Usa-Iran, la tregua sta per scadere: mistero sulla partecipazione di Teheran ai negoziati di Islamabad
Trump minaccia: "Se non trattano si troveranno di fronte a problemi mai visti"
Gli occhi del mondo sono puntati tutti su Islamabad, capitale del Pakistan, dove nelle prossime ore potrebbero tenersi un secondo round di negoziati tra Stati Uniti e Iran, in guerra dallo scorso 28 febbraio. L’accordo per il cessate il fuoco, siglato circa due settimane fa, scade domani, mercoledì 22 aprile, ma non c’è ancora la certezza che la delegazione di Teheran si siederà al tavolo delle trattative.
Dagli Usa filtrano indiscrezioni secondo cui sarebbe imminente la partenza per il Pakistan del vicepresidente J.D. Vance. I media statali iraniani, invece, hanno smentito le notizie secondo cui i negoziatori della Repubblica islamica sarebbero arrivati a Islamabad.
L’emittente radiotelevisiva statale Irib ha sottolineato, anzi, che i funzionari di Teheran “non accettano negoziati sotto la minaccia di accordi e violazioni degli impegni presi”. Il riferimento alle parole pronunciate nelle scorse ore dal presidente statunitense Donald Trump: “Negozieranno, e se non lo faranno, si troveranno di fronte a problemi mai visti prima”, ha affermato il leader della Casa Bianca in una breve intervista telefonica al programma radiofonico conservatore The John Fredericks Show.
Nelle scorse ore il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha condannato i “segnali non costruttivi e contraddittori provenienti dai funzionari americani”, citando una “profonda sfiducia storica” nei confronti di Washington. Tuttavia un funzionario iraniano ha dichiarato all’agenzia di stampa internazionale Reuters che Teheran sta “valutando positivamente” la propria partecipazione.
Il Ministero degli Esteri iraniano continua a chiedere il rilascio della nave mercantile iraniana sequestrata domenica dalla Marina Usa, nonché dei suoi marinai, dell’equipaggio e delle loro famiglie. La Repubblica islamica minaccia ritorsioni per il sequestro, mentre una petroliera iraniana è riuscita a entrare nelle acque territoriali del Paese la scorsa notte.
“Nonostante i molteplici avvertimenti e le minacce della task force navale dell’esercito statunitense, la petroliera iraniana Sili City, con il supporto operativo della Marina militare è entrata nelle acque territoriali iraniane la scorsa notte dopo aver attraversato il Mar Arabico”, ha dichiarato l’ufficio stampa dell’esercito iraniano.
Secondo l’agenzia di stampa iraniana Tasnim, solo 3 navi hanno attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime dodici ore. In un post sul social X, il Comando Centrale degli Stati Uniti ha dichiarato che 27 navi sono state costrette a invertire la rotta o a fare ritorno ai porti iraniani a causa del blocco navale.
“L’unica via d’uscita da questa situazione di turbolenza è la diplomazia, senza un ritorno permanente alla libertà di navigazione. Le conseguenze saranno catastrofiche, non solo per l’Europa, ma per il mondo intero”, osserva intanto il commissario Ue ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas. “Fin dal primo giorno, questa crisi ha colpito duramente i trasporti: il blocco dello Stretto di Hormuz ha fatto lievitare i costi e creato pressioni sulla catena di approvvigionamento. Entrambi questi fattori stanno ora avendo ripercussioni su imprese, cittadini e operatori”, ha aggiunto il commissario durante una conferenza stampa.
Il suo collega Dan Jorgensen, delegato all’Energia, ha avvertito che la prossima estate sarà difficile a causa della guerra. La Commissione – ha spiegato – presenterà agli Stati membri delle misure per aiutarli ad affrontare l’impatto a breve termine della guerra, tra cui prolungate perturbazioni del mercato, l’impennata dei prezzi del carburante e le potenziali carenze di approvvigionamento. Ha affermato che le misure riguarderanno l’elettrificazione e il carburante per aerei, aggiungendo che l’intera Commissione deve coordinarsi in materia di stoccaggio del gas. Jorgensen ha inoltre affermato di non ritenere, invece, necessaria una tassa sugli extraprofitti a livello europeo.