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Home » Esteri

Cecilia Sala, le similitudini con il caso francese: così Macron ottenne dall’Iran il rilascio del suo ricercatore

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Sembrano parecchie le similitudini tra quanto sta affrontando in questi giorni il governo presieduto da Giorgia Meloni dopo la detenzione in Iran di Cecilia Sala e quanto avvenuto nel 2020 per il governo di Emmanuel Macron: dover scegliere se accettare uno scambio di prigionieri con Teheran o estradare negli Stati Uniti un ingegnere iraniano. Si trattava infatti di un uomo arrestato in Francia in esecuzione di un mandato di cattura emesso dagli Usa.

In quel caso il numero uno dell’Eliseo decise di procedere allo scambio, anche se non venne comunicato ufficialmente da Parigi, e nonostante la decisione della Corte di Cassazione francese che aveva autorizzato l’estradizione. Così nel marzo 2020, dopo circa nove mesi in un carcere dell’Iran, il ricercatore Roland Marchal ha fatto rientro a Parigi. Contemporaneamente tornava a Teheran l’ingegnere iraniano Jalal Ruhollah-Nejad, che era stato arrestato all’aeroporto di Nizza nel 2019. Per gli Usa aveva cercato di esportare tecnologia e materiale sensibile verso l’Iran, e per questo ne avevano chiesto l’estradizione, come ricostruisce Il Fatto Quotidiano.

Un caso, quello francese, che dunque sembra avere molti punti di contatto con quello della nostra giornalista, la cui detenzione appare legata a quella dell’ingegnere iraniano Abedini, arrestato a Malpensa su richiesta americana e accusato, come Nejad, di traffici in tecnologia bellica, nonostante l’Iran ufficialmente neghi il legame tra le due vicende.

Marchal dopo l’arresto fu trasferito in isolamento in un carcere di alta sicurezza ad Evin, con l’accusa di spionaggio. Era stato più volte interrogato e ogni dettaglio della sua vita era usato per dimostrare che fosse a capo di una rete di spie francesi in Iran. Una detenzione molto dura, senza un letto in cui poter dormire, proprio come Sala. I capi di accusa comunicati nel 2020 da un giudice erano “propaganda contro il regime” e “collusione per minare la sicurezza nazionale”. Anche la sua compagna venne arrestata con gli stessi capi d’accusa.

I giudici della Cassazione francese autorizzarono poi l’estrazione di Nejad verso gli Usa, ma Macron optò per un’altra strada. Almeno altri due francesi si trovano ancora detenuti in Iran: l’insegnante di lettere Cécile Kohler e il suo compagno Jacques Paris, in prigione a Evin dal 2022 con l’accusa di spionaggio. Per il Ministero degli Esteri transalpino si tratta di “ostaggi di Stato”.

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