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L’Ocse conferma: Italia in recessione. E boccia Quota 100

Di Enrico Mingori
Pubblicato il 1 Apr. 2019 alle 15:39 Aggiornato il 1 Apr. 2019 alle 16:33
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Giovanni Tria, ministro dell'Economia. Credit: Afp/Michele Spatari/NurPhoto

L’Ocse ritiene che nel corso del 2019 l’Italia farà registrare un Pil inferiore dello 0,2 per cento rispetto al 2018. La previsione è contenuta nell’Outlook pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico il primo aprile 2019. L’organizzazione con sede a Parigi conferma dunque le stime negative diffuse a marzo.

La notizia arriva all’indomani delle dichiarazioni del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che per la prima volta ha ammesso che la crescita dell’Italia per il 2019 si avvia a zero. Il ministro, che sta lavorando al nuovo Def, ha comunque escluso manovre correttive.

Secondo l’Ocse, il 2019 si chiuderà per l’Italia con un Pil a -0,2 per cento, mentre per il 2020 si prevede un ritorno del segno positivo (+0,5 per cento). Stime molto lontane da quelle contenute nella Legge di Bilancio varata dal Governo, che indicava per l’anno in corso una crescita dell’1 per cento.

Quella dell’Organizzazione, peraltro, è solo l’ennesima previsione al ribasso, dopo quelle di Commissione europea, Fmi, Banca d’Italia e Confindustria.

Nel suo rapporto l’Ocse afferma che “il tenore di vita degli italiani è quasi pari a quello rilevato nel 2000” e che “negli ultimi decenni le grandi disparità regionali si sono ampliate”.

L’istituto parigino prende in esame le due misure cardine per rilanciare la crescita introdotte dal Governo: reddito di cittadinanza e Quota 100. Ma, dice, “gli effetti positivi sulla crescita dovrebbero essere scarsi, in particolare a medio termine”.

Secondo l’Ocse, il reddito di cittadinanza “rischia di incoraggiare l’occupazione informale e di creare trappole della povertà”. Si suggerisce allora di “abbassare e ridurre progressivamente nel tempo le prestazioni del reddito di cittadinanza e introdurre un sussidio per i lavoratori occupati a basso reddito, per incoraggiare i beneficiari a cercare un impiego nel settore formale”.

Quanto alla riforma delle pensioni, nota come Quota 100, nel rapporto si legge che il provvedimento “rallenterà la crescita nel medio termine, riducendo l’occupazione tra le persone anziane e, se non applicata in modo equo sotto il profilo attuariale, accrescerà la diseguaglianza generazionale e farà aumentare il debito pubblico”.