticate talmente barocco che la Sagrada Familia in confronto è un prefabbricato in lamiera. Ormai gli addetti ai lavori si girano quei comunicati su whtasapp come i meme su Stevie Wonder, sorridendone in segreto, perché in pubblico non si può. E vi garantisco che fanno il giro del mondo, perché di colleghi che amano Barbara D’Urso ce ne sono ben pochi.

I perché sono molteplici e variegati, ma perfino sue colleghe miti e diplomatiche, amabili e amate, famose quanto lei e senza problemi di competizione, le girano alla larga. È il segreto di Pulcinella, e se fossi la D’Urso mi domanderei il perché, anziché darmi la solita spiegazione auto-assolutoria: “Mi invidiano, vorrebbero essere al posto mio”. Perché non è così e perché l’insofferenza diffusa nei suoi confronti parte da più lontano, spesso proprio dal suo “stile” nel vantare ascolti galattici, nel bullarsi di curve e pubblico e amati sponsor senza mai spazio per l’autocritica o l’ammissione di un fallimento (vedere alla voce Dottoressa Giò).

Ha ragione Presta, di nuovo, quando dice che lui i suoi assistiti dalla D’Urso non li manda, e che quello è un modo per arginarla. A dire il vero gira voce da anni che anche lei non voglia i suoi assistiti, ma poco conta. La D’Urso può contare su un ventaglio di ospiti terrificanti, avanzi di balera che non hanno nulla da perdere, sintonizzati sul registro delle sue trasmissioni e va bene. Ma qua e là, nei suoi salotti, si intravedono anche giornalisti e/o persone rispettabili (le due cose non vanno sempre insieme). Penso a persone che non dovrebbero star lì perché non se lo meritano, penso a Luxuria, a Valeria Graci, a…a….vabbè, mi verrà in mente qualcun altro.

Certo, lì ci sono cachet che non esistono in nessun altro talk televisivo (non paragonerei la corazzata C’è posta per te a Domenica live) e se puoi pagare qualcuno 7, 30, 50 000 euro (chiedere a Mediaset i cachet per esempio di Moric o Morgan), è anche comprensibile che alla fine chi teme la carestia ceda. Però alla fine i programmi non li fa chi li conduce, ma chi ci va, e quindi i suoi complici sono parecchi.

Certo, durante l’emergenza Coronavirus, sono le scelte non degli ospiti, ma di Mediaset a stridere di più. E qui Presta ha ragione per la terza volta. Possibile che mentre c’è da raccontare il mondo che cambia forse per sempre, Videonews lasci ore e ore di palinsesto a una conduttrice che fa vedere al pubblico come ci si lavano le mani citando la Dottoressa Giò, anziché ai tanti giornalisti che lavorano nei tg, in redazione, dietro le quinte? Mediaset avrebbe avuto il dovere di fare informazione seria e responsabile tutti i pomeriggi, perché ci sono momenti in cui la tv sbagliata non si può fare, in cui la cronaca è irrimandabile. Enrico Mentana lasciò il Tg 5 per sempre quando a Mediaset non gli fecero fare lo speciale su Luana Englaro per mandare in onda il Grande fratello. “Mi dimetto dal mio incarico di direttore editoriale, Canale 5 non fa informazione”, disse. La storia, in qualche modo, si ripete, ma con un piglio più debole. Si mormora che a Mediaset Mimun abbia minacciato di tirare giù un casino se in questo periodo avessero ceduto anche il martedì sera alla D’Urso “per rafforzare il presidio informativo sul Coronavirus”, come annunciato. Il martedì sera della D’Urso poi in effetti non è mai partito, ma è partito lo speciale Tg 5.

Nel frattempo, il famoso “ presidio informativo” di Pomeriggio 5 è andato avanti, provocando il picco dell’indignazione del pubblico quando un ospite della D’Urso ha suggerito di disinfettare le zampe dei cani con la candeggina. Apriti cielo. Animalisti insorti, petizioni per cacciare la conduttrice (quella su change.org sta per toccare le 300 000 firme) e la gente pronta a scendere in piazza, se solo non ci fosse la quarantena obbligatoria. Ci sarebbe da festeggiare, se la questione non fosse di così poco conto, rispetto a tutto quello che ha proposto in tv la D’Urso in questi anni.

E allora mi viene in mente quella scena di “Lui è tornato” in cui Hitler, che in un altro mondo e in un’altra epoca, è un personaggio tv amatissimo nonostante dica cose tremende e populiste, a un certo punto uccide un cane. Ed è solo in quel momento che il popolino moralista si ribella. Ecco. Non sto dicendo che Barbara D’Urso è Hitler (che non la paragonavo a Priebke una volta gliel’ha dovuto spiegare un giudice in tribunale, non vorrei si ripetesse la stessa scena con un altro gerarca nazista), ma che dove è arrivata la candeggina, doveva arrivare ben altro e molto tempo fa. Perché “l’eterno riposo”, a Mediaset, può anche essere quello dell’informazione, ma non ai tempi del Coronavirus.

p.s.

Che ha ragione Presta l’ho già detto, vero?

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