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Il bunker segreto tra le montagne svizzere dove i milionari nascondo le loro riserve di bitcoin

Il giornalista Joon Ian Wong ha visitato un caveau dove le monete elettroniche sono custodite attraverso sofisticate chiavi crittografiche

Di Francesca Loffari
Pubblicato il 17 Ott. 2017 alle 17:21 Aggiornato il 17 Ott. 2017 alle 17:35
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Il giornalista Joon Ian Wong ha raccontato su Quartz il suo viaggio in Svizzera, dove esiste un bunker segreto in cui milionari di tutto il mondo depositano le proprie riserve di bitcoin.

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Il caveau è gestito dalla Xapo, una compagnia di servizi finanziari con sede a Hong Kong, ed è situato in ex un bunker militare. La sua posizione precisa rimane segreta e l’accesso è limitato da severe misure di sicurezza.

Il fondatore della Xapo, l’imprenditore argentino Wences Casares, è un pioniere dei bitcoin.

Ma come funziona il caveau? Tecnicamente non vi si depositano unità di bitcoin, ma chiavi crittografiche private, che assicurano l’accesso alle monete elettroniche conservate nel network. Accedere o entrare in possesso di una chiavetta crittografica altrui equivale a rubare un lingotto d’oro.

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Per raggiungere il bunker è necessario abbandonare l’autostrada e imboccare una strada a carreggiata unica. Una volta superati pascoli di mucche ed escursionisti eccentrici Wong è giunto ai piedi di una montagna, dove ha incontrato Michel Streiff, che lavora per la Deltalis, la compagnia di servizi di sicurezza che gestisce la struttura. Il bunker fu costruito dall’esercito svizzero nel 1947 e fungeva da quartier generale durante la Guerra Fredda.

Streiff ha guidato il giornalista verso una facciata di cemento che sporge da un fianco della montagna: l’ingresso del bunker. Wong ha iniziato le pratiche di registrazione, ma gli è stato richiesto di presentare anche le impronte digitali e di farsi fotografare. Il giornalista è entrato, poi, in una “trappola per uomini”, un’anticamera cilindrica a prova di proiettile, da cui è uscito solo dopo che un operatore ha aperto la porta sul lato opposto.

Una volta superata la “trappola”, ha oltrepassato una serie di porte d’acciaio girevoli ed è sceso per 100 metri attraverso uno stretto passaggio, scavato nel granito. Al termine del corridoio Wong si è trovato davanti a due porte rosse in acciaio, progettate per resistere persino ad un’esplosione atomica.

A questo punto è finalmente arrivato il momento di visitare la “suite privata” della Xapo, la parte ultra-sicura del centro dati. Woon e le sue guide hanno superato una seconda anticamera e sono finiti di fronte ad una porta bianca. “Nessuno, che non fosse dipendente della Xapo, era mai arrivato fin qui” ha esclamato una delle guide mentre apriva la porta.

Nella suite si trova un ulteriore accesso che conduce alla cosiddetta “stanza fredda”, uno spazio circondato da placche di acciaio per neutralizzare possibili attacchi con impulsi elettromagnetici, che spazzerebbero via tutti i dati depositati.

La stanza fredda contiene un hardware, mai connesso a internet, che viene utilizzato per tracciare in remoto le transazioni di bitcoin.

Per i beni digitali, come i bitcoin, muri spessi e luoghi segreti non bastano. E’ necessario munirsi di scudi efficaci contro gli attacchi invisibili, che bersagliano il caveau, come ha affermato un responsabile della sicurezza “24 ore su 24, sette giorni su sette”.

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