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Cosa è successo oggi in Yemen

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La coalizione guidata dall'Arabia Saudita nel Paese continua a supportare le forze yemenite per arginare l'avanzata dei ribelli sciiti Houthi. Più di 300mila sfollati

Nella città portuale di Aden, nel sud dello Yemen, le forze yemenite continuano a combattere contro le milizie dei ribelli sciiti Houthi, in un’operazione supervisionata dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita nel Paese.

Secondo quanto riferito da Ali al-Ahmadi, portavoce del gruppo della “resistenza popolare” che si oppone agli Houthi, i sauditi fornirebbero anche il supporto aereo alle forze yemenite per tentare di arginare gli sciiti.

Il portavoce delle forze yemenite ha ritrattato una precedente dichiarazione secondo cui la coalizione saudita in Yemen aveva predisposto anche l’invio di un gruppo di forze speciali via terra, composto da 40-50 combattenti.

La campagna militare dell’Arabia Saudita in Yemen è dettata dal timore che i ribelli sciiti Houthi possano avanzare e mettere ulteriormente in crisi il Paese.

Al momento ci sono otto Paesi arabi che, con il supporto logistico di Stati Uniti, Regno Unito e Francia, formano la coalizione guidata dall’Arabia Saudita in Yemen.

Le otto nazioni della coalizione, tra cui c’è anche l’Egitto, non hanno escluso l’utilizzo o l’invio di truppe via terra nel Paese.

Durante la notte tra il 2 e il 3 maggio, aerei da guerra della coalizione hanno colpito una base militare Houthi nella capitale Sanaa, secondo quanto riferito dagli abitanti.

Le forze aree hanno anche mirato a un campo base delle truppe fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh, un alleato degli Houthi, nel nord della città.

Gli scontri nella città di Aden sono cominciati il 19 marzo, quando forze fedeli all’ex presidente Saleh hanno attaccato l’aeroporto della città.

Da allora continuano i combattimenti in diverse zone di Aden: nei distretti centrali di Mualla e Khor Maksar, vicino al porto, intorno al campo militare e all’aeroporto.

Le offensive aeree della coalizione saudita contro i ribelli Houthi sono cominciate lo scorso 26 marzo. Gli Houthi controllano diversi territori nel nord dello Yemen e da settembre 2014 anche la capitale Sanaa.

Mercoledì 29 aprile, gli attacchi aerei condotti dai sauditi hanno colpito cinque province yemenite. I carri armati e i cecchini degli Houthi invece hanno ucciso almeno 12 civili ad Aden, mentre avanzavano verso il centro della città.

Quella stessa notte la coalizione ha colpito l’aeroporto internazionale di Sanaa per evitare l’atterraggio di un aereo cargo iraniano. Lo scopo della coalizione è riportare sotto il controllo dell’ex presidente yemenita Abd-Rabbu Mansour Hadi i territori attualmente occupati dagli Houthi sciiti.

Questo significherebbe anche arginare l’espansione dell’influenza iraniana nella regione.

L’ex presidente Hadi, che si è dimesso a gennaio, quando le milizie sciite Houthi hanno attaccato il palazzo presidenziale, attualmente si trova a Ryadh, capitale dell’Arabia Saudita.

L’Arabia Saudita ha più volte reiterato la sua posizione circa la preoccupazione per la sicurezza del Paese, che confina a sud con lo Yemen, e per la stabilità dello Yemen stesso.

L’Iran, che supporta gli Houthi, non riconosce Hadi come legittimo presidente e ha riferito che considera gli attacchi aerei della coalizione saudita come un intervento negli affari interni yemeniti.

La coalizione saudita che sta attaccando lo Yemen ha probabilmente fatto uso di bombe a grappolo, vietate dalla maggior parte dei Paesi, ha riferito la Ong Human Rights Watch.

La guerra in Yemen ha assunto le dimensioni di una catastrofe umanitaria. Più di 300mila persone sono state sfollate a causa del conflitto e secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità le vittime sono più di 1.000, inclusi circa 550 civili.

L’agenzia Unicef ha dichiarato che almeno 115 bambini hanno perso la vita nel conflitto.

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