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Home » Esteri

Papa Francesco in Molise

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Le parole del Papa su lavoro e dignità

Una proposta che è anche una sfida, quella lanciata da Papa Francesco durante la sua visita in Molise.

A pochi giorni dall’inizio dell’ottava legislatura del Parlamento Europeo, il Pontefice fa sentire forte e chiaro il suo appello alle istituzioni per un “patto per il lavoro”.

Per una strategia, cioè, concordata tra autorità nazionali e locali al fine di cogliere le opportunità di sviluppo offerte ai territori dalle normative italiane ed europee.

Il Santo Padre, giunto nella ventesima regione d’Italia, ancora una volta batte su un tema a lui caro. Quello del lavoro, appunto. Ma il lavoro non inteso come semplice fonte di sostentamento, come specifica il Pontefice nel discorso tenuto a Campobasso, presso l’Università degli Studi del Molise.

“Non avere un’occupazione non vuol dire solo non potersi procurare il necessario per vivere. No, noi possiamo mangiare tutti i giorni, andare alla Caritas o rivolgerci ad altre associazioni. Il problema è non portare il pane a casa, questo toglie la dignità. Il problema più grave non è la fame, è appunto la dignità: dobbiamo difenderla e questa la dà il lavoro”.

Così Bergoglio incoraggia una giovane madre che gli esprime i suoi timori sul futuro suo, del marito e dei figli, in una società in cui il precariato sta diventando la normalità. E, anche nell’incontro con i giovani a Castelpetroso, riprende lo stesso argomento. “Una generazione di disoccupati rappresenta un fallimento per la Patria e per l’intera umanità”.

Ma il richiamo di Papa Francesco è quello a non cadere nella tentazione che farebbe venir meno il ruolo di sviluppo sociale e umano assegnato al lavoro, quella cioè di mettere in primo piano, spinti proprio dalla crisi e dal bisogno, solo gli aspetti economici, a danno della qualità dei rapporti affettivi.

“Bisogna saper conciliare i tempi del lavoro con quelli della famiglia”, dice ancora il Santo Padre, giungendo a mettere in dubbio il concetto di “libertà” che sta caratterizzando gli anni della “modernità”. “Dobbiamo chiederci se quella di lavorare la domenica sia una vera libertà”, è il forte interrogativo proposto, al quale va ad aggiungersi un’altra domanda che, nella visione delle cose offerta da Francesco, può dare la misura della qualità dei legami tra gli esseri umani.

“Quando vengono a confessarsi da me una mamma o un papà giovani, io chiedo: “Tu giochi con i tuoi figli?”. E la risposta è sempre: “Come, padre?”. Ecco, stiamo perdendo questa scienza, questa saggezza, la capacità di giocare con i bambini”. E tra i peccati che l’uomo moderno sta commettendo, tra le capacità che si sta facendo sfuggire, il Pontefice mette il non saper conservare il creato per consentirgli di dare buoni e giusti frutti.

Nel commentare l’intervento di un giovane agricoltore che, dopo essersi laureato all’Università del Molise, ha deciso di dedicarsi completamente alla terra, osserva infatti: “”Restare a fare il contadino non significa rimanere fissi, statici, ma vuol dire cominciare un dialogo con la terra per consentirle di diventare feconda per tutti noi”.

Anche questo, un discorso molto attuale, in una regione al crocevia tra la terra dei fuochi avvelenata dalle ecomafie e le nuove traiettorie della criminalità organizzata che cerca nuovi siti per lo smaltimento dei rifiuti.

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