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Home » Esteri

La Siria si conferma il paese più pericoloso per i giornalisti

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Un'analisi pubblicata dal Committee to Protect Journalists rivela che almeno 26 giornalisti sono morti durante i combattimenti in diversi teatri di guerra nel 2016

Il Committee to Protect Journalists (Cpj) ha rivelato che il 2016 è stato l’anno peggiore dal 2013 per quanto riguarda i giornalisti rimasti uccisi in teatri di guerra, benché il numero totale di reporter che hanno perso la vita per motivi legati alla loro professione sia in declino.

Secondo i dati raccolti dal Cpj, quest’anno 48 giornalisti sono stati uccisi per ritorsioni connesse al loro lavoro. Oltre la metà dei reporter, 26 persone, hanno perso la vita durante i combattimenti in diversi paesi, specialmente nell’area mediorientale.

La classifica dei paesi più letali per i giornalisti vede la Siria al primo posto (14 decessi), seguita da Iraq e Yemen (sei decessi ognuno), Afghanistan (quattro decessi), Somalia e Libia (3 decessi ognuno).

La Siria si conferma quindi il paese più pericoloso: dall’inizio del conflitto sono rimasti uccisi almeno 107 giornalisti.

Tra le ultime vittime c’è Osama Jumaa, fotografo e giornalista video per l’agenzia fotografica internazionale Images Live di appena 20 anni, morto ad Aleppo. Viaggiava su un’ambulanza per documentare il soccorso ai civili quando il mezzo era finito sotto il fuoco dell’artiglieria delle forze armate siriane, ed era stato ferito. Un successivo raid aereo aveva colpito l’ambulanza uccidendo sia Jumaa che un paramedico che gli stava prestando le prime cure.

Anche il sedicente Stato islamico rappresenta una seria minaccia per i giornalisti: dal 2013, l’Isis è stato messo in relazione con la scomparsa di almeno 11 reporter, rapiti o uccisi, come l’americano James Foley, sequestrato il 22 novembre 2012 e decapitato nell’agosto del 2014. 

Il rapporto stilato da Cpj inoltre sottolinea come i rischi connessi al mestiere spingano molti giornalisti all’autocensura. Alcuni scelgono l’autoesilio o cessano la professione a causa dei rischi che affrontano.

In Pakistan, dal 1992 a oggi, sono stati uccisi 33 giornalisti, mentre in Russia, nello stesso periodo di tempo, sono stati assassinati 36 reporter.

Alcuni punti chiave dell’analisi di Cpj

– Gruppi politici, incluse organizzazioni islamiste militanti, sono responsabili di oltre la metà delle uccisioni di giornalisti nel 2016

– I giornalisti che coprono conflitti sono, comprensibilmente, i più esposti: il 75 per cento delle vittime di quest’anno lavoravano in teatri di guerra

– I fotografi e i cameraman sono le vittime più frequenti

– Il 20 per cento dei giornalisti uccisi nel 2016 erano freelance

– Nove giornalisti uccisi su dieci erano locali e non stranieri

— LEGGI ANCHE: La libertà di stampa nel mondo

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