Me

Un secchiello, una barchetta di carta e foglietti con i nomi dei propri cari: come spiegare ai bambini i naufragi dei migranti

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 24 Gen. 2019 alle 20:10 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 01:27
Immagine di copertina

L’esperimento a scuola di questo prof non serve soltanto a fare capire quello che i migranti provano sulla propria pelle quando tentano la traversata in mare per arrivare sull’altra sponda del Mediterraneo. La sponda “giusta”, quella su cui abbiamo avuto la fortuna di nascere. L’esperimento scolastico di questo professore insegna l’empatia, più di quanto non possa fare la conoscenza della storia.

Ed è proprio da questo punto che è partito Enrico Galiano, insegnante della scuola media di Pordenone. “Domenica è la Giornata della Memoria”, scrive in un post su Facebook il prof “e sinceramente a me di parlare solo di Shoah non mi va più. Perché per pensare che il passato si stia ripetendo identico bisogna essere un po’ miopi. Ma per non vedere pezzi di quel passato nel nostro presente, bisogna essere proprio ciechi”.

L’orrore del genocidio nazifascista nei campi di sterminio è un fatto che deve essere raccontato e che tutti noi abbiamo il dovere di spiegare ai più piccoli per far sì che non si ripetano più brutalità di questo tipo.

Anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha parlato in occasione della commemorazione del Giorno della memoria, ha voluto sottolineare che: “Il male rappresentato da Auschwitz e dalla Shoah è pronto a risvegliarsi, come un virus micidiale”. Parole dure quelle del presidente che vogliono mettere in guardia gli italiani dal pericolo dell’indifferenza. “Quel male alberga nascosto, come un virus micidiale, nei bassifondi della società, nelle pieghe occulte di ideologie, nel buio accecante degli stereotipi e dei pregiudizi. Pronto a risvegliarsi, a colpire, a contagiare, a distruggere, appena se ne ripresentino le condizioni”.

Anche il prof Galiano, scrittore, docente a Pravisdomini in provincia di Pordenone, ha voluto mettere in guardia i suoi alunni, ma in un modo tutto suo. “Domani venite a scuola con una bottiglietta d’acqua vuota”, ha detto ai suoi studenti. E il giorno dopo si è presentato con un secchio.

Nessun esperimento di scienze. Quello che aveva in mente Enrico Galiano era piuttosto un esperimento di empatia. Esperimento riuscito in classe tanto quanto sui social. In poche ore, infatti, il post del professore ha totalizzato oltre 20mila like e più di 13mila condivisioni.

“Ho detto ai ragazzi di sedersi in cerchio. Ho dato a ciascuno di loro un piccolo foglio di carta. Gli ho detto: “Adesso pensate alla persona a cui volete più bene al mondo. Poi disegnate un omino stilizzato e vicino ci scrivete il suo nome”.

“E dopo ho chiesto loro di riempire la bottiglietta, di versarla nel secchio e di tornare a sedersi”, continua nel post su Facebook il prof.

“Davanti ai loro occhi ho fatto una grande barca di carta, e gli ho detto di metterci ciascuno il proprio foglietto sopra. Poi ho appoggiato la barca sulla superficie dell’acqua. Infine ho iniziato a far vacillare il secchio, fino a che la barchetta non si è ribaltata, facendo cadere giù tutti i foglietti. Tutti quei nomi, quegli omini, giù in fondo al secchio. C’era chi aveva messo il papà, chi la migliore amica, chi il cuginetto di un anno. Si è creato un silenzio incredibile. Più di un minuto senza che nessuno fiatasse”.

“E allora ho raccontato loro del naufragio del 18 aprile 2015, in cui nel Canale di Sicilia sono morte più di mille persone, tante quasi come nel Titanic. La loro barca, un peschereccio fatiscente che di persone ne poteva contenere al massimo duecento. E ho raccontato loro di una di quelle: un bambino più piccolo di loro, originario del Mali, che è stato ritrovato con la pagella cucita sulla giacca“.

Dentro il Rojava, guerra di Siria

Il post su Facebook del prof Enrico Galiano


Enrico Galiano e Matteo Salvini

Il professore Galiano a settembre 2018 aveva inviato una lettera al ministro dell’Interno Matteo Salvini in risposta a un tweet del vicepremier: “Egregio Signor Ministro, continueremo a fare politica in classe. Ma non quella urlata dei politici attuali, quella vera”.

Salvini aveva scritto sui social: “Per fortuna gli insegnanti che fanno politica in classe sono sempre meno, avanti futuro!”.