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Se la Svezia mette al bando Biancaneve

I paesi scandinavi hanno avuto successo nel ridurre la disuguaglianza di genere adottando politiche che, sin dalla prima infanzia, combattono gli stereotipi di genere

Di TPI
Pubblicato il 19 Dic. 2016 alle 08:00 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:23
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Immagine di copertina

Nella classifica dei paesi che hanno avuto più successo nel ridurre la disuguaglianza di genere, i primi quattro posti sono occupati da paesi del nord Europa, nell’ordine: Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia. (Al quinto posto si colloca – forse inaspettatamente, almeno per alcuni – il Ruanda, mentre l’Italia si classifica solo 50esima).

Tra le ragioni di questo primato vi sono sicuramente i risultati delle politiche studiate appositamente per promuovere l’uguaglianza di genere. Tali iniziative coinvolgono anche il settore dell’istruzione e la prima infanzia.

In Svezia, in particolare, gli emendamenti introdotti nel 1998 alla legge sull’istruzione impongono alle scuole di adottare provvedimenti per garantire un’istruzione scevra da ogni tipo di discriminazione di genere.

Così, in una scuola materna di Stoccolma, la Nicolaigarden, gli insegnanti hanno deciso di riprendere le loro interazioni con i bambini e hanno scoperto che, benché ritenessero di comportarsi in modo neutrale, il loro atteggiamento cambiava quando si rivolgevano a maschi e femmine.

In seguito a questo piccolo esperimento, l’istituto scolastico si è dato da fare per sviluppare un approccio pedagogico diverso ed eliminare ogni tipo di stereotipo di genere.

Tutti i bambini hanno allora avuto accesso agli stessi giochi, senza limitazioni, e ai libri della biblioteca scolastica dove personaggi maschili e femminili forti figurano in pari misura.

Non solo, i volumi disponibili alla Nicolaigarden propongono diversi modelli di famiglia (famiglie con un solo genitore, famiglie con due genitori dello stesso sesso, famiglie con bambini adottivi) e diversi modelli di eroe, come Kivi, un bambino il cui genere non è specificato così che sia bambini che bambine si possano identificare.

Non trovano spazio tra gli scaffali, invece, classici come Biancaneve e i sette nani, criticato perché riproduce stereotipi di genere ritenuti particolarmente degradanti soprattutto per le donne, con la sua eroina incastrata tra le faccende domestiche per un gruppo di minatori, la sua ingenuità nel cadere nelle trappole di una matrigna interessata solo ed esclusivamente al proprio aspetto, e la sua generale passività in una storia che la vorrebbe protagonista. Ma anche per gli uomini, se il principe azzurro si innamora di Biancaneve al solo vederla, per altro inerme perché senza vita, avvelenata da una mela.

— LEGGI ANCHE: Perché i paesi del nord Europa sono i più colpiti dalla violenza sulle donne

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