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Il presidente Usa Donald Trump fa marcia indietro: il comandante delle operazioni dell’ICE lascia Minneapolis

Immagine di copertina
Credit: Benjamin Hanson/MEI/SIPA / AGF

Il presidente chiama il sindaco Frey e il governatore del Minnesota Walz e annuncia l’invio di Tom Homan al posto di Gregory Bovino dopo due omicidi e settimane di proteste

L’Immigration & Customs Enforcement degli Stati Uniti, l’ormai famigerata agenzia federale americana ICE responsabile dell’omicidio di due manifestanti a Minneapolis e che sarà presente anche alle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, comincerà oggi a lasciare la più grande città del Minnesota dopo settimane di proteste contro le violenze degli agenti inviati dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
L’annuncio è arrivato dal sindaco democratico della città, Jacob Frey, che ieri, dopo il governatore del Minnesota e collega di partito Tim Walz, ha avuto un colloquio telefonico con Trump, che da parte sua ha annunciato l’arrivo nello stato di Tom Homan, nominato l’anno scorso “Zar del Confine” dall’inquilino della Casa bianca. Una vicenda che intanto ha avuto conseguenze politiche: ieri l’avvocato Chris Madel, noto per la sua difesa delle forze dell’ordine, ha annunciato il ritiro dalla corsa del Partito Repubblicano per la carica di governatore del Minnesota: “Non posso sostenere la ritorsione nazionale lanciata dai Repubblicani contro i cittadini del nostro Stato, né posso considerarmi membro di un partito che lo farebbe”.

Morti di Stato
L’intervento dell’ICE a Minneapolis e le conseguenti proteste della popolazione civile locale per i metodi brutali adottati dagli agenti federali, condannati anche dalle autorità municipali e statali, ha provocato la morte di due cittadini statunitensi.
La poetessa 37enne, madre di tre figli, Renee Good, è stata uccisa il 7 gennaio scorso a colpi di arma da fuoco da un agente federale mentre cercava di lasciare in auto un posto di blocco dell’ICE. L’indagine, da cui le autorità federali del FBI hanno escluso la polizia e la magistratura locale, ha portato alla luce episodi inquietanti: la giustificazione da parte dei vertici della Casa bianca e del Dipartimento della Sicurezza Nazionale dell’omicidio e la mancata assistenza medica alla vittima, rimasta viva per alcuni minuti dopo la sparatoria.
Un’altra vittima, Alex Pretti, un infermiere della terapia intensiva di un ospedale per veterani, è stato ucciso il 24 gennaio scorso a colpi di arma da fuoco da un agente dell’ICE mentre cercava di soccorrere un’altra manifestante. L’uomo, immobilizzato e disarmato prima di essere colpito, era stato definito “un terrorista interno” arrivato sul posto “per compiere una strage di agenti federali” da parte della responsabile alla Sicurezza Interna, Kristi Noem. Una ricostruzione prima confermata dal presidente Donald Trump sul suo social Truth e poi parzialmente ritirata dalla sua portavoce alla Casa bianca Karoline Leavitt, che ha parlato di una “tragedia”. Il presidente degli Stati Uniti, ha detto l’ex candidata repubblicana al Congresso, “non vuole vedere persone ferite o uccise per le strade”. Un’apertura già segnalata dal tycoon in un’intervista al Wall Street Journal.

