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Se abbiamo perso interesse nel nostro lavoro forse stiamo vivendo un momento di “burnout”

Resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, sensazione di fallimento, rabbia, scoraggiamento, negatività, senso di stanchezza e malessere fisico generale potrebbero essere i segnali di un "esaurimento professionale"

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 20 Ott. 2017 alle 19:39 Aggiornato il 12 Set. 2019 alle 19:40
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Immagine di copertina

Il termine burnout è stato utilizzato per la prima volta negli anni Settanta in psichiatria per identificare una particolare sindrome che colpisce le professioni in cui le relazioni interpersonali sono costanti e continue.

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La parola significa, letteralmente,  “scoppiare”, “bruciarsi” , per deduzione quindi bruciare fino ad esaurimento, spegnimento. 

Oggi con l’espressione “sindrome da burnout” si fa riferimento a chiunque sia sottoposto a un “esaurimento professionale”, in particolare a seguito di una situazione stressante prolungata nel tempo.

Questa problematica è stata descritta inizialmente dagli studiosi H. Freudenberger e da C. Maslach, che portarono avanti le prime osservazioni a partire dal 1970 all’interno di un reparto di igiene mentale in cui avevano notato su alcuni operatori dei sintomi caratteristici di questo problema.

Il burnout, o “esaurimento professionale”, è stato riscontrato in modo predominante in coloro che operano in ambiti sociali e sanitari come medici, psicologi, assistenti sociali, insegnanti, esperti di orientamento al lavoro, fisioterapisti, infermieri, guide spirituali, missionari, agenti delle forze dell’ordine e operatori del volontariato, nonché in quelle tipologie di professioni educative che generano un contatto, spesso con un coinvolgimento emotivo profondo, con i disagi degli utenti con cui si lavora e di cui si guida la crescita personale.

Sintomi

Resistenza ad andare al lavoro ogni giorno, sensazione di fallimento, rabbia, scoraggiamento, negatività, senso di stanchezza ed esaurimento persistente, malessere fisico generale, crisi di pianto, stato di costante tensione, ridotto interesse verso il proprio lavoro, distacco emotivo, sono solo alcuni dei sintomi fisici e psichici del burnout.

Il soggetto tende a sfuggire l’ambiente lavorativo assentandosi sempre più spesso e lavorando con entusiasmo ed interesse sempre minori, a provare frustrazione e insoddisfazione, nonché una ridotta empatia nei confronti delle persone delle quali dovrebbe occuparsi.

Il burnout si accompagna spesso ad un deterioramento del benessere fisico, a sintomi psicosomatici come l’insonnia e psicologici come la depressione. I disagi si avvertono dapprima nel campo professionale, ma poi vengono rapidamente trasportati sul piano personale: l’abuso di alcol, di sostanze psicoattive ed il rischio di suicidio sono elevati nei soggetti affetti da burnout.

Più di 55 milioni di lavoratori in Europa hanno risposto a un questionario dell’EU Labour Force Survey dichiarando di essere esposti a rischi di tipo psicologico a causa del troppo lavoro, delle eccessive ore passate in ufficio, delle scadenze lavorative insostenibili e dei cambiamenti organizzativi delle proprie aziende.

Il burnout può essere causato da diversi fattori: un’eccessiva mole di lavoro, l’incertezza rispetto al ruolo che si ricopre in azienda, pressioni da parte dei superiori, conflitti con i colleghi, senso di inadeguatezza rispetto al ruolo assunto, mobbing, ambiente di lavoro poco confortevole. Essere sottoposti in maniera prolungata a questi fattori porta a numerosi problemi sia fisici che psichici.

Non esiste, a livello clinico, un elenco ufficiale dei sintomi che delineano la sindrome, spesso al centro di una disputa tra chi ne confonde la sintomatologia con quella della depressione.

Ci sono comunque tre aree principali di sintomi che sono considerate tipiche del burnout:

• Esaurimento: le persone colpite dalla sindrome soffrono e si esauriscono emotivamente, sono stanche e prive di energia. I sintomi fisici includono dolori allo stomaco e problemi intestinali.

• Alienazione da attività lavorative: le persone affette da burnout possono iniziare a dimostrare cinismo sulle loro condizioni di lavoro e sui loro colleghi. Allo stesso tempo, cominciano ad allontanarsi emotivamente da tutti e a sentirsi annoiati.

• Prestazioni ridotte: il burnout riguarda principalmente le attività quotidiane sul posto di lavoro, in casa o nella cura dei familiari. Le persone con questa sindrome affrontano con negatività gli impegni, hanno difficoltà a concentrarsi e mancano di creatività.

Alcuni consigli utili

• Imparare a dare ascolto al proprio corpo, che manda segnali precisi e che è “consapevole” della situazione molto prima di quanto non lo sia il cervello.

• Riposare. Per superare il burnout bisogna essere consapevoli di una cosa: non possiamo avere tutto sotto controllo. E una delle cose più efficaci da fare per superarlo, è oziare, passare il tempo impegnati in attività non produttive, adatte a noi e piacevoli.

 • Introdurre sane e buone abitudini di vita. Creare una nuova buona abitudine alla volta e darsi degli obiettivi realistici. 

• Fare affidamento sul nostro network di relazioni. Quando siamo sotto stress lavorativo la prima cosa a cui rinunciamo è stare con le persone che amiamo, divertirci, uscire.

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