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Si smorzano i toni tra l’Unione Europea e la Polonia

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Il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans si è recato in visita a Varsavia per la riconciliazione. L'analisi di Massimo Congiu

Le tensioni che ultimamente hanno caratterizzato i rapporti tra l’Unione Europea e la Polonia per alcuni provvedimenti presi dal governo di Varsavia si sono smorzate dopo la visita nella capitale polacca del vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans.

Sembra che le parti si siano trovate d’accordo sulla necessità di collaborare per porre fine alla crisi istituzionale in atto in Polonia e far sì che il paese si metta in regola con il rispetto dello stato di diritto.

Il riferimento è in particolare a due norme: una sottopone il sistema mediatico a un controllo sempre più stretto da parte dell’esecutivo, l’altra, secondo l’Ue, depotenzia la Corte costituzionale.

Tali provvedimenti sono stati presi dall’attuale governo conservatore del PiS (Prawo i Sprawiedliwość, Diritto e Giustizia), guidato da Beata Szydło, 53 anni, vicepresidente del PiS, primo ministro dal novembre dello scorso anno.

A causa delle sue iniziative l’esecutivo polacco è entrato in rotta di collisione con l’Ue che di fronte a queste misure ha posto un problema di rispetto dello stato di diritto.

La settimana scorsa sarebbe dovuto essere pubblicato il parere della Commissione europea sulla situazione nel paese; essa è stata rinviata per dare più tempo alla Polonia di adeguarsi allo spirito comunitario, soprattutto dopo gli incontri che Timmermans ha avuto con le autorità di Varsavia.

Il braccio destro di Jean-Claude Juncker si dice soddisfatto del confronto con i suoi interlocutori polacchi che a sua detta avrebbero espresso la volontà di trovare una soluzione. Le parti sarebbero quindi più vicine.

Poco prima la Szydło aveva affermato che mai la Polonia si sarebbe arresa agli ultimatum dell’Ue e precisato che alcuni membri della Commissione europea stanno distruggendo l’Ue piuttosto che aiutarla a crescere.

Le tensioni che si erano venute a creare avevano contribuito a dealineare la prospettiva di una sospensione del diritto di voto in seno al Consiglio europeo della Polonia, fermo restando che l’Ungheria di Viktor Orbán, nel caso si creasse un simile scenario, potrebbe bloccare l’adozione di queste sanzioni che abbisognano del voto unanime.

Del resto il primo ministro ungherese è stato a suo tempo protagonista di un confronto teso con l’Ue a causa di provvedimenti simili adottati dal suo governo e tuttora i suoi rapporti con Bruxelles sono tutt’altro che idilliaci.

Gli esecutivi attualmente al potere nei due paesi combattono la presunta ingerenza dell’Ue e di altri organismi internazionali nelle questioni interne, nei fatti che riguardano esclusivamente i singoli stati membri.

“Ciascuno di essi è sovrano e l’Unione deve capirlo”, sottolineano i sostenitori della linea seguita da Orbán e dalla Szydło. Tra l’altro, insieme alla Repubblica Ceca e alla Slovacchia, la Polonia condivide la posizione assunta da Budapest a fronte della crisi migranti e contribuisce al rilancio del Gruppo di Visegrád, del quale fanno parte tutti e quattro i paesi, sulla scena europea.

Il confronto tra Bruxelles e Varsavia è ora contraddistinto da toni più pacati ma il premier polacco tiene a precisare che quello del quale le parti discutono è in ogni caso un problema interno alla Polonia, una questione che presuppone una soluzione interna al di là della condivisione di vedute con Timmermans sulla necessità di portare avanti il dialogo con l’Ue.

Collaborazione, quindi, ma a patto che sia chiaro il concetto della giurisdizione polacca sulle questioni interne e che non venga messa in dubbio la sua esclusiva competenza anche sui problemi dei rapporti tra l’alta corte, la stampa e l’attuale governo.

I toni tra Bruxelles e Varsavia sono più concilianti ma è necessario attendere gli sviluppi della situazione per poter parlare di ritrovata collaborazione o, comunque, di collaborazione destinata a durare.

Non bisogna dimenticare che con il governo Szydło la Polonia partecipa al fronte dissidente nei confronti dell’Ue non solo sulla questione dei migranti, ma anche per quanto riguarda la gestione dei rapporti tra il cuore dell’Unione e i suoi stati membri.

— L’analisi è stata pubblicata da ISPI con il titolo “Passata la tempesta, si lavora per ricucire le difficili relazioni tra Varsavia e Bruxelles” e ripubblicata in accordo su TPI con il consenso dell’autore 

*Massimo Congiu, giornalista e direttore dell’Osservatorio Sociale Mitteleuropeo

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