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Home » Esteri

Turchia, l’altra tragedia: violenza sui soccorritori, sciacalli nelle case distrutte e fosse comuni per le troppe vittime

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A una settimana dal terremoto che ha sconvolto Turchia e Siria i soccorritori riescono ancora ad estrarre vive diverse persone dalle macerie: una donna di 88 anni è stata tirata fuori dalla sua abitazione a Kirikhan, nel distretto di Antiochia un bimbo di sette mesi è sopravvissuto 140 ore tra i detriti.

Merito delle squadre di soccorso locali, ma anche di quelle inviate da diversi Paesi stranieri, che si sono mobilitate per portare solidarietà alle zone colpite. Ma tra gli sfollati la tensione cresce, e proprio i rappresentanti degli aiuti umanitari finiscono sotto attacco.

Ci sono stati ad esempio dei saccheggi nella città portuale di Iskenderun: “Gli sfollati, affamati, attaccano i camion degli aiuti”, ha raccontato a Repubblica Monsignor Paolo Bizzeti. Nella già citata Antiochia chi ha perso tutto lotta e sgomita per il cibo, arrivando a strapparlo dalle mani delle altre vittime della tragedia.

E si fa largo anche il caso sciacalli, con diversi individui massacrati di botte perché semplicemente sospettati di aver rubato nelle case distrutte.

Il gruppo di soccorso e ricerche israeliano, United Hatzalah, ha lasciato la Turchia dopo sei giorni di attività per “una significativa minaccia per la sicurezza”: Antiochia, vicina al confine siriano, è una delle aree più ostili a Gerusalemme, e i responsabili hanno ricevuto avvisi dall’intelligence di una “concreta e immediata” minaccia contro la delegazione. Anche emissari di Germania e Austria hanno per un breve periodo interrotto i soccorsi dopo aver udito “spari nell’area”.

Due gruppi dei vigili del fuoco italiani sono rientrati e saranno sostituiti: in Siria hanno salvato due ragazzi e recuperato sedici corpi. Il totale delle vittime sfiora quota 40mila nei conteggi ufficiali, che continuano ad aggiornarsi.

Sono al momento 29.605 in Turchia e 9.300 in Siria, “dove il numero delle vittime continuerà a crescere man mano che avremo accesso alle aree colpite”, ha riferito Rick Brennam, responsabile regionale delle emergenze dell’Organizzazione mondiale della sanità.

Un bilancio che pone anche il tema delle sepolture e il rischio colera. Ad Hatay, in Turchia, le vittime vengono seppellite in fosse comuni. Intanto le autorità accusano i costruttori degli edifici – uno ogni sette – crollati: 131 sono i denunciati dopo un’indagine lampo, di cui 113 con mandati d’arresto.

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