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La pornografia romantica nelle illustrazioni di Ana Elena Pena

Le opere della disegnatrice e scrittrice spagnola Ana Elena Pena sono un viaggio surreale di colori vivaci e di tratti morbidi che ci mette di fronte alle paure e alle ossessioni della società moderna

Di Gianluigi Spinaci
Pubblicato il 4 Giu. 2018 alle 13:03 Aggiornato il 4 Giu. 2018 alle 13:05
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Ana Elena Pena è un’artista spagnola nata a Murcia ma che vive a Valencia, dove si è laureata in Belle Arti.

È una pittrice e illustratrice che opera nel filone del surrealismo pop e da alcuni anni sta scrivendo racconti e poesie sulla linea della pornografia romantica.

Sia nei suoi scritti sia nei suoi disegni, non abbandona mai la tenerezza e la delicatezza nella forma e nel contenuto, nonostante i temi che affronta sono crudi e spesso sporchi.

Il suo lavoro è un viaggio surreale di colori vivaci e di tratti morbidi che ci mette di fronte alle paure e alle ossessioni della società moderna.

Con le sue illustrazioni e i suoi testi, Ana Elena Pena fornisce una critica feroce contro il culto esagerato della bellezza, gli abusi e la violenza in tutte le sue forme.

Nel 2010 è stato pubblicato il suo libro “Faccio bolle con la saliva”, dopo che lei stessa aveva autoprodotto alcuni testi di brevi racconti e poesie come “Antidoti bellezza”, “Sangue nelle ginocchia” e “La città delle ragazze perdute”.

Tra il 2014 e il 2015 ha pubblicato “Cicatrici”, sui disordini alimentari e l’ansia, e “Andiamo a scopare finché non ci innamoriamo”, di cui vi proponiamo alcune illustrazioni.

Questo il poema “Finché non sei solo” di Ana Elena Pena, contenuto nel libro “Sangue nelle ginocchia”:

Finché non sei solo

camminiamo con gente pazza, con idioti e ubriachi,

con donne vuote o di morale dubbia.

Mentiamo per i genitori,

abbiamo giurato invano,

consegniamo la pelle e commettiamo i nostri sogni

attraversando la strada ciecamente

con il primo che stringe le nostre mani.

Finché non sei solo

abbiamo creato una grande farsa che chiamiamo AMORE

(bene, con lettere maiuscole)

tirando fuori i conigli morti da un cappello,

mischiare le nostre carte con le trappole

e facendo brutti scherzi con gli specchi

per non darci di fronte alla realtà

e allontana la paura da noi

essere soli

Perché, finché non c’è, o se non sembra che siamo,

siamo affamati, sprechiamo soldi,

ascoltiamo senza ascoltare

ci abbracciamo senza abbracciarci

e diventiamo automi disperati,

dimenticando quanto sia bello sedersi e aspettare le cose,

semplicemente

accadere.

L’odore del gelsomino nelle notti d’estate e l’inaspettata scoperta dell’autentico, che ci troverà impreparato, privo di artifici, disadorno, disarmato e tranquillo.

Liberato da tutto ciò che pesa e schiavo del vaporoso, il senza peso …

Lasciati trasportare …

Ma finché non sei solo

nemmeno un momento,

Continuiamo a cercare e continuiamo a fingere.

Crea ciò che vedi e ciò che non lo è,

per paura che scoprano i nostri difetti

e la fragilità che sta dietro di loro.

Siamo schiacciati dall’impotenza, dall’angoscia e dalla fretta …

così quella notte ci divora e svela il giorno

quasi sempre nel posto sbagliato,

dove un silenzio scomodo

(e un dolore al petto)

non rimproverano più e più volte

tutte quelle sciocchezze che facciamo

qui e ora,

domani e sempre

finché non sei solo.

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