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Gli Stati Uniti rimuovono il Sudan dalla lista nera dei Paesi che sponsorizzano il terrorismo

Lo Stato africano pagherà 335 milioni di dollari ai cittadini americani vittime di attentati terroristici. Una volta completato il pagamento, il Sudan uscirà dalla lista

Di Clarissa Valia
Pubblicato il 20 Ott. 2020 alle 19:49 Aggiornato il 20 Ott. 2020 alle 19:53
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Immagine di copertina
Credit: EPA/MOHAMMED ABU OBAID

Gli Usa rimuovono il Sudan dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo

Gli Stati Uniti rimuoveranno il Sudan dalla lista nera degli Stati che sponsorizzano il terrorismo (Corea del Nord, Iran e Siria restano nell’elenco). Lo ha detto il presidente Donald Trump dopo che il governo di Karthoum ha accettato di versare 335 milioni di dollari ai cittadini americani vittime di attentati terroristici a titolo di risarcimento per il suo presunto ruolo nel bombardamento di due ambasciate statunitensi in in Kenya e Tanzania da parte di al-Qaeda nel 1998. Una volta completato il pagamento, il Sudan uscirà dalla lista. “Finalmente giustizia per il popolo americano e una grande passo per il Sudan!”, ha aggiunto il capo della Casa Bianca in un tweet.

Una mossa storica che segna un nuovo capitolo nelle relazioni tra i due paesi. Il governo di transizione del Sudan, che ha preso il potere lo scorso anno dopo la caduta del dittatore Omar al-Bashir deposto con una rivolta popolare, negli ultimi mesi ha subito crescenti pressioni da parte dei funzionari statunitensi per il pagamento del risarcimento. Il segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha discusso della revoca delle sanzioni con il primo ministro sudanese, Abdalla Hamdok, durante una visita a Khartoum in agosto. “Grazie mille, presidente Trump! Attendiamo con impazienza la sua notifica ufficiale al Congresso che revoca la designazione del Sudan come sponsor del terrorismo, che è costata troppo al Sudan”, ha twittato lunedì il premier Hamdok. “Stiamo per sbarazzarci dell’eredità più pesante del precedente regime defunto del Sudan, noi sudanesi siamo persone amanti della pace e non abbiamo mai sostenuto il terrorismo”.

Il segretario di Stato Usa Michael R. Pompeo atterra a Khartoum, Sudan, 25 agosto 2020. Credit: EPA

La decisione di Trump annunciata ieri, lunedì 19 ottobre, rafforza le voci che vogliono in arrivo un accordo tra Sudan e il suo storico nemico Israele per la normalizzazione delle relazioni sulla scia di quelli firmati da altri paesi del mondo arabo come Emirati Arabi Uniti e Bahrein.

Lo status di “paese sponsor del terrorismo” ha negato al Sudan l’accesso agli aiuti esteri di cui ha disperatamente bisogno. L’economia del paese, infatti, è stata fortemente penalizzata da decenni di malgoverno di Omar al-Bashir, continui conflitti interni, sconvolgimenti politici e ora anche dalla pandemia Covid-19. Cibo, carburante e medicine hanno prezzi elevatissimi.

Più di 224 persone sono morte e 4mila sono rimaste ferite nel doppio bombardamento delle ambasciate in Tanzania e Kenya del 7 agosto 1998 da parte di al-Qaeda, allora gestito da Osama bin Laden dall’Afghanistan. Gli Stati Uniti hanno giudicato il Sudan colpevole di aver fornito supporto essenziale ad al-Qaeda quando Bin Laden era residente nel paese tra il 1991 e il 1996. Il Sudan è entrato a far parte della black list nel 1993 ed è attualmente uno dei quattro paesi, insieme a Iran, Corea del Nord e Siria, a far parte della “lista nera”. Il presidente Usa ha il potere di rimuovere una nazione dall’elenco degli Stati sponsor del terrorismo, ma il Congresso deve ancora rivedere l’accordo: ha 45 giorni per opporsi.

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