Libia: Serraj ha firmato l’accordo sulla tregua, Haftar chiede tempo

Il premier libico propone nuovi colloqui patrocinati dall’Onu: potrebbero cominciare alla conferenza di Berlino, più volte rinviata per gli scontri sul terreno

Di Veronica Di Benedetto Montaccini
Pubblicato il 13 Gen. 2020 alle 14:59 Aggiornato il 13 Gen. 2020 alle 21:01
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Guerra in Libia, Serraj e Haftar firmano la tregua a Mosca

Dopo 9 anni di guerra civile in Libia, potrebbe esserci un punto di svolta. Oggi – lunedì 13 gennaio – a Mosca, sotto lo sguardo di Vladimir Putin, il presidente del governo di accordo nazionale libico Fayez al Serraj e il suo rivale, il generale Khalifa Haftar, dovrebbero firmare un accordo sui termini del cessate il fuoco tra le loro truppe, entrato in vigore dopo 9 mesi di scontri.

“Serraj ha firmato l’accordo” sulla tregua in Libia, “mentre Haftar ha chiesto tempo fino a domani mattina”. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov, in conferenza stampa.

I colloqui di Mosca sul cessate il fuoco il Libia hanno registrato dei “progressi” ma il generale Khalifa Haftar ha chiesto più tempo, per studiare la bozza di accordo su una tregua, che valuta comunque “in modo positivo”.

Lavrov ha poi detto che i rappresentanti del governo di accordo nazionale libico (Gna) hanno firmato il documento.

Intanto, all’attesa conferenza di Berlino, in programma il 19 gennaio, non parteciperanno né il premier libico al Serraj né il generale Haftar. Lo ha confermato uno dei partecipanti ai colloqui che si sono svolti a Mosca.

Cosa prevede l’accordo

Secondo quanto riporta Al Arabiya l’accordo prevede il congelamento dell’intervento turco nel Paese, l’invio di militari russi per la supervisione dell’attuazione del cessate il fuoco, un ritiro bilanciato delle truppe alle caserme e il disarmo delle milizie.

L’Onu, inoltre, si interporrà tra le truppe avversarie con una forza di peacekeeping non armata. Il compito di lotta al terrorismo e la protezione dei pozzi petroliferi sarà compito dell’esercito nazionale libico di Haftar.

Porti e spazio aereo saranno sorvegliati da una missione internazionale in modo da impedire l’invio di armi in Libia. I compiti e i poteri politici saranno distribuiti tra il governo di Accordo nazionale di Sarraj (Tripoli) da una parte e il parlamento libico (Tobruk) e il comando delle forze di Haftar dall’altra

Guerra in Libia, attesa la conferenza a Berlino

L’asse Putin-Erdogan sbloccherebbe così la crisi libica dopo aver “congelato” quella siriana.

Il premier libico Fayez al Serraj dopo aver accettato la tregua proposta dai presidenti di Turchia e Russia, Recep Tayyip Erdogan e Vladirmir Putin, ha proposto nuovi colloqui di pace patrocinati dall’Onu, che potrebbero cominciare alla prossima conferenza di Berlino, più volte annunciata e che si dovrebbe tenere il 19 gennaio.

Lo ha comunicato ufficiosamente la Germania ai Paesi partecipanti, tra cui l’Italia, secondo quanto si apprende. Roma, attraverso il ministro degli Esteri Di Maio, aveva sollecitato più volte i tedeschi, anche in sede europea, ad indicare quanto prima una data per il summit.

Tuttavia, alla conferenza non parteciperanno né il premier libico al Serraj né il generale Haftar.

A confermarlo è stato uno dei partecipanti ai colloqui intralibici svoltisi a Mosca nella giornata di lunedì 13 gennaio. “Non andranno, perché la presenza libica non è prevista a questa Conferenza” ha dichiarato la fonte.

Guerra in Libia, cessate il fuoco violato

Nelle ultime ore il governo di Serraj aveva denunciato violazioni della tregua a Tripoli, “a Salaheddin e Wadi Rabie, pochi minuti dopo la sua entrata in vigore”. Aggiungendo che “la piena attuazione del cessate il fuoco potrà avvenire solo con il ritiro dell’aggressore da dove è venuto”.

“In caso di ulteriori violazioni – si avverte – il Consiglio presidenziale del governo di accordo nazionale libico non resterà a guardare e la sua risposta sarà violenta e ferma”.

Anche alcuni media pro Haftar avevano segnalato violazioni al cessate il fuoco dopo che il governo di Serraj aveva denunciato violazioni della tregua. “Le milizie che fanno capo al governo di accordo nazionale libico hanno violato la tregua su più di un fronte con ogni tipo di armi, compresa l’artiglieria”, ha affermato Al-Mabrouk Al-Gazawi dell’Esercito nazionale libico.

La missione dell’Onu in Libia (Unsmil) invita le parti “a rispettare il cessate il fuoco” e rinnova il proprio sostegno per una soluzione politica.

Il ruolo dell’Italia

Continua anche l’attività diplomatica del governo Conte, decisiva nella svolta libica: il primo ministro vola ad Ankara per incontrare il presidente Erdogan.

Al termine del colloquio con il presidente turco Giuseppe Conte ha detto: “Rivolgo un appello a tutti i libici: ogni giorno con ogni comportamento che assumono decidono del loro futuro, se ne vogliono uno di prosperità e benessere e vogliono aprirsi alla piena vita democratica troveranno sempre nell’Italia un alleato, perché non mira a interferenze che possano condizionare uno scenario futuro di piena autonomia e stabilità”.

Intanto, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha incontrato a Tunisi il presidente: la Tunisia oltre ad essere un paese confinante con la Libia, è uno dei paesi arabi direttamente interessati al fenomeno di profughi in partenza dalla Libia.

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