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Licenziata in smart working con uno speciale software di battitura: “Non digitava abbastanza”

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Licenziata in smart working: “Non digitava abbastanza”

Licenziata dopo 18 anni di lavoro mentre si trovava in smart working perché, secondo l’azienda, non produceva abbastanza durante l’orario di lavoro.

È quanto avvenuto in Australia con Suzie Cheikho, l’impiegata sollevata dall’incarico, che si è detta “scioccata e confusa” per quanto deciso dalla sua ormai ex società, l’Insurance Australia Group.

La donna era responsabile della creazione di documenti assicurativi, del rispetto delle tempistiche normative e dell’osservanza della “conformità al lavoro da casa”.

Attraverso uno speciale software di battitura, però, l’azienda ha esaminato la frequenza con la quale Suzie ha premuto i pulsanti della tastiera del suo computer, sostenendo che la donna non ha lavorato negli orari stabiliti iniziando il suo lavoro in ritardo per 47 giorni.

Secondo il software, inoltre, la donna per quattro giorni non avrebbe lavorato anticipando la fine del suo lavoro secondo gli orari stabiliti in alcune occasioni.

L’azienda, quindi, ha contestato alla sua dipendente “un’attività di battitura molto bassa” con zero battute documentate in 117 ore a ottobre, 143 ore a novembre e 60 ore a dicembre.

Suzie Cheikho, però, ha contestato la versione della società sostenendo di aver lavorato con altri dispositivi perché spesso riscontrava problemi con il suo laptop.

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