La “svolta telefonica” di Trump
La vera svolta però è seguita proprio alle due telefonate intercorse tra il magnate newyorkese e le autorità locali di Minneapolis e all’annuncio dell’invio di Tom Homan in Minnesota. “Il governatore Tim Walz mi ha chiamato chiedendomi di collaborare per quanto riguarda il Minnesota. È stata un’ottima telefonata e, in effetti, sembravamo essere sulla stessa lunghezza d’onda”, aveva scritto ieri Trump sul suo social Truth. “Ho detto al governatore Walz che avrei fatto chiamare Tom Homan e che ciò che stiamo cercando sono tutti i criminali lì da loro. Il governatore, con molto rispetto, ha capito e gli parlerò prossimamente. Era felice che Tom Homan andasse in Minnesota, e lo sono anch’io!”, ha aggiunto il presidente prima di lasciarsi andare a un elogio del lavoro svolto dall’ICE. “Abbiamo avuto un enorme SUCCESSO a Washington, DC, Memphis, Tennessee, e New Orleans, Louisiana, e praticamente in ogni altro posto che abbiamo “toccato” e, anche in Minnesota, la criminalità è in forte calo, ma sia il governatore Walz che io vogliamo migliorare la situazione!”.
Una ricostruzione solo in parte confermata dall’interlocutore. “Ho avuto una telefonata produttiva con il Presidente Trump stamattina. Gli ho detto che abbiamo bisogno di indagini imparziali sulle sparatorie di Minneapolis che hanno coinvolto agenti federali e che dobbiamo ridurre il numero di agenti federali in Minnesota”, aveva scritto poco dopo sul suo profilo X il governatore Walz. “Il Presidente ha accettato di valutare la possibilità di ridurre il numero di agenti federali in Minnesota e di parlare con il DHS (Dipartimento per la sicurezza nazionale, ndr) per garantire che il Minnesota Bureau of Criminal Apprehension sia in grado di condurre un’indagine indipendente, come normalmente avviene”.
Ma l’inquilino della Casa bianca ha sentito poi anche il sindaco di Minneapolis. “Ho appena avuto un’ottima conversazione telefonica con il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey. Si stanno facendo molti progressi!”, aveva scritto sempre ieri Trump su Truth, annunciando un successivo incontro tra il primo cittadino e Homan ma senza fornire ulteriori dettagli. “Ho parlato con il Presidente Trump questo pomeriggio e ho apprezzato la conversazione. Ho espresso quanto Minneapolis abbia beneficiato delle nostre comunità di immigrati e ho chiarito che la mia richiesta principale è la fine dell’Operazione Metro Surge (dell’ICE, ndr). Il Presidente ha convenuto che la situazione attuale non può continuare. Alcuni agenti federali inizieranno a lasciare l’area domani (oggi, ndr) e continuerò a insistere affinché il resto del personale coinvolto in questa operazione se ne vada”, ha commentato sui social Frey, che ha ribadito la propria opposizione alla politica dell’ICE. “Minneapolis continuerà a collaborare con le forze dell’ordine statali e federali per condurre indagini penali concrete, ma non parteciperemo ad arresti incostituzionali dei nostri vicini né applicheremo la legge federale sull’immigrazione. I criminali violenti dovrebbero essere ritenuti responsabili in base ai crimini che commettono, non in base alla loro provenienza”, ha aggiunto, confermando il prossimo incontro con lo “Zar del Confine”, Tom Homan, inviato da Trump in sostituzione di Greg Bovino, comandante in capo della United States Border Patrol e responsabile dell’Operazione Metro Surge dell’ICE.

Il “giallo” Bovino
Ma proprio sul destino del capo dell’agenzia federale tanto cara al presidente Usa è giallo. Come annunciato dalla Casa bianca infatti Homan riferirà “direttamente” al presidente e guiderà le operazioni dell’ICE in città. Che fine farà allora Bovino?
Fonti dell’amministrazione repubblicana hanno rivelato alla rivista statunitense The Atlantic che è stato sollevato dall’incarico e che persino il la segretaria per la Sicurezza Interna Kristi Noem e il suo consigliere Corey Lewandowski, i maggiori sostenitori di Bovino, rischiano di perdere il posto. Tutte affermazioni categoricamente smentite dalla vicesegretaria Tricia McLaughlin.
Eppure, secondo tre fonti interne citate dall’emittente statunitense Cnn, non solo Bovino e alcuni suoi agenti lasceranno Minneapolis oggi ma il Dipartimento per la sicurezza interna ha anche sospeso l’accesso del comandante in capo della United States Border Patrol ai suoi account social.

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