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Home » Esteri

La ritirata, una parte della guerra che non va sottovalutata

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Ritirata. Un concetto sentito più volte, da entrambe le parti, nel corso della guerra in Ucraina. Così come purtroppo abbiamo sentito spesso un altro concetto: mandare uomini al fronte. Ma in entrambi i casi, probabilmente non abbiamo chiaro lo sforzo necessario per svolgere queste due operazioni. Seguire una guerra da lontano non ci permette infatti di comprendere facilmente una cosa: spostare decine di migliaia di uomini da un punto a un altro non è una passeggiata, ma un’operazione molto delicata.

Ritirare un esercito significa fare in modo che tutti i soldati possano essere messi in salvo e che con essi possa essere messo in sicurezza la maggior parte degli equipaggiamenti, che spesso proprio per agevolare i movimenti vengono lasciati alle proprie spalle. Se poi la strada da percorrere è dissestata, danneggiata dalla guerra, esposta al fuoco nemico, l’operazione si complica. Portare persone al fronte o farli ripiegare altrove rappresenta quindi un’operazione delicata e molto importante che non va mai sottovalutata, e nella storia per portarla a termine si è talvolta fatto ricorso a mezzi estranei all’equipaggiamento militare tradizionale.

Nella Prima Guerra Mondiale, ad esempio, quando nel 1914 la Francia si trovò colta di sorpresa dall’attacco tedesco attraverso il Belgio, per difendere Parigi si trovò costretta a mandare più uomini possibili al fronte. Per accelerare le operazioni, i vertici militari francesi arrivarono a confiscare 1.200 taxi nella capitale con cui trasportarono 4mila soldati: anche per questo la vittoria della Francia in quella battaglia è ricordata anche come “miracolo della Marna”.

È però nella Seconda Guerra Mondiale che assistiamo a quello che forse è il massimo esempio del genere. A Dunquerque, nel 1940, le truppe francesi e britanniche si trovarono completamente isolate dopo che l’esercito della Germania nazista aveva rotto il fronte occupando la Francia. Al governo di Londra non rimase che fare di tutto per mettere in salvo i suoi uomini, grazie ai quali avrebbe potuto proseguire la guerra. Per portare a casa questo obiettivo, il governo britannico mise in campo un totale di 850 imbarcazioni, che andavano da grandi navi da guerra a piccole imbarcazioni da diporto anche di proprietà di comuni cittadini. In questo modo riuscì a portare oltre la Manica più di 300mila uomini in quella che a oggi è la più grande evacuazione militare mai avvenuta. Mettendo in salvo quelle persone fu dato un forte contributo morale e militare al successivo svolgimento del conflitto.

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