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In Spagna è stata battuta l’intolleranza della Destra

Di Bobo Craxi
Pubblicato il 29 Apr. 2019 alle 14:34 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 20:35
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Immagine di copertina
Credit: AFP/Getty Images

Spagna elezioni 2019 – I socialisti spagnoli aumentando in voti e seggi non solo possono essere in condizioni di formare un governo di coalizione, prospettiva che non era scontata prima del voto, ma salvano le sorti del Socialismo Europeo in crisi da tempo e trovano una chiave politica efficace per allontanare dal continente il rischio di un’involuzione reazionaria ed avventuristica.

Erano presenti in questa elezione tutti gli elementi che altrove hanno mandato in crisi delle democrazie consolidate come Francia, Inghilterra e Italia.

In Spagna, all’oggettivo distacco dalla politica e dai partiti tradizionali, si era aggiunta negli ultimi anni la grave crisi territoriale catalana con l’aumento progressivo del blocco sovranista ed indipendentista che minacciava seriamente la tenuta istituzionale della fragile monarchia democratica nata dalla transizione post franchista.

Pedro Sànchez ha tentato il tutto per tutto, risorto dopo aver perduto due anni fa le elezioni ed essersi opposto a un sostegno parlamentare al governo popolare di Mariano Rajoy è riuscito in un’impresa assai difficile proprio mentre le condizioni attorno a lui si facevano sempre più complesse: la perdita di autorevolezza del Partito Popolare, il lassismo (nell’uno e nell’altro senso) sulla crisi catalana aveva aperto la strada al rischio di una soluzione spagnola all’Andalusia ovvero un governo delle destre sostenuto dalla nuova formazione oltranzista e segnatamente nostalgica del franchismo chiamata Vox.

Rovesciato il governo Rajoy con il sostegno di Podemos, Sanchez ha governato meno di un anno gettando le basi per un recupero di credibilità nazionale, riaprendo un dialogo con l’insorgenza catalana proprio mentre i leader politici venivano condotti alla sbarra per un processo fondato su accuse pesantissime come sedizione e ribellione.

Approfittando dei conti lasciati in ordine da Mariano Rajoy, i socialisti impostavano una linea economica fondata sull’investimento in direzione dei salari più bassi, sull’approvazione di leggi in difesa della donna e rigeneravano una politica europea ricoprendo il vuoto lasciato dall’ondivaga posizione italiana, rilanciando quindi Pedro Sanchez convinto europeista e atlantista in una dimensione di statista che fino ad un anno prima non aveva di certo. Severo nella lotta contro l’immigrazione ma aperto quando si è trattato di trascinare in casa le vite umane che il governo Conte aveva abbandonato nel mare, dialogante ma fermo con gli indipendentisti e aggressivo nei confronti della nuova destra il cui pericolo ha riportato al voto gli elettori delusi della sinistra in questi anni.

Il Psoe sfonda nelle grandi città ma soffre nella Spagna rurale, si afferma un voto anche per la formazione di Ciudadanos che paga tuttavia il suo eccessivo spostamento a destra e una campagna monotematica sul rischio di separazione della Spagna.

Gli elettori hanno scelto le forze del dialogo che stanno a sinistra, anche in Catalogna viene premiata la posizione di Esquerra Repubblica meno intransigente rispetto al movimento creato da Puigdemont che ha seguito dal suo esilio le elezioni e a cui stamattina è stato impedito di presentarsi alle europee dalla Giunta Elettorale spagnola.

Le elezioni europee di maggio saranno una sorta di secondo turno, potrebbero avere un effetto trascinamento e consolidare la forza politica di Sanchez che si appresta a formare un governo di coalizione, che per il momento sembra obbligato dai numeri a fondarsi su un patto con Podemos (sconfitto nelle urne ma premiato politicamente) e dagli astensionismi di formazioni regionali forse evitando di rimanere sotto il “ricatto” dei partiti catalani.

Un voto che appare un buon viatico per le europee se si considera che il Nazional Populismo ne esce ridimensionato e una grande forza politica con radici novecentesche appare in salute, smentendo tutte le prefiche attorno alla necessità del superamento delle armature ideologiche.

Un artifizio, un inganno praticato da destra e da sinistra in particolare contro il socialismo che esce da questa prova più forte e capace di padroneggiare anche le gravi insidie del nostro tempo.

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