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Croazia, la polizia respinge i migranti con violenza lungo il confine

Di Lara Tomasetta
Pubblicato il 18 Lug. 2019 alle 14:10 Aggiornato il 10 Set. 2019 alle 16:40
Immagine di copertina
Credit: ELVIS BARUKCIC / AFP

Come anticipato in un servizio esclusivo pubblicato da TPI nel 2018, la Croazia si trova ancora al centro dell’attenzione mediatica per via delle accuse di respingimenti violenti di migranti verso la Bosnia-Erzegovina. Dopo mesi di smentite ufficiali, la presidente della Croazia Kolinda Grabar Kitarovic ha di fatto ammesso che la polizia del paese è coinvolta nei violenti respingimenti di migranti e richiedenti asilo fermati al confine.

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Come riporta anche l’ISPI, la zona interessata dai respingimenti sarebbe soprattutto il confine che divide le città di Bihac e Velika Kladusa, in Bosnia-Erzegovina, e la regione croata che comprende anche il parco nazionale e patrimonio UNESCO dei laghi di Plitvice. La pratica del “push-back” – una violazione delle leggi dell’Unione Europea, così come della Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati – avrebbe riguardato centinaia di migranti provenienti soprattutto dal Medio Oriente, interessato da diversi conflitti.

Secondo quanto riporta OBC Transeuropa, in un articolo a firma di Nenad Kreizer, numerosi rapporti delle organizzazioni internazionali parlano di brutali respingimenti, da parte della polizia croata, dei migranti che cercano di entrare dalla Bosnia Erzegovina in Croazia al di fuori dai valichi di frontiera ufficiali. Ormai sembra evidente che molti agenti della polizia di frontiera croata fanno ricorso a un uso eccessivo della forza nei confronti dei migranti.

Amnesty International, ricorda OBC Transeuropa, ha più volte denunciato il silenzio delle istituzioni europee sulle violazioni, sempre più frequenti, dei diritti umani dei migranti al confine tra Croazia e Bosnia Erzegovina. “Gli stati membri dell’Unione europea chiudono un occhio sugli abusi della polizia croata e, al contempo, finanziano le sue attività”, si legge in un rapporto di Amnesty International pubblicato nel marzo 2019.

L’organizzazione Border Violence Monitoring (BMV) – che documenta i respingimenti illegali e le violenze della polizia di paesi UE a danno dei migranti – aveva pubblicato nello scorso dicembre un video che riportava il respingimento di almeno 350 persone nel periodo tra il 29 settembre e il 10 ottobre 2018. La denuncia di BMV aveva acceso i riflettori internazionali su questa pratica accompagnata da violenze, ma da allora i respingimenti non si sono fermati. L’organizzazione ha compilato più di 500 report dettagliati con i dati – tra cui luogo, data, numero e provenienza delle persone respinte – relativi ad ogni singolo respingimento registrato lungo la cosiddetta rotta balcanica: quasi 200 di questi riguardano il suddetto confine settentrionale.

Sempre come riporta OBC Transeuropa, (Croazia: respingimenti al confine con “un po’ di forza”), la maggior parte dei media croati non dedica quasi alcuna attenzione a questi drammatici eventi che stanno accadendo a pochi chilometri da Zagabria. Il ministero dell’Interno croato continua a negare la veridicità dei rapporti delle organizzazioni internazionali che denunciano le violenze della polizia croata nei confronti dei migranti, compresi i cosiddetti “push-back”, ovvero i respingimenti violenti di migranti al “confine verde”.

In un’intervista alla televisione svizzera, la presidente ha detto ora di aver “parlato con il ministro dell’Interno, il capo della polizia e gli ufficiali sul campo”, i quali le hanno assicurato di “non aver fatto ricorso a un uso eccessivo di violenza”. Ma, ha aggiunto, è necessario “che si ricorra a un po’ di forza quando i migranti vengono respinti”.