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La storia delle sorelle sopravvissute ad Auschwitz perchè scambiate per gemelle

Immagine di copertina
Andra e Tatiana Bucci insieme al cugino Sergio

Audra e Tati furono indirizzate al Kinderblock, la baracca dei bambini destinati agli esperimenti del dottor Joseph Mengele

Le sorelle Bucci sono nate a Fiume, una città allora situata nel nord Italia e oggi parte della Croazia.

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Andra nata nel 1939 oggi ha 79 anni, Tatiana, nata nel 1937, 81.

Il loro padre, Giovanni Bucci, marinaio, era cattolico.

La loro madre, Mira Perlow, era ebrea ed era fuggita dalle persecuzioni in Russia con i suoi genitori.

Nei primi anni della guerra, gli ebrei italiani erano relativamente sicuri.

Ma quella modesta sicurezza finì nell’autunno del 1943, quando l’Italia cambiò posizione in guerra dopo la caduta del governo di Mussolini.

Le parti settentrionali e centrali del paese caddero immediatamente sotto l’occupazione tedesca.

In una notte di fine marzo 1944 giunsero i tedeschi in casa di Tati e Andra.

Andra e Tatiana Bucci

Le due sorelle, allora di 4 e 6 anni, erano appena andate a letto, assieme al cugino Sergio de Simone, fuggito da Napoli insieme alla madre, Gisella.

Il 29 marzo, mentre la famiglia Bucci rimase a Fiume, tutta la famiglia Perlow fu portata a Trieste e imprigionata alla Risiera di San Sabba, l’unico campo di concentramento nazista in Italia con un forno crematorio, e una stazione di transito per i deportati ebrei.

Dopo un viaggio di un giorno, il 4 aprile il treno si fermò ad Auschwitz: Mira, Andra e Tati, Gisella e Sergio furono radunati da una parte, la loro nonna venne sistemata in un’altra fila, assieme ai prigionieri destinati alle camere a gas.

Le due sorelle e Sergio furono indirizzati al Kinderblock, la baracca dei bambini destinati agli esperimenti del dottor Joseph Mengele.

Probabilmente, scambiate per gemelle, Andra e Tati vennero risparmiate alle camere a gas e tenute da parte per diventare, in un secondo momento, bambine-cavie di Mengele (proprio sui gemelli, infatti, egli conduceva atroci esperimenti).

Mira di giorno lavorava e solo per qualche tempo riuscì ad andare a trovare le figlie per ricordare loro di non dimenticare i propri nomi.

Questo permise alle bambine di non diventare solo un numero e fu importante anche per ritrovarle dopo la liberazione.

Le due sorelle però, presto dimenticarono la loro lingua, iniziando a parlare tedesco.

Fondamentale per la loro salvezza fu la blockova (addetta alla sorveglianza della baracca dei bambini e delle donne), che un giorno prese da parte Andra e Tatiana e disse loro: « Verranno degli uomini, raduneranno tutti voi bambini e vi diranno: chi vuole vedere la mamma e tornare con lei, faccia un passo avanti. Voi dovete rimanere ferme al vostro posto, non rispondere assolutamente nulla. »

Le due sorelle avvisarono Sergio affinché si potesse salvare insieme a loro.

Quando il dottor Mengele si presentò alla baracca chiedendo ai bambini di avanzare, Sergio, fece un passo in avanti e per questo venne prelevato insieme ad altri 19 bambini per essere trasferito al campo di concentramento di Neuengamme dove subì orribili esperimenti e venne infine stordito e impiccato, nel seminterrato di una scuola ad Amburgo meno di un mese prima della fine della guerra.

Andra e Tati si salvarono e nel 1945, vennero liberate.

Giunte in Inghilterra, le ragazze iniziarono finalmente un lungo processo di adattamento alla vita normale, una vita in cui gli adulti non erano assassini e il cibo non doveva essere custodito.

Mira, all’insaputa delle sue figlie, non era morta ad Auschwitz, ma era stata trasferita in un altro campo, e sopravvissuta, era tornata in Italia e si era ricongiunta con Giovanni, che nel frattempo era stato prigioniero di guerra, in Africa.

Anche la madre di Sergio, Gisella era sopravvissuta.

Nel dicembre del 1946 Andra e Tatiana tornarono a casa e tutta la famiglia Bucci si stabilì a Trieste. 

Mira non ha mai chiesto loro cosa fosse successo ad Auschwitz, Gisella invece ha continuato a cercare Sergio.

Solo nel 1983, un giornalista tedesco scoprì la fine che avevano fatto quei 20 bambini.

Sergio De Simone con la madre Gisella

La madre di Sergio però, fino alla sua morte, ha continuato a sperare.

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