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Il negoziatore che tiene in ostaggio il Mali

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Affarista e negoziatore. Rispettato e saggio. La sua impronta è sempre presente: dalle rivolte Tuareg ai movimenti jihadisti. Ecco chi è Iyad Ag Ghali

Il negoziatore che tiene in ostaggio il Mali

Estate 2003. Nel caldo torrido del deserto dell’Azawad, nord del Mali, Iyad Ag Ghali negoziava il rilascio di 14 turisti occidentali con al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi). Messosi a capo del gruppo estremista salafita Ansar Dine a inizio 2012, assieme ad Aqmi ha occupato e devastato Timbouctu, città patrimonio dell’Unesco. Fino al 2010 era l’interlocutore ufficiale tra le tribù Tuareg, il governo centrale maliano e gli attori internazionali. Oggi è per tutti il nemico numero uno: tiene in ostaggio l’intera popolazione dell’Azawad.

Sono passati oramai più di sei mesi e la crisi nella regione settentrionale del Mali è prossima all’intervento di un contingente internazionale coordinato dall’Ecowas (Economic Community of West African States). Tramite la Risoluzione 2071 il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha dato mandato per la stesura di un piano congiunto tra gli attori regionali, così da annientare gli estremisti salafiti legati ad al-Qaeda che controllano l’Azawad. Intanto la crisi umanitaria conta più di 1,6 milioni di persone senza cibo né acqua, 460 mila profughi e ripetute violenze sulle donne dall’entrata in vigore della shari’a, la legge islamica.

Imperscrutabile, Leone del Deserto, incubo ricorrente, inaffidabile, rispettato, saggio. Ci sono aggettivi di ogni tipo per Iyad Ag Ghali, Tuareg della tribù degli Ifora, originario di Kidal al confine tra Mali e Algeria, regione autonoma da Bamako dalla ribellione del 1991. Di religione sufi, come la maggior parte dei Tuareg, si è convertito al salafismo, non per fede ma per convenienza. Un documento del Dipartimento di Stato americano pubblicato da Wikileaks afferma che “è sempre presente dove c’è una transazione di denaro tra i Tuareg e un governo”. La sua storia è un manuale del signore della guerra: affarista e negoziatore ovunque ci sia un’insurrezione nel Sahara occidentale.

Iyad Ag Ghali ha fatto la sua fortuna guidando i ribelli Tuareg contro il governo maliano già agli inizi degli anni Novanta. È stato anche tra i primi Tuareg a trattare con il nemico, mettendosi a capo del negoziato di pace nel 1996. Per un po’ è scomparso, dandosi ai traffici nel deserto. I suoi contatti segreti l’hanno portato a negoziare il rilascio degli ostaggi di Aqmi per i governi stranieri nel 2003 e poi ancora nel 2008. Nel 2006 ha capeggiato una nuova insurrezione Tuareg contro Bamako. L’anno successivo si è fatto inviare come diplomatico al consolato maliano di Jeddah, in Arabia Saudita. Scelta non casuale, posto che la città è considerata il centro del fondamentalismo islamico: dalla sua università sono passati tra gli altri bin Laden e al-Zawahiri.

Dichiarato “persona non grata” dal governo saudita per i suoi collegamenti jihadisti, è rientrato in Mali per cercare di approfittare dell’ennesima rivolta Tuareg, conseguenza della guerra civile libica, fallendo. Il suo continuo passare da una sponda all’altra e i contatti con al-Qaeda avrebbero deteriorato la sua autorevolezza. Volendo rimanere leader della ribellione ha formato Ansar Dine. Inizialmente ha fiancheggiato i Tuareg riuniti sotto la sigla di Movimento Nazionale di Liberazione dell’Azawad. Ma non appena questi hanno dichiarato unilateralmente l’indipendenza, Iyad Ag Ghali ha soffocato le loro aspirazioni, impossessandosi del governo delle città occupate ed imponendo la shari’a.

Sebbene ora parli come un jihadista, facendo proclami da guerra santa, in molti escludono una motivazione religiosa dietro la sua scelta di prendere in ostaggio l’Azawad. È più probabile che cerchi solo di guadagnare autorità e riposizionarsi come perno del dialogo tra Tuareg e governi prospettando anche un ritorno economico, come avvenne nei negoziati con Aqmi. Un intervento militare internazionale sarebbe controproduttivo per i suoi interessi. Di conseguenza la sua abilità di negoziatore e stratega l’ha portato a mandare emissari in Algeria e Burkina Faso per avviare trattative di pace. La scelta prende in controtempo anche Aqmi, dove un cambiamento ai vertici aveva reso più potente il gruppo mauritano Mujao, inseritosi nel conflitto dopo che Ansar Dine aveva già conquistato le roccaforti di Timbouctu e Gao. Guerra o pace, ancora una volta la figura di Iyad Ag Ghali è al centro della stabilità e del futuro del Mali.

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