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Alcuni sanatori dell’Unione Sovietica sono stati riconvertiti in hotel di lusso

Un tempo erano strutture governative funzionali all'ideologia comunista, dove i lavoratori trascorrevano periodi di riposo

Di Emma Zannini
Pubblicato il 11 Ott. 2017 alle 15:28 Aggiornato il 11 Ott. 2017 alle 15:38
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Holidays in Soviet Sanatoriums è il progetto della scrittrice Maryam Omidi, che con la collaborazione di otto diversi fotografi ha visitato 39 sanatori in 11 paesi dell’ex Unione Sovietica.

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Un tempo questi luoghi erano una combinazione fra istituti medici e stabilimenti termali, e ogni anno erano visitati da milioni di cittadini dell’Urss, che venivano inviati tramite mandato dal governo. La loro funzione si inseriva nel contesto dell’ideologia sovietica: i sanatori servivano infatti per permettere alle persone di riposare dopo periodi di duro e intenso lavoro.

Appena arrivati in un sanatorio, si veniva sottoposti ad una visita medica, e successivamente ad una scaletta di attività rigidamente cronometrate. Non era permesso portare con sé i famigliari, né bere e divertirsi, ma il tempo doveva essere dedicato alla riflessione sugli ideali socialisti e a recuperare le energie prima di tornare a lavoro.

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Alcuni sanatori offrivano anche dei trattamenti specializzati, come bagni nel petrolio greggio e docce al radon.

Moltissime di queste strutture sono tuttora attive, anche se sono state riconvertite in hotel, dove un soggiorno di una notte può costare fino a 200 euro.

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