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L’industria del porno vuole iniziare a produrre serie tv come Netflix

Un articolo di Vice mette in luce come numerose compagnie di siti porno stiano considerando l'idea di lanciare piattaforme dedicate a contenuti fruibili da un pubblico più ampio

Di Emma Zannini
Pubblicato il 24 Ott. 2017 alle 16:29 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 19:40
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Immagine di copertina

Mark Hay, giornalista di Vice, ha iniziato una ricerca per rispondere ad una domanda: una casa di produzione che si occupa di pornografia, potrebbe estendere il proprio campo e iniziare a produrre serie tv più convenzionali, magari su una piattaforma apposita come Netflix? La risposta è: forse.

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Il punto di partenza da cui ha avuto origine il lavoro di Hay, è stata l’offerta fatta da xHamster alle sorelle Wachowski, ideatrici della nota serie Sense8 prodotta da Netflix. xHamster è uno dei siti porno più utilizzati al mondo, e la proposta fatta ad agosto alle registe era quella di acquisire i diritti della serie e di produrne una terza stagione, dopo che Netflix aveva deciso di cancellarla fra le proteste accesissime del web.

L’offerta non è stata accettata e Netflix ha deciso di produrre un finale di due ore per accontentare i fan, ma il tutto aveva incuriosito il giornalista di Vice, che ha intervistato il vice presidente di xHamster Alex Hawkins. “È da qualche tempo che la compagnia sta cercando di immergere un dito nelle acque calde delle serie televisive”, ha affermato Hawkins.

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Lo scorso anno xHamster ha prodotto Sex Factors, un reality show in cui il vincitore aveva la possibilità di firmare un contratto con una delle maggiori agenzie produttrici di contenuti porno e in cui i partecipanti gareggiavano in sfide dal contenuto piuttosto esplicito.

Secondo Hawkins molti altri siti starebbero tentando di produrre film non prettamente porno, cioè al confine fra pornografia e cinema convenzionale.

Gli ostacoli per iniziative di questo tipo non mancano, a cominciare dal budget: ogni episodio di Sense8 è costato circa 9 milioni di dollari, una cifra che va ben al di là di quella spesa anche per il più sofisticato e ambizioso film porno. Senza contare che persino per realizzare Sex Factors ci sono voluti due anni, e che il reality è stato sonoramente bocciato dalla critica.

Tuttavia, sempre secondo la ricerca di Mark Hay, un eventuale nuovo tentativo in questo senso potrebbe essere avere risultati migliori. Come sostiene Mareike Jenner, che si occupa di studi di media e film e che è stata intervistata dal giornalista, uno spazio per queste compagnie all’interno dell’ambito dei digital media potrebbe facilmente essere trovato, proprio in virtù della loro navigata esperienza nei contenuti streaming.

Inoltre, bisogna considerare che lentamente i vari tabù sui contenuti sessualmente espliciti stanno scomparendo, e che molti spettatori quindi non avrebbero alcun problema a guardare show prodotti da siti porno.

“La decisione è: continuare a combattere sul proprio mercato tradizionale, o ampliarsi e crescere in termini di business?” dice Hawkins.

Si tratterebbe, secondo lo studioso di nuovi media Gerald Sim che si occupa di nuovi media, non di mettere i contenuti sul sito ufficiale, ma di aprire una nuova piattaforma e un nuovo brand, dai contenuti sessuali espliciti ma non pornografici.

L’unione tra qualità cinematografica e contenuti erotici, per quanto difficile da immaginare, potrebbe quindi benissimo avvenire in un futuro non troppo lontano e portare un’ondata di novità nell’industria delle serie televisive.

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