In Ungheria sta per essere varata la “legge sulla schiavitù”, che aumenta le ore di straordinario per i lavoratori

Di Laura Melissari
Pubblicato il 13 Dic. 2018 alle 12:59 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 18:14
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Credit: ATTILA KISBENEDEK / AFP

In Ungheria sta per essere approvata una legge che è stata soprannominata “Legge sulla schiavitù”. Si tratta di un controverso provvedimento che aumenta le ore di straordinario che i datori di lavoro possono chiedere ai dipendenti, da 250 a 400.

Parallelamente le ore extra potranno essere pagate dopo 3 anni e non più entro un anno come prevedono le norme attuali.  Se un lavoratore lascia o perde il lavoro prima del periodo di tre anni, è possibile che non riceverà quanto gli spetta per le ore di straordinario.

Oltre che una legge sulla schiavitù, si tratta anche di una legge contro i sindacati: il provvedimento prevede infatti che le trattative sul lavoro straordinario possano essere condotte direttamente tra dipendenti e aziende, rendendo superflua la contrattazione dei sindacati.

I sindacati temono che i bassi salari e il fatto che le trattative con i lavoratori siano private, possano rappresentare una pressione sui lavoratori ad accettare gli straordinari.

Il salario minimo in Ungheria è di circa 533 dollari al mese, mentre il salario medio, secondo Trading Economics, è di 1.136 dollari al mese.

Se approvata, la legge aggiungerà inoltre 8 ore settimanali in più, o una settimana lavorativa di sei giorni.

Il partito del primo ministro Viktor Orban, Fidesz, sostiene la bontà del provvedimento. “Coloro che vogliono guadagnare di più lavorando di più, ne avranno la possibilità”, ha dichiarato il deputato Lajos Kosa.

Si tratta del primo provvedimento che sta mettendo in discussione la popolarità del premier Orban. Numerose le proteste contro la legge, in particolare a Budapest, dove sabato 8 dicembre 2018 hanno manifestato migliaia di persone.

Il governo sostiene che la flessibilità del lavoro sia necessaria per andare incontro ai bisogni degli investitori, come ad esempio le case automobilistiche tedesche le cui fabbriche contribuiscono a guidare la crescita economica dell’Ungheria. La manodopera a basso costo è spesso stata un punto di forza per le società che operano in Ungheria.

Secondo molti critici della legge i giganti automobilistici tedeschi, una parte fondamentale dell’economia ungherese, avrebbero esercitato pressioni su Budapest per allentare le restrizioni sugli straordinari a causa dell’aumento della manodopera nel paese.

Le aziende automobilistiche di lusso tedesche come Audi e Daimler, che produce Mercedes-Benz, hanno trasferito le loro fabbriche in Ungheria negli ultimi anni. Anche Bmw ha annunciato la costruzione di un impianto in Ungheria nei prossimi mesi.

Alle proteste hanno preso parte anche numerosi studenti, che si battono per una maggiore libertà accademica nelle università. Tra loro anche gli studenti dell’Università dell’Europa centrale, di George Soros, che era stata colpita da una legge varata lo scorso aprile e che impediva di accettare nuovi studenti a partire dal gennaio 2019.

Alcuni dei manifestanti ungheresi hanno indossato i gilet gialli, prendendo ispirazione dal momento che sta scatenando il caos in Francia.

Negli ultimi tempi l’Ungheria è stata protagonista di una vigorosa crescita economica, e ha visto crollare il suo tasso di disoccupazione, che è arrivato ai minimi storici.

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