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Il nuovo partito dell’ala radicale di Syriza

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In seguito alle dimissioni del premier greco Alexis Tsipras, 25 membri del suo partito, Syriza, hanno deciso di fondare un nuovo gruppo

Venticinque membri del partito greco Syriza – appartenenti all’ala più radicale – hanno deciso di formare un nuovo partito, in seguito alle dimissioni annunciate dal premier greco Alexis Tsipras la sera del 20 agosto. Secondo quanto riportano i media locali, il nuovo gruppo politico si chiamerà Laiki Enotita (Unità popolare) e sarà guidato da Panagiotis Lafazanis, ex ministro dell’Energia.

Lafazanis ha fortemente criticato l’accordo siglato da Tsipras con i creditori internazionali, che prevede un nuovo piano di salvataggio pari a 86 miliardi di euro in cambio dell’approvazione di una serie di riforme economiche e privatizzazioni. Il 13 agosto, durante il voto sull’accordo, Tsipras ha perso la maggioranza parlamentare, perché quasi un terzo dei membri di Syriza hanno votato contro o si sono astenuti.

Nella lista dei parlamentari scissionisti pubblicata dal quotidiano greco Te Nea, non figurano i nomi dell’ex presidente della Camera Zoe Konstantopulou e dell’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, che si sono dimessi lo scorso luglio.

Secondo fonti vicine al governo, in seguito alle dimissioni di Tsipras saranno convocate elezioni anticipate per il 20 settembre. Si tratta della quinta volta che i cittadini greci sono chiamati alle urne negli ultimi sei anni. Il partito Syriza aveva vinto le elezioni il 25 gennaio 2015, conquistando 149 dei 300 seggi parlamentari.

Il leader del partito conservatore Nuova Democrazia Vangelis Meimarakis, arrivato secondo alle ultime elezioni, ha tre giorni di tempo per formare un nuovo governo. La stessa opportunità sarà poi data al nuovo partito dell’ala radicale di Syriza e ad Alba Dorata, partito di estrema destra.

Secondo gli analisti politici greci, nessuno di questi gruppi otterrà sufficienti consensi. Se non si riuscirà a formare un nuovo governo, il premier dimissionario Tsipras dovrà ufficialmente convocare elezioni anticipate.

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