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Il “Toblerone” nel mirino dell’estrema destra: boicottato perché ha ricevuto l’attestazione “halal”

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La nota barretta di cioccolato svizzero è ora conforme alle norme islamiche in tema di alimentazione

La più celebre piramide di cioccolata al mondo è al centro di una bufera. Il “Toblerone”, la barretta di cioccolato svizzero prodotta dalla multinazionale statunitense Mondelēz, è stato travolto dalle polemiche da parte dell’ultradestra europea dopo aver ricevuto la certificazione “halal”. A riportare la notizia, tra i primi, è stato il Times.

La vicenda

Il bollino “halal” non è altro che il riconoscimento delle conformità alla norme islamiche in tema di alimentazione. Una certificazione che è arrivata nel 2018 e, nello specifico, sei mesi fa. Ma in realtà il risultato è stato ottenuto senza apportare alcuna modifica agli ingredienti utilizzati per creare la barretta triangolare. Per molti, quindi, si è trattato solo di un modo per incrementare le vendite del dolciume nei paesi islamici.

“Il 97 per cento del nostro fatturato è prodotto dalle vendite all’estero” ha affermato, a tal proposito, un portavoce della Mondelēz. L’azienda ha poi precisato che “la ricetta originale del ‘Toblerone’ è rimasta invariata”. Ma “il lavoro e tutti i prodotti realizzati sono stati sottoposti a una certificazione che verifica che gli ingredienti e i processi di produzione siano conformi agli standard ‘halal'”.

La mossa della multinazionale, comunque, non è piaciuta al partito tedesco, Alternative für Deutschland, che ha avviato una campagna di boicottaggio. Per gli estremisti di destra si tratta di un'”islamizzazione dell’Europa”. Una reazione che è arrivata dopo le dichiarazioni di Mounir Khazami, presidente dello Swiss Arab Network, il quale aveva sottolineato che molte società tendono a non promuovere apertamente i loro prodotti come “halal” per timore di toccare la sensibilità dei consumatori svizzeri.

Come si ottiene il bollino “halal”

La certificazione “halal” è uno strumento che garantisce ai fedeli musulmani la legittimità di un alimento rispetto ai principi religiosi. Un prodotto certificato “halal”, dunque, può essere consumato da un fedele commettendo alcun peccato.

Nel pieno rispetto del credo, le vivande non contengono uova di galline allevate in batteria e tracce di maiale, oltre alle sostanze con alcol.

Anche se in Europa l’attestazione “halal” è correlata al cibo, nella religione musulmana ciascun bene o servizio viene valutato e, di conseguenza, esistono standard di certificazione anche per prodotti cosmetici, farmaceutici e di abbigliamento. Senza tralasciare le prestazioni finanziarie, assicurative e bancarie.

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