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Le foto della striscia di Gaza senza elettricità

I frequenti black-out uniti al caldo torrido stanno mettendo a rischio sia le infrastrutture che la salute degli abitanti palestinesi

Di Andrea Lanzetta
Pubblicato il 30 Lug. 2017 alle 13:38 Aggiornato il 30 Lug. 2017 alle 13:46
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La striscia di Gaza soffre ormai da anni periodicamente di black out e mancanza di servizi essenziali, ma quest’estate, mentre le temperature in Medio Oriente hanno raggiunto la media di 35 gradi, i palestinesi non hanno più di quattro ore di elettricità al giorno.

In questa situazione hanno ben poche possibilità di poter utilizzare ventilatori e condizionatori per trovare sollievo dal caldo torrido.

La crisi energetica sta interessando sia le infrastrutture che la salute degli abitanti di Gaza, perché gli impianti di trattamento delle acque reflue in questa situazione non possono funzionare e così le fogne stanno sversando liquami non trattati direttamente nel Mediterraneo, mentre gli anziani e i malati cercano disperatamente di sfuggire al caldo.

L’acqua è spesso riservata a bambini e animali da lavoro, i palestinesi hanno smesso di dormire sui materassi, concedendosi un po’ di fresco dormendo sul pavimento.

Nella speranza di far pressione sul gruppo islamista Hamas e convincere la popolazione a ribellarsi al suo controllo, il presidente palestinese Mahmoud Abbas ha ridotto i pagamenti della sua amministrazione a Israele per l’energia elettrica fornita alla striscia di Gaza.

Tutto ciò ha lasciato i 2 milioni di palestinesi che vivono in quelle terre con solo poche ore di energia al giorno.

Messaggio politico elettorale. Committente: Tobia Zevi

Ospedali e le altre strutture di emergenza compensano con i generatori di riserva ma ben pochi cittadini palestinesi comuni possono permetterseli.

In queste condizioni, una gita in spiaggia, che altrove sarebbe un’occasione di gioia, diventa una necessità per le famiglie intrappolate nella striscia.

“Siamo venuti qui per far giocare i bambini, anche se il mare è inquinato”, ha detto Sabah Joudah, madre di due figli. “È estate e non c’è acqua né elettricità, le fognature non funzionano, a casa non possiamo usare i ventilatori: è dura, è molto dura”.

Secondo i funzionari dell’autorità palestinese, i blackout comportano uno sversamento giornaliero di oltre 100mila litri di acque reflue non trattate direttamente in mare. In questa situazione, oltre il 75 per cento del mare risulta inquinato.

Fare il bagno spesso causa ai bambini infiammazioni cutanee e dolori addominali.

La mancanza di elettricità ha danneggiato anche il già precario settore della vendita al dettaglio, con interi negozi di elettrodomestici che hanno già sospeso l’attività.

L’unico prodotto che ancora viene venduto sono i ventilatori a batteria che hanno bassi costi e possono essere ricaricati nelle poche ore in cui la rete elettrica entra in funzione.

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