Body Positivity, la modella curvy a TPI: “Vi racconto come ho fatto ad apprezzarmi e a non odiarmi”

Di Iacopo Melio
Pubblicato il 27 Lug. 2019 alle 18:05 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 02:10
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Immagine di copertina
Laura Brioschi. Credit: Instagram

Da qualche anno ha preso piede la Body Positivity, un movimento sociale che promuove l’idea che ognuno di noi abbia un’immagine positiva del proprio corpo, sfidando i pregiudizi ma soprattutto il modo in cui la società vorrebbe rappresentare la bellezza fisica.

Accettare ciò che si è, e quindi il nostro aspetto, anche quando non corrisponde ai canoni mostrati dalle copertine, ha portato a modificare i punti di riferimento: sono aumentate così le modelle “curvy” che sposano e diffondono la filosofia “imperfetto è bello”, accettando smagliature, cellulite, cicatrici e tutto ciò che altri avrebbero nascosto o corretto.

All’estero la più conosciuta attivista è Ashley Graham che porta avanti campagne contro le taglie ridotte (così come contro i disturbi alimentari, sia chiaro). TPI ha intervistato Laura Brioschi, il punto di riferimento italiano: trent’anni, vive a Bra (Cuneo) col suo compagno ed è un’imprenditrice oltre che modella. Su Instagram ha oltre 500mila follower e ha fondato l’associazione “Body Positive Catwalk” per realizzare eventi che aumentino la consapevolezza di se stessi e abbattano discriminazioni.

Laura Brioschi ci ha raccontato come è nato il suo impegno con la Body Positivity. “Quando ho deciso di volermi un po’ più bene. Grazie a Instagram posso vedere tanti corpi, tante persone che si apprezzano anche nel loro fisico ‘particolare’. Ci sono un sacco di brand in Italia che non avrebbero bisogno di far vedere persone un po’ più in carne o ‘diverse’ insieme, eppure oggi iniziano a farlo”.

Laura ci racconta come la Body Positive sia necessaria tanto quanto un Pride, “perché riguarda diritti che per molto tempo sono stati ritenuti sbagliati, negando certe identità, per questo occorre eliminare certi stereotipi”.

Ma non c’è il rischio che attraverso la Body Positive si incentivi una mala sanità, ad esempio celebrando l’obesità?

“I rischi ci sono come in ogni cosa – spiega Laura -. In realtà non ho conosciuto nessuno che esalti in modo diretto l’obesità o i disturbi alimentari. Chi critica lo fa a prescindere, pensa che qualche persona vicina a me ha sottolineato il fatto che io metta ‘sempre’ foto dove mangio. Così facendo, a loro dire, non trasmetto un messaggio corretto. In questi casi c’è da lavorare molto a livello comunicativo. Io non dico mai di mangiare tutto ciò che si vuole, anzi. Anche per questo ho creato una linea fitness: non per difendermi da qualche accusa ma perché ci credo davvero”.

Sicuramente parlandone nel modo corretto si evitano ritorsioni negative, per questo Laura racconta a TPI che il suo motto è “migliorati sempre ma impara ad apprezzarti”.

“Ci mostriamo spesso ‘nude’ o comunque in intimo perché la nostra pelle è uguale per tutti, il corpo umano è l’unica cosa che davvero ci unisce e dobbiamo ricordarcelo. Tutto sta negli occhi di chi guarda: la BoPo, tra l’altro, non riguarda solo le donne, e perciò chi lo critica a senso unico ha una mentalità ancora molto ristretta”.

Il nostro Paese in alcuni casi dimostra di avere una mentalità superficiale e maschilista. Ecco allora che la Body Positivity potrebbe aprire le menti e sostenere le donne, offrendo loro un’occasione di riscatto.

“Come ho detto, la Body Positive fa bene a tutti: uomini e donne, giovani e anziani… Perché la differenza fisica e la discriminazione fa male a qualsiasi età e in ogni momento. Ciò che fa la differenza è come verranno educate le nuove generazioni, soprattutto i maschi verso il rispetto del corpo femminile. C’è un lavoro lungo da fare per arrivare all’abbandono dell’ossessione per il corpo che finalmente ci farà aprire le menti: basta con il pensare solo alle diete che ci ricordano solo quanto siamo sbagliate, e apriamo invece un libro per imparare qualcosa dandoci più consapevolezza e carattere!”

Inizialmente l’impegno di Laura era improntato sul termine “curvy”, ma con il tempo si è evoluto con l’evolversi della coscienza femminile e non solo, vedendo nascere il Body Positive Movement: non si parla più di “curvy è meglio” ma del fatto che ognuno di noi può essere il suo “meglio” a prescindere dalla forma in cui si trova.

“Dal 2014 invito le persone a non lasciarsi andare a come si è. Dobbiamo migliorarci a prescindere, che sia leggendo un libro, facendo attività fisica, imparando qualcosa di nuovo o insomma facendo ciò che potrebbe arricchirci come persone e come menti, e automaticamente come corpi, volendoci più bene. Non possiamo migliorarci se non ci si ama: una volta che ci rispettiamo riusciamo a fare ciò che ci fa stare meglio con un altro spirito, la vita cambia e siamo più sereni”.

La sua personale linea di costumi e fitness è sicuramente un traguardo importante per Laura, ma non solo. Con le sue “Catwalk” organizza sfilate con un sacco di partecipanti e spettatori accomunati dalla voglia di mostrarsi oltre ogni etichetta. E in mezzo a tutto questo girare il mondo, incrociare storie ed esperienze diverse, le chiediamo se c’è un aneddoto che le è rimasto particolarmente dentro.

“La prima volta che abbiamo fatto la Catwalk in Duomo a Milano nevicava, così ho pensato subito che l’evento sarebbe stato rimandato per il troppo freddo… Invece le ragazze erano gasate in un modo pazzesco e si sono spogliate subito per sfilare come delle matte! Vedere come la ‘confidence’ che ricevono grazie anche al mio lavoro gli possa cambiare la vita è qualcosa di pazzesco”.

Oltre agli eventi e agli incontri dal vivo c’è poi un’enorme mole di contatti e messaggi online. Un sacco di storie quotidiane che arrivano a Laura soprattutto da parte di ragazze.

“Hanno bisogno di parlare con qualcuno che possibilmente le capisca e riesca a dare loro un consiglio, magari anche dicendo una cosa che già hanno dentro ma che sentita dire da un altro, come sappiamo, può essere più efficace. La domanda più frequente è ‘come hai fatto ad apprezzarti e a non odiarti?’, oppure chi mi chiede come ho fatto ad uscire dalla bulimia perché magari ha lo stesso problema. La risposta dipende spesso dalla situazione, ma dico comunque sempre che ognuno di noi ha già le carte che servono per fare ed essere ciò che si desidera”.

Laura ha deciso di lanciare un messaggio, con la speranza che qualcuno possa continuare a trarre ispirazione dal suo importante lavoro di sensibilizzazione, magari trovando un pizzico di sicurezza e orgoglio in più. “Cercate sempre di diventare fieri di voi. Rendetevi conto che siamo individui completi, possiamo realizzare qualsiasi cosa purché venga fatta con in armonia con noi stessi e con il mondo che ci circonda. Solo così possiamo cambiare la vita in meglio. E questo senso di pace lo si ottiene quando si è fieri di noi come persone senza sminuire gli altri”.

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