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Home » Esteri

Taiwan: ecco perché il voto di domani mette a rischio gli equilibri tra Cina, Usa e non solo

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Le elezioni di domani, sabato 13 gennaio, a Taiwan, dove una piccola democrazia vota all’ombra della minaccia della Cina, grande vicino autoritario che pone la riunificazione fra i suoi obiettivi dichiarati, potrebbero cambiare gli equilibri del mondo. “Il modo con cui la Cina risponderà alle scelte fatte dagli elettori di Taiwan sarà un test della possibilità di poter gestire le tensioni fra Washington e Pechino o del procedere verso un ulteriore scontro, o anche un conflitto”, nota la Cnn.

Sono 19,3 milioni gli elettori chiamati a votare per l’elezione del nuovo presidente e il rinnovo del parlamento monocamerale, lo Yuan legislativo. Pechino è intervenuta pesantemente, con minacce, esercitazioni militari, campagne di disinformazione e coercizione economica, per indirizzare il voto verso Hou Yu-Ih, candidato del partito nazionalista Kuomitang (Kmt) all’opposizione. L’obiettivo è impedire la vittoria di William Lai, candidato del Partito democratico progressista (Dpp) della presidente uscente Tsai. Il terzo è Ko Wen-je, carismatico ex sindaco di Taipei, che nel 2019 ha fondato il Partito del Popolo di Taiwan, puntando soprattutto ai temi del carovita e proponendo una terza via nei rapporti con Pechino, a suo dire né troppo ostile, né troppo deferente.

Pechino considera Taiwan, isola di fatto indipendente con 23 milioni di abitanti e un pugno di alleati nel mondo, una “provincia ribelle” da “riunificare”. La “riunificazione” è “inevitabile”, ha rimarcato nel suo ultimo discorso pubblico il leader cinese Xi Jinping, dal 2012 segretario generale del Partito comunista, un partito-Stato con più di 98 milioni di membri, al vertice della Commissione militare centrale e presidente della Cina dal 2013, che concentra sulla sua persona tanti poteri quanti mai ne aveva avuti un leader prima di lui nella Repubblica Popolare.

La questione di Taiwan è un punto cruciale dei non facili rapporti fra Pechino e Washington. Gli Stati Uniti hanno rotto formalmente con Taiwan quando hanno riconosciuto la Cina nel 1979, ma hanno mantenuto rapporti ufficiosi con Taipei e l’impegno a provvedere alla sua difesa. Già con il presidente Donad Trump Washington ha rafforzato il sostegno a Taiwan. Biden non è da meno e ha già fatto sapere di voler inviare una delegazione ufficiosa sull’isola dopo le elezioni, provocando un’immediata protesta cinese.

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