Icona app
Leggi TPI direttamente dalla nostra app: facile, veloce e senza pubblicità
Installa
Banner abbonamento
Cerca
Ultimo aggiornamento ore 18:18
Immagine autore
Gambino
Immagine autore
Telese
Immagine autore
Mentana
Immagine autore
Revelli
Immagine autore
Stille
Immagine autore
Urbinati
Immagine autore
Dimassi
Immagine autore
Cavalli
Immagine autore
Antonellis
Immagine autore
Serafini
Immagine autore
Bocca
Immagine autore
Sabelli Fioretti
Immagine autore
Guida Bardi
Home » Esteri

L’Egitto accusato di evacuazioni forzate

Immagine di copertina

L'esercito egiziano ha raso al suolo oltre 3mila edifici nel nord del Sinai. Human Rights Watch accusa il governo di aver forzatamente evacuato intere famiglie

“Io stessa preparavo il tè e da mangiare per i soldati quando venivano a sedersi sotto l’ombra del nostro ulivo. Mia madre mi aveva sempre raccomandato di aver cura di quell’ulivo. Anche in tempi duri, siamo sopravvissuti grazie al suo olio. Adesso non mi resta che dirgli addio e chiedere perdono a mia madre per non essere riuscita a salvarlo”.

Quando tutto ciò che hai è la tua terra, è difficile non amarla. Hajja Zaynab viveva a Rafah, nel nord del Sinai, prima che fosse costretta dall’esercito egiziano ad abbandonare la sua terra. Tra luglio 2013 e agosto 2015, l’esercito ha raso al suolo la sua casa e altri 3.255 edifici a Rafah e dintorni.

Le demolizioni hanno avuto inizio nel 2013, quando sono aumentati gli attacchi di stampo jihadista nella penisola. Anche se sono distanti meno di 500 chilometri, Rafah è ben diversa da Sharm el-Sheikh, una delle principali mete turistiche della zona: si affaccia sul mare, ma non vi sorgono molti resort o alberghi, vista la bassa affluenza turistica in questa parte della regione, dovuta alla presenza sempre maggiore di islamisti e la vicinanza alla striscia di Gaza.

È proprio per isolarla da quest’ultimo lembo di terra che il governo egiziano ha deciso di creare una sorta di “zona cuscinetto” al confine. Per il momento, l’esercito ha distrutto tutti gli edifici e terreni agricoli a un chilometro da Gaza. L’intenzione è quella di continuare fino a liberare un’area pari a 79 chilometri quadrati, inclusa l’intera città di Rafah che conta ancora 78mila abitanti.

Un rapporto dell’agenzia per i diritti umani Human Rights Watch (Hrw), pubblicato questa mattina, accusa però il governo egiziano di aver sfrattato e demolito le case delle famiglie di Rafah in violazione della legge internazionale. Hrw sostiene che le famiglie non ricevono abbastanza preavviso, non dispongono di abitazioni temporanee dopo lo sfratto, e non ricevono un’adeguata compensazione per le loro case e i loro terreni.

Il governo insiste che le operazioni in corso serviranno a chiudere i tunnel sotterranei di contrabbando tra Gaza e Rafah, dai quali, sostiene, gli affiliati dello Stato Islamico ricevono armi, combattenti e supporto logistico. Tuttavia, Hrw ribatte che non ci sono prove a sufficienza a sostegno di queste affermazioni e che è più probabile che gli islamisti abbiano ottenuto le armi dalle postazioni militari conquistate o dalla Libia.

Inoltre, l’organizzazione per i diritti umani si chiede perché, invece di demolire le case della popolazione civile, i soldati egiziani non abbiano utilizzato le attrezzature specifiche per il rilevamento dei tunnel per cui sono stati addestrati dagli americani. Queste attrezzature gli avrebbero fornito l’opportunità di distruggere i tunnel senza la necessità di evacuare intere famiglie.

(In basso, immagini satellitari mostrano il centro di Rafah prima e dopo le demolizioni)

La legge internazionale vieta le evacuazioni forzate, ovvero la rimozione temporanea o permanente di individui e famiglie dalla loro terra senza alcuna garanzia di protezione. Eppure, secondo Hrw, è proprio questo che il governo del Presidente Abdel Fattah al-Sisi starebbe facendo.

Numerose famiglie hanno vissuto nell’area di Rafah per generazioni e generazioni, costruendo le proprie case accanto a quelle dei propri membri familiari, come vuole la tradizione. Adesso, in molti si trovano sparpagliati per il territorio egiziano, lontani dai propri parenti e senza alcun mezzo di sussistenza. I loro terreni ricchi di ulivi, palme da datteri, e agrumeti sono stati completamente distrutti nel corso delle operazioni.

Il governo egiziano non sembra però intenzionato a porre fine alle demolizioni.

“Quando prendiamo le misure di sicurezza nel Sinai, tali misure confermano la nostra sovranità nella regione, che è parte integrante del territorio egiziano. Ci impegniamo a non permettere a nessuno di lanciare attacchi dal nostro territorio contro i Paesi vicini o contro Israele,” ha detto al-Sisi in un’intervista televisiva nell’ottobre 2014.

“La zona cuscinetto sarebbe dovuta essere stabilita anni fa. Abbiamo preso questa decisione di accordo con la popolazione locale, che verrà giustamente compensata,” ha aggiunto.

Nessun portavoce del governo ha ancora commentato il rapporto di Hrw.

Ti potrebbe interessare
Esteri / Nuovo attacco di Trump a Meloni: "Mi ha implorato di fare foto con lei". La premier: "Dichiarazioni totalmente inventate”
Esteri / Cisgiordania, coloni israeliani rubano l'acqua dei palestinesi e trasformano un'area archeologica in una piscina
Esteri / Immigrato venezuelano porta la moglie, sostenitrice di Trump, nel resort del tycoon: arrestato dall'Ice
Ti potrebbe interessare
Esteri / Nuovo attacco di Trump a Meloni: "Mi ha implorato di fare foto con lei". La premier: "Dichiarazioni totalmente inventate”
Esteri / Cisgiordania, coloni israeliani rubano l'acqua dei palestinesi e trasformano un'area archeologica in una piscina
Esteri / Immigrato venezuelano porta la moglie, sostenitrice di Trump, nel resort del tycoon: arrestato dall'Ice
Esteri / Il testo integrale del memorandum d’intesa tra Stati Uniti e Iran: ecco i 14 punti dell’accordo pubblicati dalla Cnn
Esteri / Il Regno Unito vieta i social ai minori di 16 anni
Esteri / “Vivono in uno stato di paura costante”: l’Unhcr racconta a TPI il dramma degli sfollati in Libano
Esteri / Stati Uniti e Iran annunciano un accordo per porre fine alla guerra e riaprire lo Stretto di Hormuz
Esteri / Il filosofo Lorenzo Marsili a TPI: “Usa e Cina trattano da pari. L’Europa è sul menu”
Esteri / Il paradosso di Leone: se il primo Papa americano si oppone allo strapotere delle Big Tech
Esteri / Droni, IA, sensori, satelliti e armi autonome: l’arte della guerra algoritmica