Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Ultimo aggiornamento ore 08:56
Immagine autore
Lucarelli
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Di Battista
Home » Esteri

La suprema corte egiziana conferma dieci condanne a morte per le violenze allo stadio di Port Said

Immagine di copertina

Negli scontri avvenuti a febbraio 2010 durante una partita di calcio morirono 73 tifosi. I Fratelli musulmani accusarono i sostenitori del deposto rais Hosni Mubarak

La Corte superiore egiziana ha confermato il 20 febbraio le condanne a morte per dieci uomini accusati di aver preso parte agli scontri avvenuti l’1 febbraio 2010, nello stadio di Port Said, nel nord est del paese.

Le violenze scoppiarono mentre era in corso la partita di calcio tra la squadra locale e una dei club più quotati del campionato egiziano, l’Al-Masry, per poi degenerare alla fine del match in una maxi rissa durante un’invasione di campo.

Negli scontri morirono 73 tifosi, 47 le persone arrestate dalla polizia. Il governo del Cairo definì la vicenda come “il peggior disastro della storia del calcio egiziano”. Vista la lunga storia di ostilità tra le tifoserie delle due squadre, sfociata più volte in violenti scontri, tutti i media del paese parlarono di “guerra pianificata”, ma alcuni partiti imputarono i fatti di Port Said al movente politico. In particolare, i Fratelli musulmani puntarono il dito contro i sostenitori del deposto presidente Hosni Mubarak.

Le indagini chiarirono che la maggior parte delle vittime furono schiacciate dalle migliaia di persone in fuga dalla struttura. Altre furono scaraventate dalle tribune dello stadio.

L’altra Corte egiziana ha anche confermato la condanna di altre 39 persone, con pene comprese tra i 15 e gli cinque anni di carcere. 

Tre anni dopo, l’8 febbraio del 2015, violentissimi scontri si verificarono al Cairo tra gli ultrà del club Zamalek e le forze di polizia, nei pressi dello stadio principale della capitale egiziana. Il bilancio fu di 22 morti e decine di feriti.

**Non restare fuori dal mondo. Iscriviti qui alla newsletter di TPI e ricevi ogni sera i fatti essenziali della giornata.**

Ti potrebbe interessare
Esteri / Draghi: "L'Italia donerà 45 milioni di vaccini ai Paesi più poveri"
Esteri / Germania, niente stipendio ai no vax in quarantena: “Perché devono pagare altri per chi sceglie di non vaccinarsi?”
Esteri / Elezioni in Germania: chi sarà il successore di Angela Merkel. La guida al voto
Ti potrebbe interessare
Esteri / Draghi: "L'Italia donerà 45 milioni di vaccini ai Paesi più poveri"
Esteri / Germania, niente stipendio ai no vax in quarantena: “Perché devono pagare altri per chi sceglie di non vaccinarsi?”
Esteri / Elezioni in Germania: chi sarà il successore di Angela Merkel. La guida al voto
Esteri / Francia, candidato alle presidenziali attacca la Nutella: “Fa male ai bambini e all’ambiente”
Esteri / Condannato a 25 anni l’eroe di “Hotel Rwanda”: salvò 1.200 persone dal genocidio
Esteri / “Russia responsabile dell’assassinio di Litvinenko”: la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo
Esteri / La disperazione di Haiti dopo il terremoto: il fotoreportage su The Post Internazionale
Esteri / Canada, Trudeau perde la scommessa delle elezioni anticipate: liberali al governo senza maggioranza
Esteri / India, sequestrate tre tonnellate di eroina proveniente dall’Afghanistan
Esteri / Usa: marito e moglie No vax muoiono di Covid, dicevano che il vaccino è “un attacco ai diritti umani”