L’Iran ha interrotto i negoziati diretti con gli Stati Uniti dopo le minacce di Donald Trump
I Paesi mediatori però continuano a trattare, mentre il presidente Usa ventila la possibilità di rinviare di nuovo l'ultimatum
L’Iran ha interrotto i negoziati diretti con gli Stati Uniti, continuando a trattare con i mediatori internazionali. La notizia è stata pubblicata oggi dal quotidiano statunitense The New York Times, che cita in proposito tre alti funzionari della Repubblica islamica, secondo cui Teheran avrebbe già informato il governo del Pakistan, che in questa fase funge da mediatore, di non voler più partecipare ai colloqui per un cessate il fuoco.
Trattative ancora in corso
L’interruzione delle comunicazioni dirette con gli Usa, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, è seguita alla minaccia del presidente Donald Trump di far “morire la civiltà” iraniana, in caso di un mancato accordo tra Washington e Teheran che consenta la riapertura alla navigazione dello Stretto di Hormuz. Tuttavia, secondo il quotidiano finanziario statunitense, la Repubblica islamica continua a dialogare con i Paesi mediatori. Una notizia confermata anche dal quotidiano ufficiale iraniano Teheran Times, secondo cui “canali diplomatici e indiretti di dialogo con gli Stati Uniti non sono chiusi”.
A questo punto però difficilmente sarà possibile potrà rispettare l’ultimatum fissato per stanotte dalla Casa bianca. La scelta di interrompere i negoziati diretti, spiega infatti il Wall Street Journal, ha temporaneamente complicato gli sforzi per raggiungere un accordo entro la scadenza delle 20:00 di oggi (le due di stanotte in Italia) fissata da Trump, anche se non ha interrotto i colloqui.
La Repubblica islamica, secondo quanto dichiarato all’agenzia di stampa britannica Reuters da una fonte iraniana di alto livello, non intende però mostrare alcuna flessibilità nei negoziati finché Washington continuerà a chiederne la “resa sotto pressione”. Intanto, secondo la stessa fonte, il Qatar ha trasmesso agli Usa, a Israele e ai Paesi vicini del Golfo la minaccia iraniana di “far precipitare la regione nell’oscurità”, se le sue centrali elettriche fossero state attaccate.
L’apertura di Trump?
La minaccia di Trump è chiara: o Teheran riapre lo Stretto di Hormuz entro le 20:00 ora di Washington, le due di stanotte in Italia, oppure gli Usa bombarderanno ponti, centrali elettriche e altre infrastrutture civili in Iran, cancellando “un’intera civiltà”. Al momento, la Casa bianca non intende cedere ma non tutto è perduto.
“Stiamo procedendo secondo i piani stabiliti dopo la scadenza dell’ultimatum”, ha detto il presidente Usa in un’intervista concessa oggi al giornalista Bret Baier su Fox News. Se i colloqui dovessero produrre risultati però, Washington potrebbe anche rinviare ulteriormente i raid contro l’Iran. “Ci sarà un attacco come non hanno mai visto prima”, ha confermato Trump, secondo cui però, “se oggi i negoziati faranno dei passi avanti e dovessero ottenere qualcosa di concreto, questo (l’ultimatum, ndr) può cambiare”. “Per ora”, ha detto l’inquilino della Casa bianca, “andiamo avanti con i nostri piani”.
Teheran però continua a mostrarsi sicura di sé. “La forza della cultura, della logica e della fede nella giusta causa di una nazione “civilizzata” prevarrà senza dubbio sulla logica della forza bruta”, ha scritto sui social il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei. “Una nazione che ripone piena fiducia nella rettitudine del proprio cammino deve impiegare tutte le sue capacità e risorse per salvaguardare i propri diritti e i propri legittimi interessi”. “Finora, oltre 14 milioni di fieri iraniani si sono registrati per sacrificare la propria vita in difesa dell’Iran. Anch’io sono stato, sono e rimarrò dedito a dare la mia vita per l’Iran”, ha aggiunto il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian.