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Le straordinarie foto di Vivian Maier esposte a Palazzo Pallavicini a Bologna

Vivian Maier è una delle fotografe più apprezzate del Ventunesimo secolo, e dal 3 marzo Palazzo Pallavicini propone al pubblico una mostra delle sue foto originali

Di Camilla Palladino
Pubblicato il 16 Feb. 2018 alle 15:33
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Dal 3 marzo al 27 maggio 2018 le incantevoli sale rinascimentali del Palazzo Pallavicini di Bologna presentano “Vivian Maier – La fotografa ritrovata”, una straordinaria mostra con le immagini originali di una delle fotografe più apprezzate di questo secolo.

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La mostra, a cura di Anne Morin, ha utilizzato le foto dell’archivio Maloof Collection e della Howard Greendberg Gallery di New York, e offre ai visitatori un eccezionale percorso espositivo diviso in differenti sezioni tematiche, affrontando tutti gli argomenti che la Maier sentiva più cari e vicini: infanzia, autoritratti, ritratti, vita di strada, oggetti e colore.

Le foto in bianco presentate sono ben 120. Di queste, 100 sono in bianco e nero: 10 in formato grande, 90 di formato medio. Ci sono poi 20 foto a colori relative alla produzione degli anni Settanta dell’artista.

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Il lavoro di Vivian Maier, nata nel 1926 e morta nel 2009, è rimasto nell’ombra fino al 2007, anno in cui John Maloof, figlio di un rigattiere, acquistò un box a un’asta.

Dalla scatola emersero effetti personali femminili di ogni genere appartenenti a Vivian Maier, il cui contenuto venne messo all’asta a causa di alcuni ritardi nel pagamento dell’affitto.

Tra questi oggetti emerse anche una cassa contenente centinaia di negativi e rullini, tutti ancora da sviluppare.

Dopo averne stampati alcuni e averli mostrati in giro, Maloof si rese conto dell’immenso tesoro che aveva tra le mani e, grazie alla sua intuizione e a un’accurata divulgazione, portò in breve tempo questa fotografa sconosciuta a essere apprezzata e affermata a livello mondiale.

“Nessuno è eterno, bisogna lasciare il posto agli altri, è un ciclo. Abbiamo tempo fino alla fine e poi un altro prenderà il nostro posto. È tempo di chiudere e tornare al lavoro” disse Vivian Maier durante la sua vita.

Dopo la morte della Maier, le sue fotografie sono state esposte in tutto il mondo: nella sua patria, gli Stati Uniti, ma anche in Europa tra Danimarca, Inghilterra e Francia, fino ad arrivare negli ultimi anni in Italia, e ora a Bologna.

L’originalità di Vivian Maier si esprime nel grande talento nello scattare fotografie che catturano particolari e dettagli evocativi della quotidianità, raccontando così la strada, le persone, gli oggetti e i paesaggi.

L’obiettivo della sua macchina fotografica intercetta con attenzione soggetti poco considerati all’epoca, rendendoli invece protagonisti del suo lavoro: la strada è il suo palcoscenico.

Nello studio dei suoi lavori si riscontra un altro filone: la Maier sviluppa infatti una vera ossessione per il gesto del fotografare, per lo scatto vero e proprio e non per il risultato finale della fotografia.

Come afferma Marvin Heiferman, studioso di fotografia: “Seppur scattate decine di anni fa, le fotografie di Vivian Maier hanno molto da dire sul nostro presente”.

Vivian Maier spesso diviene il soggetto delle sue stesse fotografie con lo scopo, quasi ossessivo, di ricercare se stessa, imprimendo la sua ombra, il suo riflesso, la sua silhouette nello scatto.

Il gran numero di autoritratti presenti nella sua produzione fotografica sembra esprimere una sorta di eredità nei confronti di un pubblico che non voleva, o forse non poteva, rappresentare.

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