Me

“I libri sono rifiuti ingombranti”: bufera sulla campagna ecologista di un Comune pugliese

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 23 Feb. 2019 alle 20:44 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:47
Immagine di copertina

“I libri sono rifiuti ad alto impatto ambientale”. Lo dice la società ASIPU che gestisce la raccolta dei rifiuti a Corato, comune in provincia di Bari.

Le pagine di un romanzo vengono considerate come roba da evitare, per prevenire l’inquinamento. Quasi fosse una bottiglia di plastica o una lattina di Coca-Cola messe al bando dalle amministrazioni comunali più sensibili ai temi ambientali.

Il comune pugliese, che dopo le dimissioni ad ottobre 2018 dell’ex sindaco di centro destra, è ora governato dal commissario prefettizio Rossana Riflesso, ha lanciato la campagna di comunicazione con un messaggio che suona proprio come “libro uguale rifiuto”. Le critiche e le indignazione sui social network non hanno tardato ad arrivare e ora non si fermano più.

A condividere il manifesto incriminato su Facebook è stata Mariella Sivo, medico e attivista dei Presidi del Libro di Corato. Ed è così che la denuncia è rimbalzata sul social network più popolare in Italia, fino ad arrivare sui profili di scrittori baresi come Marcello Introna e Gabriella Genisi.

Alcuni dei messaggi sono molto forti: “Gravissimo”, “Pubblicità regresso”, “Delinquenti”, si legge sui social cercando l’hastag #Corato.

Asipu dovrebbe sapere qual è l’impatto ambientale di un libro e quale quello di un tablet, che rientra nella categoria RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) perché è composto da una serie di frazioni merceologiche diverse, quelle si, difficili e costose nello smaltimento e ad altissimo impatto ambientale.

Queste apparecchiature infatti sono difficili da riparare e quindi riusare, mentre la carta, materiale di cui è fatto un libro, è completamente riciclabile. Proprio il libro è un bene durevole che può essere utilizzato più volte, da persone diverse, arricchendo quasi sempre chi ne fruisce.

Se c’è un rifiuto, a Corato è stato proprio il rifiuto della cultura.

> LEGGI ANCHE: Come finire 200 libri all’anno (basta smettere di usare i social)