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Home » Esteri

Un fotografo vagabondo

Immagine di copertina

Miroslav Tichý ha vissuto una vita di stenti e di arte, ritraendo le donne di Kyjov con le sue macchine fotografiche costruite usando lattine e pezzi di cartone.

Miroslav Tichý è un artista, fotografo e vagabondo nato il 20 Novembre 1926 a Kyjov, in Repubblica Ceca.

Aveva iniziato la sua carriera artistica come pittore, fino a quando, durante il regime comunista nel paese, fu considerato un dissidente. Dopo la fuga dalla polizia cecoslovacca iniziò vivere da vagabondo. Fu considerato folle e fino alla sua morte visse una vita di autosufficienza e di libertà dagli standard della società. 

Racconta di essere passato alla fotografia perché: “Tutti i disegni sono già stati disegnati, tutti i dipinti sono già stati dipinti, cos’era rimasto per me?” 

La particolarità dell’arte di Tichý erano le sue macchine fotografiche, costruite con tubi di cartone, lattine, pezzi di stoffa e vecchie parti di macchina fotografiche che riusciva a trovare.

Protagoniste della sua arte sono le donne della sua città, a cui ha scattato migliaia di foto dal 1960 al 1985, ignare che dietro quel giocattolo di cartone si nascondesse un vero e proprio obiettivo e che a volte per gioco si mettevano in posa.

Miroslav rimane sconosciuto al mondo fino a quando viene scoperto nel 2004 dal critico e storico dell’arte arte svizzero Harald Szeemann, che gli organizzò una mostra alla Biennale di Arte Contemporanea di Siviglia e da quel momento acquisì fama a livello mondiale. 

In un documentario che racconta la sua vita fatta di stenti e di arte Tichý svela: “Il tuo pensiero è troppo astratto! la fotografia è qualcosa di concreto. La fotografia è percezione, sono gli occhi che intravedi, e succede così velocemente che potresti non vedere proprio nulla! Per raggiungere questo, ti serve innanzitutto una pessima macchina fotografica!”. 

Miroslav Tichy è morto nel 2011. Sulla sua insolita vita ha scritto una poesia:

Se fosse una passione, sarebbe il people watching.

Se fosse l’arte, sarebbe un’idea.

Se fosse un’ossessione, sarebbe una donna.

Se fosse un oggetto, sarebbe qualsiasi oggetto.

Se fosse un posto, sarebbe il cassetto di un comodino.

Se fosse un limite, sarebbe il tempo.

Se fosse lui, sarebbe un bel nome.

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