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Home » Esteri

Iran, condannato a morte per “corruzione sulla Terra”: ora il pugile Mohammad Javad Vafaei Sani rischia l’esecuzione

Immagine di copertina
Il pugile iraniano Seyed Mohammad Javad Vafaei Sani è stato condannato a morte per aver preso parte alle proteste del 2019. Credit: Iran Human Rights

Arrestato nel 2020 perché coinvolto nelle proteste contro l'aumento dei prezzi del carburante, la Corte Suprema iraniana ha rigettato il suo ultimo ricorso per un nuovo processo

Il pugile iraniano Mohammad Javad Vafaei Sani, condannato a morte con l’accusa di appartenere a un gruppo dichiarato fuorilegge, rischia a breve l’esecuzione dopo che la sua ultima richiesta di subire un nuovo processo è stata respinta dalle autorità giudiziarie della Repubblica islamica.

Calvario giudiziario
Il 29enne fu arrestato nel marzo del 2020 per il coinvolgimento nelle proteste scoppiate l’anno precedente contro l’aumento dei prezzi del carburante. Sospettato di appartenere all’organizzazione vietata Mojaheddin-e Khalq (Mojaheddin del Popolo Iraniano o Esercito di Liberazione Nazionale dell’Iran, nota anche con l’acronimo persiano Mek), fu condannato a morte dal Tribunale Rivoluzionario di Mashhad nel gennaio 2022 perché riconosciuto colpevole del reato di “diffondere la corruzione sulla Terra attraverso incendi dolosi e distruzione di proprietà pubbliche”. Attualmente risulta detenuto presso il carcere di Vakilabad, nel nord-est del Paese.
Ribaltata per ben due volte a causa di una serie di vizi di forma, la sua condanna era stata ribadita nel settembre del 2024 dalla terza Sezione del Tribunale Rivoluzionario di Mashhad e infine confermata il 4 ottobre scorso dalla nona Sezione della Corte Suprema iraniana. Il 15 dicembre, secondo quanto denunciato ieri dall’ong statunitense Human Rights Activists in Iran, la famiglia del giovane è stata informata che la sua ultima richiesta di subire un nuovo processo è stata respinta dalla Corte suprema iraniana e che il caso è ora di competenza dell’ufficio per l’esecuzione delle sentenze.

Segnali preoccupanti
La settimana prima, come annunciato il 7 dicembre sui social dal suo avvocato Babak Paknia, Mohammad Javad Vafaei Sani era stato “trasferito al Padiglione Uno del Reparto Sei” del carcere, da dove aveva potuto “intrattenere una conversazione telefonica” con sua madre. Un altro segnale che potrebbe rivelarsi preoccupante. “La sua vita è ora in grave pericolo”, ha denunciato in una nota il Consiglio nazionale della resistenza iraniana, il braccio politico del movimento Mojaheddin-e Khalq (Mek), secondo cui l’incontro con la madre “potrebbe essere il segnale della sua imminente esecuzione”.
A novembre, il World Boxing Council e oltre 20 atleti provenienti da tutto il mondo, tra cui l’ex stella del tennis Martina Navratilova e la nuotatrice britannica Sharron Davies, avevano invitato la comunità internazionale a intervenire per la liberazione di Mohammad Javad Vafaei Sani, affermando che la sua esecuzione sarebbe stata un “monito per ogni atleta che osa parlare”.
Dall’inizio delle rivolte del movimento Donna Vita Libertà” nel 2022, secondo Amnesty International, hanno fatto ricorso alla pena di morte come strumento di repressione politica, intensificandone l’uso per soffocare il dissenso e instillare la paura e imponendo un’ulteriore stretta repressiva a seguito della guerra combattuta a giugno contro Israele. Nel 2023 Amnesty International ha registrato almeno 853 esecuzioni in Iran, un numero salito ad almeno 972 nel 2024, cifra già quasi eguagliato nei primi otto mesi e mezzo del 2025.

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