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I modi più atroci con cui venivano torturate le donne nel Medioevo

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Accusate di stregoneria, adulterio, cattive condotte sessuali, prostituzione, le donne nel Medioevo andavano incontro a punizioni crudeli e umilianti. Eccone alcune

Le donne accusate di mettere in giro voci false o di parlare troppo erano costrette a portare delle briglie di metallo sul volto

La Briglia di Scold era una gabbia di ferro da posizionare sul viso della donna, usata per punire coloro che ingannavano, spettegolavano, o parlavano troppo. La briglia veniva bloccata sulla testa e un pezzo di metallo sporgente veniva infilato in bocca. Ogni volta che si provava a muovere la lingua, questa veniva lacerata.

A volte le donne venivano incatenate a un gancio attaccato al camino di casa fino a quando non avevano “imparato la lezione”. Oppure potevano essere portate in giro per la città con la gabbia sul volto per essere umiliate.

Le donne litigiose venivano legate insieme con uno strumento noto come “il violino di Shrew’s”.

Si trattava di un tipo di giogo in legno. La donna poteva indossare singolarmente lo strumento ed essere costretta a camminare avanti e indietro come punizione, oppure veniva legata insieme a colei con cui stava litigando.

Le donne accusate di cattiva condotta sessuale venivano umiliate sul “Cucking Stool”, un particolare sgabello

L’obiettivo di questa punizione era l’umiliazione. Lo sgabello veniva usato anche con gli uomini, ma in particolare si utilizzava con le donne accusate di essersi prostituite. Era la sedia dell’infamia, dove queste donne venivano obbligate a sedersi per poi essere portate in giro per la città e derise.

Una variante della punizione precedente era il Ducking Stool, un altro tipo di sgabello

Questo tipo di sedile veniva attaccato a lunghe travi di legno e sospeso su un fiume o su un lago. Le donne venivano poi immerse in acqua e tirate fuori. Sono stati documentati casi in cui alcune donne venivano immerse così tante volte da rimanere uccise. Era una punizione “per raffreddare i bollenti spiriti”.

Le donne che facevano pettegolezzi venivano punite con uno strumento che bloccava loro il collo e lasciate alla mercé della folla

Il cosiddetto Thewe era un tipo di arnese di legno usato specificamente per le donne, che vi venivano incatenate come punizione per crimini comuni come liti con i vicini, pettegolezzi o sesso fuori dal matrimonio. Nel 1977 Ann Morrow fu accusata di essersi travestita da uomo per sposare un’altra donna. Fu costretta a indossare quella gabbia e una folla inferocita la accecò tirandole pietre.

Le donne accusate di avere molti uomini erano costrette a indossare il “mantello dell’ubriaco”

Conosciuto anche come “la botte della vergogna”, questo strumento era usato per punire gli uomini per crimini come furto, ubriachezza e disordini. Ma fu usato anche contro le donne, portate in giro per la città per essere derise.

Le donne che avevano relazioni extraconiugali subivano il taglio del naso

La mutilazione o la rimozione del naso era una punizione per le donne sessualmente promiscue. Venivano sfigurate in volto per privarle del “potere” della propria bellezza. Gli uomini adulteri non subivano nulla di simile ma dovevano pagare una multa.

Le donne  prepotenti o dispotiche venivano punite con la cosiddetta “camminata della vergogna”

Le donne venivano costrette a camminare a piedi nudi per la città in sottana. La folla si radunava per assistere alla “camminata della vergogna”, accompagnando la processione e umiliando la donna.

Le prostitute o le proprietarie di un bordello venivano marchiate con un ferro caldo

Si tratta di una punizione popolare per le prostitute durante il XVI secolo. Lady Low, che gestiva un bordello ad Aberdeen, fu marchiata con un ferro caldo su entrambe le guance e costretta a indossare una corona di carta prima di essere espulsa dalla città. Fu avvisata che sarebbe stata fatta annegare se fosse tornata.

Le donne accusate di furti o stregoneria venivano affogate

L’annegamento era una punizione comune per le donne accusate di furto. Era causa di morte anche la cosiddetta “immersione della strega”, pratica per la quale i cacciatori di streghe avrebbero dovuto accertarsi se una donna era una strega a seconda del fatto che galleggiasse o meno.

Le donne accusate di tradimento, stregoneria o eresia venivano bruciate vive

Si tratta di una punizione medievale classica, molto usata. Le donne accusate di comunione col diavolo venivano appese e veniva fatto indossare loro un vestito imbevuto di catrame. Erano poi legate su un barile con il fuoco acceso.

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