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La spia del Kgb diventato oligarca del petrolio: chi è Igor Sechin, il Dart Fener di Putin

Immagine di copertina
Credit: Ansa

Se la regola numero 1 per vivere un’esistenza tranquilla in Russia è assecondare sempre Vladimir Putin, la regola numero 2 è evitare di interferire con i piani di Igor Sechin, amministratore delegato del colosso petrolifero di Stato Rosneft. Per maggiori informazioni chiedere a Mikhail Khodorkovsky, ex magnate moscovita del greggio finito arrestato e oggi costretto all’esilio a Londra. Non a caso, Sechin è soprannominato Dart Fener, dal nome del leggendario anti-eroe di Guerre Stellari eletto terzo personaggio più cattivo della storia del cinema. Voce nasale, occhi di ghiaccio, il secondo uomo più potente di Russia è un ex agente segreto del Kgb, fedelissimo di Putin fin dai primi anni Novanta. Sul suo patrimonio esistono stime molto varie: secondo alcuni non supera i 170 milioni di dollari, altri ritengono che arrivi a 2,5 miliardi. Sechin è tra gli oligarchi sanzionati da Unione europea, Regno Unito e Stati Uniti in risposta all’invasione dell’Ucraina. Bruxelles lo accusa di essere «tra le persone della cerchia di Putin che ricevono profitti e importanti incarichi in cambio di subordinazione e fedeltà» ma anche di aver «attivamente sostenuto, materialmente o finanziariamente, i decisori russi responsabili dell’annessione della Crimea e della destabilizzazione dell’Ucraina, traendo vantaggio dagli stessi». Lo scorso 2 marzo il suo yacht “Amore Vero” è stato sequestrato dalle autorità francesi nel porto di La Ciotat, vicino a Marsiglia: 86 metri di imbarcazione con a bordo otto cabine e una piscina che si trasforma in eliporto.

Come il presidente Putin (più vecchio di lui di otto anni), Sechin è nato a San Pietroburgo, che  all’epoca si chiamava Leningrado in onore al padre della Rivoluzione d’Ottobre. L’anno di nascita è il 1960: il giovane Igor cresce in piena Guerra Fredda, per lui è naturale che il mondo sia diviso in due blocchi a metà. Madre e padre operai metallurgici, si laurea nel 1984 all’Università statale: lingue, con specializzazione in portoghese e francese. Negli anni Ottanta viene spedito in Mozambico: ufficialmente con un incarico da interprete, ma in realtà è in missione per conto del Cremlino. Sechin, trent’anni ancora da compiere, è una spia sovietica. Viaggia molto avanti e indietro dall’Africa e si dice che in quegli anni tratti anche la vendita di armi in America Latina e Medio Oriente.

Dopo il crollo del Muro di Berlino, rientra in Russia e viene assunto al municipio di San Pietroburgo, dove stringe amicizia con un funzionario biondo e molto ambizioso, anche lui ex Kgb: Vladimir Putin. Quando quest’ultimo diventa vicesindaco, nel 1994, Sechin viene nominato suo capo gabinetto. Da quel momento la sua carriera segue in parallelo quella del capo Vladimir. Nel 1999 Putin è eletto presidente della Federazione russa e il fedele braccio destro diviene vicecapo dell’Ufficio esecutivo presidenziale. Dal 2008 al 2012 Putin retrocede (formalmente) al ruolo di primo ministro e Sechin è vicepremier. E quando Putin torna al Cremlino, l’ex collega dell’intelligence viene nominato presidente di Rosneft, la compagnia petrolifera controllata dallo Stato e partecipata dalla British Petroleum.

Quel ruolo oggi è occupato dall’ex cancelliere socialdemocratico tedesco Gerhard Schröder, mentre Sechin è amministratore delegato. Sotto la sua guida, in questi dieci anni il colosso minerario russo ha stretto importanti accordi con l’italiana Eni, con la cinese Cnpc e con l’americana ExxonMobil, quando quest’ultima era guidata da Rex Tillerson, poi nominato segretario di Stato americano da Donald Trump. Ma si dice che “Dart Fener” abbia avuto rapporti molto stretti anche con Cuba e con l’ex presidente venezuelano Hugo Chávez.

Come per molti uomini d’affari russi, il suo hobby preferito è la caccia: pare che sia sua abitudine regalare ai manager di Rosneft salsicce realizzate con animali uccisi dal suo fucile. Ma Sechin è anche appassionato di jazz. Una volta un giornalista gli ha chiesto cosa lo affascini in quel genere musicale, e l’ex Kgb ha risposto così: «La cosa più importante nel jazz, come nella vita reale, è l’improvvisazione».
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