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Impeachment, l’ambasciatore Usa presso la Ue conferma le accuse a Trump: “Fece pressioni per investigare Joe Biden”

Gordon Sondland ha ammesso che il presidente fece pressioni per portare avanti le indagini su Biden in Ucraina

Di Niccolò Di Francesco
Pubblicato il 20 Nov. 2019 alle 17:47 Aggiornato il 20 Nov. 2019 alle 17:48
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Impeachment: l’ambasciatore Usa presso Ue conferma le accuse a Trump

“Trump ha fatto pressioni per investigare Joe Biden”: lo rivela l’ambasciatore Usa presso la Ue Gordon Sondland, il quale, di fatto, conferma le accuse mosse nei confronti del presidente Usa, motivo per cui è stato chiesto l’impeachment nei confronti del tycoon.

La deposizione di Sondland è avvenuta alla Camera nel corso delle quarte audizioni pubbliche sull’indagine che potrebbe portare all’impeachment di Trump.

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“Ho deciso di testimoniare nonostante il divieto della Casa Bianca e del dipartimento di stato perché rispetto la gravità del momento” ha affermato Sondland.

Sondland ha poi confermato di aver lavorato insieme a Rudolph Giuliani, ex sindaco di New York e avvocato personale di Trump, per fare pressioni e portare avanti le indagini nei confronti di Joe Biden in Ucraina.

“Il ministro Perry, l’ambasciatore Volker ed io abbiamo lavorato con Giuliani sulle questioni ucraine su diretto ordine del presidente degli Stati Uniti” ha affermato Sondland.

Il diplomatico, poi, ha confermato di aver chiamato Trump da un ristorante di Kiev per dirgli che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky “è un lecca culo, farà qualunque cosa tu voglia” in relazione alla richiesta del tycoon di proseguire le indagini sui Biden.

“Ho agito in buona fede seguendo le direttive del presidente” ha poi affermato Sondland. “Non eravamo contenti dell’ordine di Trump di parlare con Rudy Giuliani. Non volevamo il suo coinvolgimento. Io pensavo, e penso, che siano gli uomini e le donne del dipartimento di Stato, e non l’avvocato personale del presidente, a dover prendersi la responsabilità degli affari ucraini”.

“Potevamo abbandonare gli sforzi di programmare una telefonata e una visita alla Casa Bianca tra Trump e Zelensky, che era senza dubbio nell’interesse della nostra politica estera, o fare come aveva ordinato Trump. Scegliemmo la seconda strada, non perché ci piacesse, ma perché era l’unica via costruttiva per noi”.

L’ambasciatore ha poi spiegato che il segretario di Stato americano Mike Pompeo era consapevole e “pienamente favorevole” di queste operazioni, di cui era a conoscenza anche l’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton e il vicepresidente Mike Pence.