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“Abbiamo percorso centinaia di chilometri a piedi, non torneremo indietro”, la testimonianza di una donna rohingya

Nel video pubblicato dall'Unicef viene raccontata la breve storia del piccolo Umar, un bambino di poche settimane nato in un campo profughi a Cox Bazar, e di sua madre arrivata al nono mese di gravidanza

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 20 Ott. 2017 alle 13:12 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 19:24
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Immagine di copertina

L’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, ha lanciato l’allarme sulla situazione dei minori appartenenti alla minoranza musulmana rohingya presente al confine tra Bangladesh e Birmania.

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Secondo l’Onu infatti, sono almeno 12mila ogni settimana i bambini costretti a fuggire dalle violenze dell’esercito e dei nazionalisti birmani.

Dalla fine di agosto, oltre mezzo milione di rohingya ha superato il confine nel distretto di Cox Bazar nel sud del Bangladesh dopo essere fuggiti da terribili violenze nel vicino Myanmar.

Nel video pubblicato dall’Unicef c’è la storia del piccolo Umar, un bambino di poche settimane nato proprio a Cox Bazar.

Sua madre è arrivata al campo profughi al nono mese di gravidanza, ha percorso centinaia di chilometri prima di arrivare al campo.

“Sono venuta qui con mio marito e mia suocera. Abbiamo superato le colline e attraversato le foreste, ora non vogliamo più tornare indietro”, racconta la mamma nel video.

“Noi continuiamo solo a camminare senza sapere dove stiamo andando”.

I bambini come Umar sono a rischio di contrarre malattie e di subire abusi di ogni tipo. “Molti piccoli rifugiati rohingya hanno assistito ad atrocità in Birmania che nessun bambino dovrebbe vedere”, ha detto Anthony Lake, direttore esecutivo dell’Unicef.

Nel nuovo rapporto – “Emarginati e disperati. I bambini rifugiati rohingya affrontano un futuro rischioso” – l’Unicef ha dichiara che la maggior parte dei rifugiati vive in insediamenti di fortuna sovraffollati e poco salubri.

Secondo il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, i bambini ospitati nei campi profughi in Bangladesh presentano segni di malnutrizione acuta.

In questi campi mancano i servizi essenziali per le partorienti e i neonati. “Questa crisi sta rubando ai bambini l’infanzia, ma non dobbiamo lasciare che gli rubi anche il futuro”.

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