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Cos’è la missione Sophia e perché la Germania vuole abbandonarla

Di Redazione TPI
Pubblicato il 23 Gen. 2019 alle 09:17 Aggiornato il 11 Set. 2019 alle 01:27
Immagine di copertina
Credit: Afp

Sospensione temporanea dell’invio della nave Berlin per la missione Sophia. Dopo la firma ad Aquisgrana del Trattato franco-tedesco martedì 22 gennaio, accordo che apre una nuova fase delle relazioni tra l’Eliseo e la Cancelliera Angela Merkel, la Germania precisa che l’imbarcazione, uno dei mezzi parte di EuNavFor Med, non tornerà a breve nelle acque del Mediterraneo.

Un portavoce del governo tedesco ha commentato all’Ansa che “i compiti di Sophia sono cambiati” e che “la definizione chiara del mandato è un processo politico che spetta all’Europa”. Secondo l’agenzia tedesca Dpa, che cita fonti governative, la decisione della Germania di fermare la sua partecipazione alla missione navale europea contro i trafficanti di esseri umani sarebbe la conseguenza della linea dura del governo italiano sull’accoglienza

Alla notizia delle possibili decisioni tedesche, il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha avanzato la possibilità di una smobilitazione dell’intera flotta. Intervenuto a Radio anch’io su Radiouno, il vicepremier ha dichiarato: “O cambiano le regole o l’operazione Sophia finisce. Se la Germania esce non è un problema”.

E ha aggiunto: “Sophia è una missione internazionale che ha avuto come sua unica ragione di vita il fatto che tutti i migranti soccorsi finissero in Italia. Un accordo geniale sottoscritto dal governo Renzi, non mi chiedete perchè o in cambio di cosa”.

Cos’è la missione Sophia. EuNavFor Med – chiamata anche Operazione Sophia dal nome di una bambina nata da una donna somala su una delle sue navi, l’imbarcazione tedesca Schleswig-Holstein – nasce nel 2015 dopo il naufragio avvenuto il 18 aprile dello stesso anno in cui, al largo delle coste libiche, morirono oltre ottocento persone.

L’obiettivo della missione è “adottare misure sistematiche per individuare, fermare e mettere fuori uso imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai trafficanti di esseri umani nel pieno rispetto del diritto internazionale”.

Le operazioni di ricerca e soccorso in mare non rientrano nel mandato di Sophia anche se le sue navi possono essere coinvolte in salvataggi dei migranti, come prevede il diritto internazionale del mare, e su istruzione del centro di coordinamento di soccorso marittimo competente.

Il comando delle operazioni è affidato all’ammiraglio italiano Enrico Credendino e al vicecomandante  Olivier Bodhuin. Gli Stati che contribuiscono a Sophia sono 27 e sono dispiegate tre unità navali e otto supporti aerei.

Missione Sophia attua anche l’embargo all’export di armi verso la Libia, addestra la Guardia costiera e la Marina libiche a condurre attività di sorveglianza e di raccolta informazioni.

Il mandato della missione finirà a marzo.

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