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La rivoluzione dell’orologio

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Sulla facciata del Parlamento boliviano a La Paz, le lancette di un grande orologio scorrono in senso antiorario

Da martedì 24 giugno in Bolivia le lancette girano al contrario. Quelle, sulla facciata del Parlamento a La Paz, di un grande orologio dove i numeri sono disposti in senso antiorario: l’11 alla destra del 12 e l’1 alla sua sinistra.

Chiunque attraversi la piazza davanti all’imponente edificio giallo dovrà sforzarsi un po’ di più per sapere che ore sono. Questione di abitudine: ogni cambiamento richiede elasticità. 
Ed è proprio il cambiamento che questa decisione intende simboleggiare.

“Non intendiamo complicare le cose, ma dobbiamo renderci conto che viviamo al sud e non al Nord”, ha dichiarato il ministro degli Esteri boliviano David Choquehuanca. L’iniziativa ha come unico scopo quello di rilanciare la propria cultura.

Nell’emisfero australe persino l’acqua negli scarichi si rifiuta di girare per il verso convenzionale. Che poi convenzionale che vuol dire? “Chi dice che le lancette dell’orologio debbano girare ovunque nella stessa direzione? Perché dovremmo sempre adeguarci? Perché non possiamo essere creativi?”, chiede provocatoriamente Choquehuanca

Si tratta di mettere in discussione il sistema precostituito, quello imposto dal nord del mondo, per riaffermare la propria indipendenza intellettuale.

Il colonialismo spagnolo in Bolivia si concluse con l’indipendenza il 6 agosto 1825dopo la rivolta di creoli e meticci guidati da Pedro Domingo Murillo. Nacque così la Repubblica che prese il nome dal suo primo presidente Simón Bolívar Palacios, detto el Libertador. Dopo una serie di scontri che insanguinarono l’intera America Latina e culminarono nella guerra del Pacifico (1879-1884), nel Novecento s’impose un governo militare filo-statunitense. Fino alla rivoluzione di Victor Paz Estenssoro, nel 1952.

Oggi la voglia di rinnovarsi non si è spenta. Il presidente Evo Morales, eletto nel 2006, ha promulgato una nuova Costituzione volta a rinforzare la giustizia sociale e il ruolo dello Stato nella gestione delle materie prime.

Quello che è stato soprannominato “orologio del sud” è l’ultimo passo per un cambio di mentalità. 
Le ragioni identitarie dietro a questa iniziativa sono fortissime. Se fino a poco fa i boliviani avevano obbedito a una direttiva incontestabile, adesso saranno loro a proporre al resto del mondo una nuova prospettiva.

L’idea è stata quella di regalare un orologio da polso che funziona in senso anti-orario ai partecipanti al G77, il summit dei Paesi in via di sviluppo.


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